<<Eni continua a diversificare le forniture di gas. Il gruppo, guidato da Claudio Descalzi, e TotalEnergies hanno firmato un accordo quadro con Israele sul giacimento di gas condiviso con il Libano. L’annuncio è stato dato dal gruppo francese in un comunicato stampa. Dopo una lunga mediazione americana, Libano e Israele hanno raggiunto un’intesa lo scorso 27 ottobre per attuare l’accordo sul confine marittimo tra i due Paesi, che garantisce l’assegnazione di preziosi giacimenti di gas offshore nel Mediterraneo orientale e la riduzione della tensione nella regione.
I partner del blocco 9 inizieranno l’esplorazione di un giacimento già identificato
In Libano TotalEnergies è l’operatore del blocco esplorativo 9 e detiene una partecipazione del 60%, mentre Eni ha una quota del 40%. In seguito all’intesa raggiunta, i partner del blocco 9 inizieranno l’esplorazione di un giacimento già identificato che potrebbe estendersi sia nel Blocco 9 sia nelle acque israeliane a sud della linea dei confini marittimi stabiliti di recente. …>> Tratto da https://www.milanofinanza.it/news/eni-e-totalenergies-firmano-un-accordo-con-israele-sul-giacimento-di-gas-condiviso-con-il-libano-202211151031096480 del 15/11/2022

Ottobre 2022, il premier israeliano Yair Lapid e il presidente libanese Michel Aoun annunciarono un accordo storico per lo sfruttamento del gas del giacimento di Karish, nel Mediterraneo orientale. Il governo di Beirut non aveva digerito l’accordo. Ma nel frattempo, con il benestare del governo israeliano, la compagnia anglo-ellenica Energean aveva già cominciato a pompare il gas mandandolo verso le sue piattaforme offshore.
Le acredini quindi nascono esattamente un anno fa perché Hezbollah si oppose a qualsiasi attività estrattiva in assenza di un’intesa formale e nel luglio 2022 aveva inviato tre droni sul giacimento minacciando di colpire le istallazioni
L’Europa era già in stallo energetico ed Hezbollah si opponeva all’accordo che era essenziale per trovare una alternativa alle fonti russe.
Tale accordo poi metteva in una posizione primaria Israele perché avrebbe iniettato flussi milionari nell’economia israeliana.
Ma l’accordo prevedeva altro, c’era in ballo l’allontanamento del Libano dalla dipendenza iraniana.

L’articolo https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/10/11/news/lo-storico-accordo-sul-gas-fra-israele-e-libano-ha-due-ostacoli-l-iran-e-netanyahu-4534070/ riferisce una frase importante: <<Per una fetta crescente della popolazione libanese, il principale responsabile di questo disastro è Hezbollah. Il Partito di Dio era anche quello che più di tutti, in questi anni, si era opposto a ogni trattativa con Israele per lo sfruttamento del giacimento di Karish. Ora però, incalzato dalle proteste dei libanesi impoveriti, il suo leader, Hassan Nasrallah, ha capito che era giunto il momento di trattare con IsraeleDall’altra parte, Lapid vede l’accordo con Nasrallah come parte integrante di una  più ampia strategia anti iraniana. In nome di questo obiettivo, l’idea del governo israeliano è che i benefici derivanti da un accordo con un’organizzazione terroristica come Hezbollah superino i rischi. Nonostante le proteste di queste settimane contro il regime degli ayatollah, Teheran ha promesso agli alleati di Hezbollah 500 milioni di dollari e oltre 600 tonnellate di gasolioRiconoscere adesso al governo libanese il pieno diritto di sfruttare, seppure in minima parte, un giacimento di gas in autonomia è un colpo molto duro per l’Iran.>>
MA qua la faccenda si complica ulteriormente, sempre da il summenzionato articolo si scopre che:
<<Un’intesa vantaggiosa, che però la scorsa settimana ha rischiato di arenarsi per l’opposizione di Benjamin Netanyahu. Sebbene sia stato lui ad avviare le trattative 10 anni fa, in questi mesi il leader del partito Likud ha brandito il potenziale accordo con Hezbollah come un’arma elettorale in vista del voto del prossimo 1° novembre. La settimana scorsa aveva dichiarato che in caso di vittoria non si sarebbe sentito vincolato a un accordo con il Libano perché avrebbe significato “arrendersi a Hezbollah”.>>

Dopo la vittoria di Benjamin Netanyahu parte subito una riforma molto particolare, ecco cosa avevo scritto in questo articolo il 8 Aprile 2023 insieme a Nuke the whales https://www.orazero.org/pianeta-dei-pazzi-sionismo-politica-e-intrighi/: <<Appena Benjamin Netanyahu a dicembre 2022 è ritornato in carica, ha cercato di riformare “a suo piacimento” la magistratura. Subito ha presentato la riforma, e guarda caso lui è sotto processo a Gerusalemme per corruzione, frode e abuso di potere.
Un piccolissimo conflitto di interessi con la riforma stessa.
La spaccatura nasce perché una parte afferma che la riforma serve a riequilibrare una situazione sbilanciata dove la Corte Suprema spesso va oltre le sue prerogative, mentre l’opposizione afferma che è un attacco alla democrazia e ai diritti civili dove si installano nuovi assetti di potere che poi vanno ad appoggiare l’esecutivo (4).
Nel frattempo le proteste di piazza stanno diventando qualcosa di più che episodiche (5), e i riservisti si sono rifiutati di andare ai campi di addestramento militari per protesta. Molte aziende fuggono dal paese, e la situazione diventa sempre più difficile da gestire. Il ministro della difesa cerca di mediare e il vecchio lo caccia.
A questo punto la carta vincente del vecchio sembra essere quella di una bella guerra totale contro gli arabi, as usual.>>

Il 10 ottobre 2023 emerge che il conflitto blocca il riavvicinamento energetico di due storici nemici, Israele e Libano. L’anno scorso anche se erano ancora in guerra avevano raggiunto un accordo sulla definizione dei loro confini marittimi. Dopo una disputa durata dodici anni si erano accordati su alcuni pozzi di gas (Qana e Karish).

<<… Il governo di Benjamin Netanyahu ha dato l’autorizzazione al ministero dell’Energia a dichiarare, in caso di necessità, lo stato di emergenza per il settore energetico, in modo da tutelare i consumi domestici. Il giacimento di Tamari si trova a una ventina di chilometri al largo di Ashdod, una città posizionata sulla costa meridionale di Israele, affacciata sul Mediterraneo. La piattaforma estrattiva è vulnerabile perché si trova entro la portata di eventuali missili lanciati dalla Striscia di Gaza.
… Il sito di Tamar, gestito dalla società petrolifera statunitense Chevron, è formato da sei pozzi, con un output generalmente compreso tra i 7,1 e gli 8,5 milioni di metri cubi al giorno; nel 2022, stando ai dati governativi, il suo output è arrivato a 10,2 miliardi di metri cubi. 
… Chevron possiede una quota del 25 per cento di Tamar. Le società israeliane Isramco e Tamar Petroleum hanno rispettivamente il 28,7 e il 16,7 per cento, mentre l’emiratina Mubadala Energy ha l’11 per cento.
… Secondo le informazioni raccolte dall’agenzia, la sospensione di Tamar ha ridotto le importazioni egiziane di gas israeliano a 650 milioni di metri cubi al giorno. Il calo si ripercuoterà sulle attività di liquefazione e di esportazione del GNL all’Europa, ma non è possibile, al momento, dare stime precise: questo perché il GNL venduto dall’Egitto è una miscela di gas israeliano e gas egiziano.>> Tratto da https://www.startmag.it/energia/israele-gas-tamar/ del 10 Ottobre 2023

<<… L’incontro che ha visto pochi giorni fa la Premier Giorgia Meloni stringere la mano al primo ministro Benjamin Netanyahu sull’accordo dell’energia ha dato la possibilità di includere anche la multinazionale italiana ENI, mentre il primo ministro israeliano si è detto positivo nella conclusione del vertice dichiarando che: “Ora c’è la partecipazione di ENI nel nostro progetto, ma riteniamo di poterla portare ad un livello ancora superiore”
Mentre la popolazione di Gaza subiva un vero e proprio genocidio con migliaia di morti la premier Giorgia Meloni si mostrava contenta, nella conferma israeliana di potersi così distaccare da una dipendenza ovviamente invadente come quella della Russia nell’importazione energetica. La CNN il 10 ottobre annuncia l’enorme perdita di capitale che comporta una lunga guerra sulla striscia di Gaza a causa del blocco causato al giacimento Tamar conteso anche dagli Hezbollah in continua lotta con Israele per i confini dei territori tra Libano e Siria nella consapevolezza dell’allargamento dello stato sionista e del suo potere lungo i mari e soprattutto la Striscia di Gaza, una pentola piena d’oro per Arabia Saudita, Egitto, Israele e Stati uniti.
La sottomissione di Gaza e l’annientamento di Hamas consentirebbero ad Israele di avere il controllo energetico di quasi il 40% contro il 50% detenuto oggi dall’Arabia Saudita e del Kwait sugli idrocarburi PZ.  Sino a pochi anni prima Israele era infatti definito tra gli stati del Medio Oriente il più povero per materie prime, ma con la scoperta di Chevron negli scorsi anni e la possibilità dello sfruttamento del gas naturale dalla Striscia di Gaza il suo capitale ed il suo potere lieviteranno considerevolmente.>> Tratto da https://chiodoantonietta.altervista.org/dietro-le-morti-degli-indios-e-dei-bambini-di-gaza-ce-la-usa-chevron/ del 23 Ottobre 2023

<<… Partiamo dal 21 ottobre scorso, quando dopo il Vertice per la Pace del Cairo,  la presidente Meloni vola in Israele per portare di persona le proprie condoglianze a Benjamin Netanyahu per l’attentato del 7 ottobre. Un’occasione utile probabilmente anche per cementare un’alleanza già in essere da diverso tempo e che ruota tutto intorno a una parola: gas. 
Facciamo un altro passo indietro e torniamo al marzo 2023, quando il primo ministro Israeliano viene accolto con tutti gli onori a Roma. In quell’occasione Netanyahu ribadì il proprio sostegno all’Italia e la piena collaborazione nel sostenere le ambizioni italiane nel farsi hub energetico d’Europa. L’iniziativa più rilevante in campo è la costruzione del gasdotto EastMed, infrastruttura che si vagheggia da più di dieci anni, che prevederebbe poco meno di duemila chilometri di tubi sottomarini, da Israele alla Grecia per collegarsi poi al tratto offshore del gasdotto Poseidon dalla Grecia all’Italia. 
Ma adesso facciamo un lungo salto in avanti e veniamo alla scorsa domenica, il 29 ottobre. Due giorni dopo l’inasprimento degli scontri a Gaza, il governo israeliano ha annunciato l’assegnazione di 12 licenze a sei società internazionali per la ricerca di giacimenti di gas naturale offshore. Tra le società spiccano l’inglese BP e, indovinate un po’, il gigante italiano Eni. Le sei aziende vincitrici esploreranno per tre anni le aree intorno al campo Leviathan, uno dei più grandi giacimenti di gas al largo di Israele. 
Non è solo l’Italia ad avere interesse a mantenere distesi i rapporti con Israele. Anche gli Stati Uniti hanno il loro interesse, che ha il nome di Chevron, un altro gigante energetico: come scrive la reporter Antonietta Chiodo, dal 2019 l’americana Chevron trivella acquisendo gas naturale attraverso il giacimento Tamar, che si trova 12 miglia al largo delle coste della Striscia di Gaza. L’estrazione di gas naturale dalla piattaforma Tamar tuttavia, è stato bloccato all’indomani dell’attacco del 7 ottobre per motivi di sicurezza, e quindi attualmente è fermo. Il giacimento offshore esporta gas verso l’Egitto e la Giordania e alimenta i consumi domestici di Israele. Non stupisce, allora, il fatto che gli Stati Uniti abbiano dato il semaforo rosso alla risoluzione di cessate il fuoco.>> Tratto da https://www.byoblu.com/2023/11/01/eni-cerchera-il-gas-in-israele-il-premio-allitalia-per-lastensionismo-allonu/ del 1 Novembre 2023

La guerra prosegue e anche gli accordi sugli energetici
<<GERUSALEMME, 30 ottobre (Reuters) – Il ministero dell’Energia israeliano ha dichiarato domenica di aver assegnato 12 licenze a sei società per l’esplorazione di gas naturale al largo della costa mediterranea del Paese, con l’obiettivo di creare maggiore concorrenza e diversificare i fornitori. Le licenze assegnate, arrivate quando il conflitto Israele-Hamas entrava nella sua quarta settimana, includevano un gruppo guidato dall’italiana Eni (ENI.MI) insieme a Dana Petroleum e Israel’s Ratio Energies (RATIp.TA) che esplorerà un’area a ovest di l’enorme giacimento Leviathan, che fornisce gas a Israele e viene utilizzato anche per l’esportazione.
Un secondo gruppo, che coinvolge la compagnia petrolifera nazionale dell’Azerbaigian Socar insieme alla BP (BP.L) e alla israeliana NewMed (NWMDp.TA) , esplorerà il nord del Leviatano, ha detto il ministero.
“Le aziende vincitrici si sono impegnate a effettuare investimenti senza precedenti nell’esplorazione del gas naturale nei prossimi tre anni, che si spera porteranno alla scoperta di nuovi giacimenti di gas naturale”, ha affermato il ministro dell’Energia Israel Katz.
Le licenze avranno una durata iniziale di tre anni, con la possibilità di estenderle fino a sette anni, a seconda dei progressi. Ciò, ha affermato il ministero, consentirà al titolare della licenza di studiare prima l’area e solo dopo decidere se continuare lo sviluppo.
Rispondendo a una richiesta di commento di Reuters, un portavoce di Eni ha detto lunedì che la gara d’appalto è stata lanciata a dicembre e che il gruppo italiano ha presentato la sua offerta a luglio. “La società si è aggiudicata una licenza nel bacino del gas offshore nel sud del Paese. Qualsiasi considerazione tecnica sulle prospettive e sui tempi delle attività è ovviamente prematura”, ha aggiunto il portavoce dell’Eni.
Un portavoce della BP ha confermato che il blocco della licenza è stato assegnato ad un consorzio guidato da Socar. Reuters ha riferito in luglio che BP, Socar e NewMed avevano preso parte congiuntamente alla gara per la licenza.
Grandi giacimenti di gas sono stati scoperti nel Mediterraneo orientale negli ultimi quindici anni e Israele spera che se ne trovino altri per aumentare le riserve e far avanzare i piani per esportare gas verso l’Europa, che è alla ricerca di nuove fonti energetiche.
Anche Energean (ENOG.L) , che gestisce il giacimento di gas di Karish al nord di Israele, uno dei principali fornitori di gas del paese, aveva richiesto una licenza nell’area a nord del Leviatano. “Gli investitori attivi e impegnati in un paese in guerra dovrebbero essere rispettati e sostenuti”, ha affermato Energean in una nota.>> Tratto da https://www.reuters.com/business/energy/israel-awards-gas-exploration-licences-eni-bp-four-others-2023-10-29/ del 30 ottobre 2023

Rileggo la frase: <<“Gli investitori attivi e impegnati in un paese in guerra dovrebbero essere rispettati e sostenuti”, ha affermato Energean in una nota>>
Quindi è noto anche che “devi sostenere Israele e non la Palestina” perché gira e rigira questa è una guerra energetica e non di certo religiosa o regionale. Tutte le guerre in quella zona, come anche la guerra in Siria, hanno solo una base: il dominio sulle fonti energetiche.
Provo solo un profondo dolore, i media mettono in evidenza solo conflitti etnici religiosi e regionali, ma non la verità, ovvero mettere mano su fonti energetiche in momento di riposizionamento geopolitico. Alessia C. F. (ALKA)
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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Ezechiele 25:17 - "Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te."Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità. SEMPRE COMUNQUE OVUNQUE ALESSIA C. F. (ALKA)