Notizia ANSA: NEW YORK, 27 AGO – Il presidente americano Donald Trump vuole sottrarre la Tongass National Forest dell’Alaska, la maggiore foresta degli Stati Uniti, dalle restrizioni imposte 20 anni fa sul taglio e il trasporto di legname.
    Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali l’iniziativa mette a rischio più della metà della foresta pluviale temperata intatta del mondo, aprendola di fatto a progetti energetici e alle attività minerarie.

La Tongass National Forest è l’ultima foresta pluviale temperata rimasta intatta del mondo. Con questa bella mossa Danesi e Inuit si convinceranno maggiormente di aver fatto bene a sfanculare POTUS.

Rusty Trumpone vuole togliere le restrizioni che proteggono la foresta, a lui non interessa salvaguardare il patrimonio boschivo. Vuole costruire nuove strade nel territorio, disboscare e mettere in campo progetti energetici e attività minerarie.

Ma per favore non ditelo a Greta che è appena sbarcata a New York:

Il viaggio deve averla commossa parecchio, la treccia è parecchio sciupata. E di certo il viaggio non è stato comodo, sul suo profilo twitter trovate qualche foto/video del viaggio.

Chissà se Greta andrà in Brasile, son curiosa!

A tutti è noto l’incendio devastante che sta divorando l’Amazzonia, sotto il governo di Jair Bolsonaro (molto simile a Trump) da inizio anno abbiamo perso circa 3700 km² di foresta, aumento superiore al 100% rispetto al 2018. La sua politica è chiara e netta, di certo non può perdere il sostegno di latifondisti, agricoltori e grandi allevatori affamati di grossi territori, vuole sfruttare la foresta e fine della questione. Un bel disboscamento e me ne fotto allegramente di tutte le piante rare/uniche e animali (patrimonio ricco e unico che vanta più scoperte giornaliere) che ci vivono. Non so se è così saggio perdere un patrimonio vegetale/animale così a cazzum… ma diversamente perdi i potentati che ti sostengono. OPS

Insomma interessa avere più spazio per le coltivazioni (ho detto per caso soia?) e allevamenti intensivi di bovini. Bolsonaro è solo l’ultimo imputato di questa tragedia, tutti quelli che lo hanno preceduto (dal 1985 a oggi) sono andati avanti con la medesima agenda. Tutti i recenti presidenti brasiliani si sono adoperati per cambiare le sorti del Paese, ma hanno usato l’Amazzonia come un patrimonio da spremere fino all’ultima goccia. Critico Bolsonaro, ma i presidenti che lo precedono vantano alcuni record per tassi di deforestazione.

Molti critici autorevoli affermano che NON stiamo perdendo il “polmone verde del pianeta” ma NESSUNO NEGA che stiamo perdendo un vasto ecosistema di cui ancora NON conosciamo tutto. E dimentichiamoci a strafottere degli abitanti che vivono in questo ecosistema.

Oltre al Brasile ci sono altri stati che deforestano: Colombia, Perù ed Ecuador. Altre allegre nazioni che hanno deforestato a favore di attività minerarie e che vantano grossi danni legati a tali attività.

Però la NS Greta va in USA, in Europa fa furore e miete seguaci … ma perché non va in Sud America? Mi sa che in Sud America i problemi sono gravissimi, difficili da affrontare… e poi mica la costringiamo a fare una traversata Plymouth-São Paulo. Suvvia siate clementi. Cercate di capirla… PER FAVORE