Non ricordo in passato, una tornata elettorale riguardante il rinnovo del Parlamento Europeo che suscitasse tanta attesa.

Invece si assiste di solito, elezioni dopo elezioni, a una forte disaffezione da parte dell’elettorato nei confronti della celebrazione del voto che ha portato ad aumentare notevolmente l’astensionismo, soprattutto durante le elezioni europee, perchè spesso l’elettore pensa “ma tanto a che servono queste elezioni? che vado a votare a fare?”

In realtà in Italia, qualsiasi tornata elettorale, che si tratti di amministrative o di europee, ha sempre una valenza in chiave nazionale, una specie di stress test per saggiare la tenuta del governo in carica e della maggioranza che lo sostiene allo scopo di confermare l’esecutivo, cambiare governo o addirittura indire elezioni politiche anticipate. Così come avveniva regolarmente nella prima repubblica, in cui i rapporti di forza tra le varie correnti DC cambiavano dopo le elezioni amministrative e quindi si faceva cadere il governo in carica per sostituirlo con uno in cui venissero rispettati i nuovi rapporti di forza (in mancanza di un accordo tra correnti si ricorreva al voto anticipato), così nella seconda repubblica il destino del governo giallo-verde sembra appeso al filo dei risultati che scaturiranno dopo le operazioni di conteggio dei voti di domenica.

In realtà questo voto potrebbe non cambiare di una virgola la composizione dell’attuale parlamento, quello che è stato stabilito dal risultato delle ultime elezioni politiche, potrebbe rimanere invariato, i numeri che i partiti detengono adesso forse rimarranno quelli anche da lunedì prossimo fino alle prossime elezioni politiche.

Pur essendo elezioni europee sembra che a nessuno interessi nulla dell’Europa. Nelle varie trasmissioni di approfondimento politico, i politici invitati parlano esclusivamente in ottica nazionale e nessuno che parli di Europa. Eppure, mai come questa volta, le cose in Europa potrebbero cambiare. Nessuno si aspetta effettivamente la vittoria dei così detti sovranisti, ma è chiaro che una affermazione di buon livello degli euro scettici potrebbe cambiare, e di molto, la filosofia che fino ad oggi ha animato le istituzioni europee.

Nel frattempo si è già votato in Olanda e nel Regno Unito. In Olanda, secondo gli exit poll, ci sarebbe una discreta affermazione dei socialisti, mentre i sovranisti sembra non abbiano ottenuto un buon risultato. Ma questi sono solo gli exit poll, che spesso vengono totalmente stravolti dai dati reali. E’ singolare che le notizie sugli exit poll olandesi, che bocciano i sovranisti, siano trapelate mentre quelle riguardanti le intenzioni di voto in Gran Bretagna sono rimaste rigorosamente segrete. Forse che Farage abbia fatto il pieno, quindi da un punto di vista strettamente propagandistico, è più conveniente così? A pensare male si fa peccato…

Ma per tornare alle implicazioni sulla politica italiana, se la Lega sfonda quota 30% potrebbe essere tentata di togliere la fiducia al governo, andare a nuove elezioni politiche e provare a governare con i vecchi alleati del cdx: attenzione però, una grossa affermazione alle europee ha sempre portato male in futuro al vincitore. Basti ricordare il PCI di Berlinguer che nel 1984 superò in percentuale di voti la DC, unico caso della storia, il PD di Renzi al 41% nel 2014, Forza Italia, 30% nel 1994, o magari una buona affermazione del PD potrebbe invogliare qualcuno a prospettare un’alleanza M5S + PD per mandare a casa l’ingombrante Salvini e la sua cricca. Magari una netta sconfitta elettorale del M5S seguita da una non eclatante vittoria della Lega potrebbe invece consigliare alle due forze di governo di tirare dritto il più a lungo possibile.

Una cosa invece, a mio modesto avviso, sembra remota: un governo tecnico, stile governo Monti, che salassi gli italiani e faccia quello che Bruxelles ordina, perché non credo che ci sia una forza politica così autolesionista disposta a votare la fiducia a un simile governo, sarebbe un autentico suicidio politico.

Per cui niente governo tecnico, poco probabile un nuovo governo demo-stellato, buona possibilità per nuove elezioni in autunno, mentre l’ipotesi più probabile è un rimpasto di governo con una presenza leghista più marcata in caso di affermazione della Lega e calo del M5S, ma senza stravolgere troppo l’assetto attuale.

Ovviamente si tratta solo di mere ipotesi, come se ne stanno facendo un po’ ovunque, alcune anche molto fantasiose ma tutte ugualmente plausibili in mancanza di dati certi. E per sapere quale sarà il destino politico che noi italiani dovremo subire, come diceva Eduardo nella sua celeberrima piece teatrale Napoli milionaria, “s’ha da aspettà, ha da passà a nuttata” … magari quella di questa domenica del solito Mentana con la sua maratona elettorale televisiva.