Originariamente pubblicato su ExitEconomics

Riassumiamo la situazione oggi.

  • Disoccupazione alle stelle
  • Debito pubblico e privato altissimi
  • Stampante monetaria che stampa a go-go per ridurre il rischio deflazione per creare nuovo debito per ripagare il debito contratto precedentemente.
  • Corsa agli armamenti con USA e Cina che aumentano per l’ennesimo anno di fila.
  • Strappo alla globalizzazione

A parte gli attori (Cina e USA oggi, UK e Germania allora) di fatto globalmente la situazione é simile a quella degli anni Trenta del Novecento.
Lockeed Martin continua a produrre e testare gli F-35 e non credo proprio che il programma verrá cancellato, anzi. Gli USA faranno rientrare molta della loro produzione entro i confini di casa.
Questo é inflazionistico.Che é un bene per l’oro.C’é peró la forte disoccupazione, che é deflazionistica. La globalizzazione attuale, anche se ridotta, si avvale di supply chain e costo del lavoro bassissimo in tutto il mondo che sono enormemente deflazionistiche.Anche ammettendo che la globalizzazione prenda una mazzata, c’é da considerare che la rivoluzione robotica prossima ventura cancellerá altri milioni di posti di lavoro. Ancora, deflazione.

 
C’é peró una variabile cui pochi hanno pensato.
Cosa ci fai con centinaia di migliaia, o milioni, di disoccupati da Coronavirus che affolleranno le strade quando i sussidi statali cesseranno? E’probabile che il 40% di questa gente che ha perso lavoro non lo ritroverá mai piú, per lo meno non nelle attivitá che svolgeva prima (link:https://thesoundingline.com/steven-davis-42-of-layoffs-may-be-permanent/). La soluzione piú facile, storicamente parlando, é mettere queste schiere di lavoratori disoccupati a lavorare per industrie e servizi privati o parastatali che prendono i soldi dallo stato: il governo emette titoli, cioé fa debito pubblico, la Banca Centrale li acquista creando denaro dal nulla, e questo denaro finisce prima nei circoli della finanza e POI nel tessuto economio reale. 


Considerando che la pandemia viene dalla Cina, che la Cina é una vita che ruba knowledge dagli USA senza pagarne i diritti (per non parlare dei brand copiati..), che la Cina sta per soffocare ulteriormente le poche libertá rimaste a Honk Kong, io prevedo una corsa agli armamenti e una escalation della guerra fredda tra USA e CINA. Quest’ultima vuole scalzare gli USA dal ruolo di potenza egemone economica E militare per il XXI secolo. 
Quindi?


Quindi prevedo che la borsa salirá e inizieró a vedere quali compagnie attive nel ramo militare con grosse commesse del DoD americano promettono bene. Mi riferisco a tecnologie quali cybersecurity, AI, 5G, ricerca sui vaccini.
Probabile che nei prossimi anni assisteremo ad un confronto serrato USA vs Cina e una grossa spesa per accaparrarsi le migliori tecnologie. Ne va del controllo del pianeta. Il primo che arriva all’AI, avrá un vantaggio enorme sull’avversario, al pari se non piú delle tecnologie atomiche della metá del secolo scorso. Questo perché la AI é pervasiva in ogni campo. 
Pensiamo ad un altro aspetto: a Wall Street la deindustrializzazione americana ha giovato, perché gli USA hanno importato enormi quantitá di beni dalla Cina. Questo, per la legge della bilancia commerciale, ha creato un enorme afflusso di denaro dalla Cina negli USA, che é stato gestito dai colletti bianchi di Wall Street per comprare terreni, immobili, titoli, azioni americane.Solo che ora il gioco, che durava da trent’anni, pare essersi rotto. 


Quindi, la borsa potrebbe collassare, i titoli di stato americani avere rendimenti molto piú alti, che genererebbe crollo dei mercati immobiliari. Come fare? Beh, la parola d’ordine sarebbe COMPENSARE. Il governo centrale investirebbe massicciamente in compagnie e industrie domestiche creando denaro dal nulla e la borsa terrebbe botta, perché le assunzioni e gli stipendi tirerebbero su il mercato immobiliare, il mercato delle auto etc. 


Gli USA possono farcela. E noi dipendiamo dal loro successo. 

Lorenzo Marchetti

link https://exiteconomics.blogspot.com/2020/05/si-ritorna-agli-anni-trenta.html