L’idea per questo articolo mi è venuta leggendo gli articoli che Mitt Dolcino dedica da diverso tempo a questa parte a Salvini -sì lo ammetto, quello di Mitt è uno dei pochi blog che leggo più o meno regolarmente- dai quali si evince una certa ostilità nei confronti del personaggio perchè, a detta di Mitt, ha tradito le aspettative di tutti coloro che contavano su di lui per una contrapposizione verso la UE, l’uscita dall’Euro e addirittura l’italexit.

Capisco bene la delusione di chi si è sentito tradito dalle giravolte del leader leghista, su euro ed Europa: prima le magliette con scritto “no euro” per passare poi al “noi non vogliamo uscire dall’euro”. Dalle critiche feroci alla UE, alle sue politiche e alla sua nomenclatura alla proposta di entrare nel PPE. E’ vero, c’è di che andare giù di testa a causa di quelli che sembrano abbastanza chiaramente dei tradimenti.

Se Salvini ha fatto questo per puro tornaconto (politico) personale, per avere una Lega più forte capace di andare al potere per avere l’ebbrezza di dire “comando io” deludendo e calpestando le aspettative di chi si aspettava un cambio radicale dei rapporti con la UE allora non avrei dubbi e mi associerei a Mitt nelle critiche feroci e nella richiesta al “capitano” di farsi da parte e lasciare il posto a qualcuno che rispetti gli impegni originali che la Lega aveva preso con i suoi elettori.

Ma se non stessero così le cose? Analizziamo.

Salvini, dopo l’ottimo risultato alle elezioni nazionali che hanno visto la Lega quadruplicare i propri consensi, sembrava veramente avviato a contrastare duramente lo strapotere della UE. La nascita del governo giallo-verde, in cui, ricordiamo, la Lega era socio di minoranza, sembrava potesse essere un trampolino di lancio per le forze sovraniste nazionali ed europee. Anche il M5s, formazione politica definita populista ed euroscettica che in Europa, non dimentichiamolo, faceva parte dello stesso gruppo dell’UKIP dell’anti europeista Farage, sembrava volesse fare sfracelli nei confronti di UE ed euro, quindi il governo con la Lega sembrava la via più naturale da seguire. Ma sin da subito i nodi sono venuti al pettine. Le resistenze, in Italia e in UE, erano troppo forti. Già il rifiuto da parte di Mattarella di nominare Paolo Savona ministro dell’economia è suonato come un campanello di allarme. Lo spread, le forti resistenze della UE contro la manovra economica del governo hanno confermato che lo strapotere delle lobby e delle oligarchie che stanno alla base della UE stavano prendendo le giuste contromisure. Le elezioni europee hanno dato il colpo di grazia alle velleità sovraniste della Lega di Salvini. La grossa affermazione leghista è avvenuta a scapito del socio di governo, il M5s che ha visto dimezzare i propri consensi, e i rapporti di forza tra le due compagini si sono completamente rovesciati a favore di Salvini. Il M5s ha cominciato a raffreddare il proprio anti europeismo per adottare una linea più morbida, che lo ha portato poi addirittura ad essere decisivo nella elezione della Von Der Leyen. Nel resto dell’Europa la temuta ondata sovranista non c’è stata, solo alcune buone affermazioni a macchia di leopardo, ma il progetto di Salvini di costruire un forte fronte sovranista comune, come aveva ben descritto Tom Luongo, un blogger che sia qui che da Mitt è piuttosto seguito, in un suo articolo tradotto e pubblicato qui su OZ, è sostanzialmente fallito.

Per contrastare un avversario troppo forte ci vuole una forza adeguata, che Salvini non aveva più nè in Italia nè In UE e continuare a battersi a muso duro contro chi non puoi sconfiggere è completamente inutile. Un suicidio che fa solo gli intreressi della controparte.

Allora forse è più pragmatico ammorbidire i toni e cercare di non essere percepito come un nemico dai tuoi avversari, per evitare di farsi schiacciare lasciando campo aperto ai lacchè della UE travestiti da “democrats”.

Salvini deve farsi da parte? non lo so, ma non credo che attualmente esista qualcuno in grado di prendere il suo posto, mantenere la Lega a livelli altissimi e contemporaneamente scontrarsi a muso duro con la UE senza uscirne con le ossa rotte.

Tutti noi vorremmo premiare il meglio e non accontentarci del meno peggio, ma la real politik ha chiaramente fatto intendere che il meglio in assoluto non esiste, quindi accontentarsi del meno peggio è l’unica via. E per evitare che la politica italiana finisca definitivamente in mano ai pauperisti della decrescita felice, ai gretini e ai “buonisti del cazzo” per dirla con l’amico Nuke, forse è necessario turarsi il naso e bere qualche mojito in più.