1. Devo chiedere scusa a Hannah Arendt1, politologa tedesca il cui nome viene ricordato soprattutto per il saggio La Banalità del Male2, che scrisse nel 1961 mentre seguiva per conto di un giornale americano il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, che alla fine venne condannato a morte. Non è questo lo spazio per occuparsi di quanto avvenuto nella seconda guerra mondiale. Quindi questo articolo non vuole avere alcuna attinenza con quei fatti. Ma le domande che la scrittrice si pose in quel frangente sono oggi più che mai d’attualità. Le devo chiedere scusa – dicevo – perché fino ad ora non ho mai condiviso il suo punto di vista. Ma ora mi tocca ricredermi, dopo aver visto all’opera nell’emergenza coronavirus il governo più inetto e inconcludente da cui il popolo italiano abbia mai avuto la sventura di essere governato. Di fronte alle cervellotiche decisioni di questo governo è lecito porsi gli stessi quesiti che angustiarono la Arendt mentre cercava di decifrare la personalità di Eichmann: il male è banale? Per quanto possa sembrare paradossale, la Arendt non pensò mai che Eichmann fosse una persona intimamente malvagia, votata al male sin dalla nascita, come se ciò fosse scritto nel suo DNA. Anzi, lo riteneva una persona piuttosto ordinaria, per non dire noiosa e superficiale. In apparenza non vi era nulla in lui che potesse far pensare a Eichmann come ad un mostro senza morale. «Restai colpita dall’evidente superficialità del colpevole, superficialità che rendeva impossibile ricondurre l’incontestabile malvagità dei suoi atti a un livello più profondo di cause e motivazioni. Gli atti erano mostruosi, ma l’attore risultava quanto mai ordinario, mediocre, tutt’altro che demoniaco e mostruoso. Nessun segno in lui di ferme convinzioni ideologiche o specifiche condizioni malvagie, e l’unica caratteristica degna di nota che si potesse individuare nel suo comportamento fu: non stupidità, ma mancanza di pensiero». Ecco, per un momento dimenticatevi di Eichmann, dimenticatevi del fatto che queste parole furono pronunciate nei riguardi di una persona che è stata accusata di uno dei più gravi crimini della storia. Pensate, invece, se esse si possano in qualche modo adattare a chi ora ci governa. Chiaramente – ma questo non dovrebbe neppure essere specificato tanto lo si dovrebbe dare per scontato – è in errore chi pensa che si voglia paragonare un criminale di guerra con le personalità politiche che oggi governano l’Italia le quali, pur essendoci molto da obiettare circa la legittimità dei DPCM con cui hanno formalmente sospeso alcuni tra i più fondamentali diritti costituzionali degli italiani, sono pur sempre espressione di un potere legale. Sarebbe proprio un’idiozia: e prima di tutto non si vuole fare la figura degli idioti. Ripeto ancora una volta a scanso di equivoci: da una parte vi è un criminale di guerra, dall’altra governanti che magari operano male ma pur sempre secondo legalità. Quindi nessun paragone è possibile; e che questo sia ben chiaro. Però, viene da chiedersi se il pessimo operato di un governo, lungi dall’essere frutto di una mente criminale, non possa essere spiegato parimenti con le parole della Arendt. Non solo atti mostruosi, come quelli commessi da Eichmann, ma anche atti sbagliati, imprecisi, fallimentari, basati su una logica fallace, come quelli che oggettivamente vengono intrapresi dai nostri governanti, non potrebbero essere essi stessi conseguenza di quella stessa banalità del male che la Arendt tratteggiava in Eichmann? In fin dei conti, le stesse superficialità, mediocrità e mancanza di pensiero pervadono le nostre élite di governo. Non stanno certo compiendo crimini di guerra – lo si ribadisce ancora una volta – ma le decisioni che stanno prendendo nella gestione dell’emergenza coronavirus non sono forse tali da rendere giustificate queste preoccupazioni?
  1. A volte, alcune persone ci appaiono come cattive, tanto cattive. Eppure la loro non può essere considerata a tutti gli effetti come cattiveria. Non necessariamente tutti coloro che sembrano cattivi lo sono effettivamente. Bisogna convenire che la loro colpa principale è in ultima istanza una sorta di ordinarietà che spesso sconfina nella banalità. Esse sono semplicemente colpevoli di essere persone mediocri oltre che noiose e scontate, prive di reali qualità. Non è una colpa da poco. Questo è il genere di persona su cui nessuno di noi dovrebbe mai fare affidamento, conoscendo la sua superficialità, che dovrebbe essere fonte di imbarazzo prima di tutto per essa stessa. Il suo essere ordinaria al limite della banalità la porta a prendere decisioni di eguale levatura, ossia decisioni che a costei parranno giuste, efficaci, persino geniali, ma che alla prova dei fatti si rivelano come decisioni improvvide, spesso sbagliate, in molti casi assolutamente disastrose. E tutto questo avviene senza che queste menti deboli, perché incapaci di pensiero logico e continuamente autoreferenziali, abbiano la minima possibilità di rendersi conto di essersi cacciate in un vicolo cieco. Sovente non ci è dato di aiutare questi individui. Ci si ricordi: non si può aiutare nessuno che non voglia essere aiutato. E quando si è banali fino all’inverosimile, quando si è fermamente convinti di essere dalla parte del giusto, quando si è troppo pieni di sé per mettersi in discussione neppure davanti a quella stronza della realtà, niente e nessuno ci potrà aiutare. Si procederà a testa bassa sino alla disfatta totale. Ed anche in quel caso, l’individuo banale non farà mai mea culpa, ma addosserà la colpa delle proprie sciagure al caprio espiatorio di turno. È proprio vero che il banale a volte può portare al male. Ma ormai sono più di due mesi che tanti italiani sono segregati in casa, e tanti di loro impossibilitati a lavorare. Sarà perché un così lungo periodo di reclusione è difficile da sopportare per chiunque ed alla lunga le capacità di sopportazione vengono meno, assieme alla propria sanità mentale. Sarà perché in ciascuno di noi è presente sempre una qual dose di egoismo, si pensa prevalentemente a sé stessi e non agli altri, e così diventa difficile prendere in considerazione il potenziale nocumento che si potrebbe arrecare al prossimo. Sarà anche perché si morde il freno all’idea di ritornare a fare ciò che si era abituati a fare, e lo si vorrebbe fare come lo si è sempre fatto, nella più assoluta normalità. Sarà pur vero tutto questo, ma rimane il fatto che non mi riesce di scorgere alcuna logicità nell’operato dei nostri governanti nella gestione dell’emergenza coronavirus. Proprio non mi riesce di capire. Ma cosa stanno facendo? Sono consci del proprio operato? Hanno mai pensato alle conseguenze disastrose delle decisioni che, forse addirittura in maniera anticostituzionale (vedasi i DPCM con cui l’Italia da oltre due mesi a questa parte viene amministrata), hanno preso nei nostri riguardi? Giocoforza, questo articolo è basato su considerazioni personali, che immagino non tutti i lettori potranno condividere. Eppure mi chiedo se coloro i quali oggi sono preposti alla gestione di quest’emergenza non rientrino nella categoria di persone sopra descritte. Sono essi individui banali? Sono essi privi di qualità? Sono altamente inaffidabili? E quindi, è per questa loro mediocrità che hanno finito col prendere decisioni che a loro potranno sembrare come la decisione più giusta da prendere ma che una persona minimamente raziocinante rigetta come totalmente priva di logicità?

Tutti noi vorremmo essere governati, al di là delle proprie ideologie, da politici capaci e responsabili. Sappiamo che spesso questa aspirazione non è che una chimera. Pertanto, il più delle volte siamo lì a pregare che Iddio ce la mandi buona. Più spesso, ci accontentiamo di un governo che quanto meno sappia limitare i danni. Soprattutto in Italia, dove molti politici pagherebbero di tasca propria per essere lo schiavetto del potente di turno, tutto ciò appare come un sogno irrealizzabile. Eppure mai in precedenza mi era arrivato di pensare di essere governato dal peggiore governo possibile in assoluto. Non c’è nulla di quanto fatto durante la gestione dell’emergenza coronavirus che non mi abbia distolto da questa triste convinzione. Tutto è stato sbagliato sin dal principio. Come è finita lo sapete benissimo. Quello che ci veniva presentato come il frutto di una nostra paura irrazionale, anzi, come sintomo di un nostro malessere esistenziale per cui non meritavamo altro che di essere tacciati di fascioleghismo, si è tramutato nel volgere di pochissimi giorni nella pesta bubbonica 2.0, un qualcosa di talmente immane da dover persino tenere chiuse le chiese, come non era neppure successo ai tempi della vera peste. Pressoché dall’oggi al domani siamo passati a quanto segue:

  • dall’abbracciare un cinese al non poter stringere la mano nemmeno alle persone a noi più care;
  • dal non farci condizionare da un pericolo inesistente al dover accettare che la nostra vita, da adesso in poi, non sarà mai più come prima;
  • dal concederci un aperitivo sui Navigli ad essere additati come untori appena ci si accalca sulla Darsena (questa cosa, oltretutto, manco vera);
  • dagli inviti ad andare a mangiare in un ristorante cinese alla chiusura totale di ogni esercizio pubblico;
  • dalle visite alle classi multietniche al non sapere se e quando la scuola riaprirà per i nostri bambini.

Se non fosse realtà, sembrerebbe quasi di vivere in un film, un film di una categoria particolare, a metà tra l’horror ed il demenziale. In apparenza, non si riesce realmente a comprendere che cosa motivi le scelte dei decisori politici. O per lo meno, in ampia parte lo si capisce perfettamente. Evidentemente, vi sono interessi “particolari” a cui anche uno stato formalmente sovrano si deve piegare. Ma questo è un altro paio di maniche. Il fatto è che vi deve essere un altro fattore da tenere in considerazione: appunto, l’essere persone banali, superficiali, mediocri di buona parte di coloro che costituiscono la nostra classe dirigente. Se essi prendono decisioni cattive, per non dire terribili, questo non dipende necessariamente dal fatto che siano esse stesse persone malvagie. Come si diceva più sopra, più che la cattiveria sono la sciatteria, la mancanza di qualità, l’appiattimento al pensiero comune, il voler seguire le regole del branco, la rinuncia alle proprie capacità di pensiero raziocinante ed anche la mancanza di umiltà e della volontà di prendere coscienza dei propri limiti… a determinare le scelte di costoro. Certi individui fanno il male non solo perché lo scelgono o lo assecondano su base volontaria; lo favoriscono perché non hanno le qualità per tirarsene fuori e ne vengono travolti, finendo appunto col prendere delle decisioni terrificanti. E credo che questo sia proprio il caso di molti decisori politici in Italia.

Le misure draconiane adottate per il contenimento della diffusione del virus a qualcuno sono apparse sin dal principio come eccessive. Ma all’inizio non si sapeva, gli ospedali sono stati letteralmente travolti da un’ondata di pazienti mai riscontrata in precedenza, l’emergenza è stata reale (almeno in certe zone del Nord Italia) e i pazienti morivano come mosche, malgrado i disperati sforzi del personale in prima linea. Credo di non fare torto a nessuno nel dire che tutti noi all’inizio ci siamo almeno un po’ spaventati. Ma poi tutto è cambiato ed oggi occorre fare nuove considerazioni, perché le carte in gioco sono cambiate. Prima di tutto, una premessa. Come poc’anzi accennato, in alcune parti del Nord Italia, particolarmente a Bergamo e provincia, è avvenuto un qualcosa che non ha riscontri altrove, se non in poche altre circoscritte regioni del mondo. Guarda caso, è a Bergamo che hanno fatto tappa alcune decine di medici specializzati russi. È bene ricordare che questi specialisti non erano semplici medici: erano personale militare a tutti gli effetti. E la cosa non può che suscitare alcuni interrogativi. Infatti, l’Italia rimane un paese fondamentale dell’Alleanza Atlantica. Eppure questi soldati russi hanno avuto il permesso di operare in Italia, a pochi chilometri di distanza da alcune delle innumerevoli basi NATO di cui il nostro territorio è disseminato; l’ultima volta che soldati russi erano stati operativi in Italia risale addirittura al 17993! Già questo dovrebbe essere indicativo dell’eccezionalità dell’evento capitato a Bergamo.

Fatta questa debita premessa, occorre adesso parlare dei tanti dubbi che sono sorti in queste ultime settimane sull’effettiva letalità di quel virus che ormai da mesi ci tiene segregati in casa. Il noto virologo tedesco Hendrick Streeck4, evidentemente più avvezzo a lavorare nei laboratori che a comparire negli ovattati salottini televisivi, a differenza di alcuni soloni nostrani che pigliano migliaia di euro ad ogni comparsata in TV5, ha recentemente pubblicato uno studio in cui spiega come a suo avviso si sia commesso un grossissimo errore nella valutazione della pericolosità del virus.

Secondo lo scienziato tedesco, l’Infected Fatality Rate del virus sarebbe compreso tra 0,24 e 0,36%; in altre parole, solo circa 2 o 3 su 1000 persone che si ammalano di COVID morirebbero6. Si tratta di un dato sostanzialmente in linea con quello di una normale influenza, che è comunque una delle principali cause di morti per persone anziane o già fortemente debilitate, e comunque considerevolmente inferiore a quello elaborato dal dottor Neil Ferguson7, il consulente della cui collaborazione Boris Johnson si è avvalso nella gestione della pandemia. Pur essendo inizialmente propenso a seguire la medesima strategia della Svezia, che invece non ha chiuso quasi per nulla, Johnson alla fine ha optato per decretare il lockdown anche nel Regno Unito proprio per via delle stime molto pessimistiche elaborate da Ferguson. Per la cronaca, Ferguson aveva stimato in circa mezzo milione i morti che ci sarebbero stati in Gran Bretagna8; ad oggi i deceduti, ufficialmente, sono circa 40.0009. Tanti ma enormemente meno di quelli ipotizzati da Ferguson, il quale non è nuovo a errori tanto madornali. Quasi vent’anni fa, nel bel mezzo della psicosi per il morbo della mucca pazza, nel 2001, Ferguson produsse uno studio in base al quale preconizzava che il morbo avrebbe ucciso 50.000 persone: il governo britannico, allora presieduto da Tony Blair, si decise pertanto a massacrare oltre sei milioni di capi di bestiame fra mucche, pecore e maiali, non solo quelli infetti ma anche tutti quelli delle fattorie circostanti. Alla fine, il morbo fece appena 177 vittime, ma nel frattempo il settore primario inglese subì un danno pari a circa 10 miliardi di sterline10. Per fortuna dei britannici, pare che la carriera di Ferguson abbia subito una decisiva battuta d’arresto; pochi giorni fa è stato licenziato, non per aver fornito da consigliere dei decisori pubblici indicazioni manifestamente sbagliate, ma per aver violato il lockdown da lui stesso consigliato, essendosi recato di nascosto a trovare l’amante11 dalla quale evidentemente non riusciva a stare lontano. Per la serie, predicare bene ma razzolare male…

Un altro dottore tedesco, il professor Klaus Püsche di Amburgo, ha ribadito fermamente come la pericolosità del virus sia stata esagerata. Secondo lui, di COVID non è morto nessuno che non ci dovesse morire. In altre parole, il virus avrebbe ucciso solo persone già di per sé fortemente debilitate, esattamente come succede con qualsiasi altro virus influenzale. Persone sane possono stare relativamente tranquille: il virus diventa pericoloso solo per coloro che già soffrono di altre gravi patologie, come tumori, diabete, morbo di Alzheimer, ecc… Ma in questo caso, secondo Püsche, sarebbe completamente inesatto affermare che queste sono morti da coronavirus, essendo stato il coronavirus semplicemente “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”12. Sempre dalla Germania, un altro medico ci è andato giù pesante nel criticare le misure di reclusione. Il dottor Heiko Schöning, ha detto quanto segue:“Noi medici critichiamo i rimedi contro il COVID19 in quanto esagerati. Le misure adottate nei nostri riguardi non hanno nulla a che vedere con la riduzione del virus. Quindi chi è vittima di bullismo? Non abbiamo a che fare con la peste, e quest’anno il coronavirus è alto come la solita influenza stagionale che abbiamo”. Si noti come in Germania, con ogni probabilità, queste asserzioni da parte di esimi studiosi hanno fatto breccia presso l’opinione pubblica tedesca. In diverse città vi sono state negli ultimi giorni diverse manifestazioni contro le misure del governo, con scontri anche tra poliziotti e manifestanti: alla faccia del distanziamento sociale. Qui di seguito una foto dei tafferugli a Berlino, che paiono essere stati di una certa intensità:

Eppure la Germania ha attuato un lockdown all’acqua di rose, se comparato a quello italiano e di altri paesi europei. Alcuni indici, per quanto testimonino di pesanti diminuzioni nelle attività lavorative, fanno capire che le misure attuate dal governo tedesco non sono state tanto draconiane quanto quelle delle altre nazioni. Ad esempio, a marzo si è registrato in Germania un calo della produzione industriale pari al 9,2%, mentre in Francia il calo è stato pari al 16,2% (per carità di patria, c’è da omettere quello italiano, giacché terribile)13. Per quanto riguarda il consumo energetico, sempre a marzo, si è registrato in Germania un calo del 14%, in Italia del 3314. Le scuole tedesche sono già aperte da diversi giorni e sta per riprendere la Bundesliga, il campionato tedesco di calcio15, sport questo che volenti nolenti rappresenta in molti paesi l’industria trainante nel settore dell’intrattenimento. Si tratta quindi di un ritorno alla normalità ben più concreto di quello italiano. Da noi, la famosa Fase 2 di Conte è stata piuttosto una Fase 1 bis, dove ancora sono vietati gli assembramenti (ma solo quelli che non riguardano le occasioni in cui i nostri governanti bellaciaoisti possono farsi belli a favore di telecamere; vero, Silvia Romano/Aisha?).

E dire che studi del genere non sono mancati neppure in Italia. Di particolare rilievo quello del dottor Pasquale Bacco. Qui di seguito il video di una sua intervista dove enuncia i risultati della sua indagine:

Il dottor Bacco, anatomopatologo che lavora per una società privata americana, la Meleam SpA, la quale a sua volta fornisce servizi alle imprese in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e nella gestione e certificazione aziendale16, afferma di aver condotto a partire dai primi di febbraio in tutta Italia qualcosa come 7038 test sierologici su un campione diversificato della popolazione italiana, seguendo criteri molto stringenti (sul sito della Meleam si ha la possibilità di scaricare in formato PDF il loro paper). Ebbene, ecco le risultanze del suo lavoro, così come enunciate in questo studio:

  1. Oltre il 30% della popolazione è entrata in contatto con il COVID19 sviluppando gli anticorpi.
  2. Il COVID19 come tutti i coronavirus è condizionato in maniera determinante dal clima. Quindi scomparirà in estate per poi riapparire con lo scendere delle temperature.
  3. Essendo sensibile al clima, il COVID19 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d’Italia. Quindi anche ad uguale “concentrazione”, la patogenicità del virus sarà sempre maggiore al nord, rispetto al sud Italia/Europa.
  4. Il COVID19 si è spostato verso il sud già da fine 2019 ed ad inizio 2020 era già presente (risultato evidenziato dall’incidenza delle IGG tra i positivi). Concentrazioni inferiori e minore capacità aggressiva per via del clima, hanno reso la maggior parte delle infezioni, soprattutto le prime, quasi asintomatiche;
  5. Quasi il 90% degli infetti non ha manifestato nessuno dei sintomi riconducibili al COVID19, primo tra tutti l’aumento della temperatura corporea.
  6. La mortalità diretta da COVID19 non è superiore al 2%. Se non si considera la fascia d’età superiore a 55 anni, l’incidenza scende al di sotto dell’1%;
  7. I veri untori sono stati i soggetti fino ai 30 anni. Quasi sempre completamente asintomatici, hanno infettato ed amplificato il resto della diffusione.
  8. Le donne presentano ovunque, tranne rarissimi casi, un incidenza inferiore della capacità del COVID19 di infettare. È quindi evidente che presentano un ostacolo più arduo per il virus proprio nella fase iniziale dell’infezione (dove sono fondamentali i recettori cellulari), più che nella manifestazione clinica;
  9. Le fasce di età più giovani, almeno fino ai 30 anni, presentano un’incidenza di positività agli anticorpi più che doppia rispetto alle fasce più anziane, che invece sono quelle che quasi unicamente manifestano i sintomi.
  10. La percentuale di positivi tra i soggetti fumatori è leggermente più alta (+3%), ma non tale da poter determinare una conclusione valida; con un eccesso di zelo potremmo collegarla alla risposta immunitaria che nei fumatori generalmente è più lenta e meno efficace. Sicuramente sappiamo che il percorso clinico è fortemente influenzato dall’essere o meno fumatori per svariati motivi tra cui il più importante è una condizione infiammatoria basale che accentua i danni da malattia.
  11. I dati negano una maggiore esposizione al virus dei soggetti vaccinati.
  12. Nessuna differenza di rilievo si è riscontrata tra i soggetti con diverse abitudini alimentari, tranne una leggera maggiore incidenza negli onnivori. Anche in questo caso si può ipotizzare che potrebbe aver un ruolo, con meccanismi simili al fumo, una risposta immunitaria notoriamente più lenta e meno efficace nei consumatori abituali di proteine animali.
  13. I beta talassemici sottoposti a test sono risultati, tranne 5, tutti negativi. Questo confermerebbe che l’alterazione/occupazione delle catene beta (effetto dell’idrossiclorochina) è una validissima profilassi per il covid19; molto più efficace che come terapia in fase avanzata.
  14. Abbiamo riscontrato valori discordanti rispetto alla media nazionale. Su un campione di 422 persone abbiamo: una positività molto elevata rispetto alla media (49% contro il 34%); una incidenza elevatissima di IgM (81% rispetto al 75%). In termini tecnici si può ipotizzare un rallentamento della manifestazione di IgG e quindi un ritardo nella definizione dell’immunità.

Il dottor Bacco specifica inoltre che circa il 34% della popolazione italiana, in media, ha già contratto il virus e quindi sviluppato i relativi anticorpi; a Brescia questa percentuale sale al 49%. Cosa ancora più importante – egli aggiunge – è che a Brescia il 74% di questo 49% di persone che aveva già contratto il virus presentavano immunoglobuline G come memoria immunitaria, chiara dimostrazione del fatto che non si trattava di infezioni recenti, ma risalenti a circa tre mesi e mezzo prima. In poche parole, il virus circolerebbe in Italia già da ottobre. Il giudizio del dottore Bacco sul virus è particolarmente tranchant: secondo lui, non sarebbe tale da uccidere nessuno se non già chi soffre di patologie serie. Insomma, la sua opinione collima con quella dei suoi colleghi tedeschi.

Ma mentre in Germania la gente scende in strada violando il lockdown e protestando in maniera alquanto virulenta, da noi si mandano i NAS dal dottor Giuseppe De Donno, dell’ospedale Poma di Mantova17, il quale ha messo a punto la sperimentazione del plasma iper-immune, che pare stia dando risultati dannatamente promettenti circa la cura del coronavirus18. Allo stesso modo, risulta particolarmente efficace come profilassi contro il coronavirus l’uso di idrossiclorochina19, farmaco antimalarico regolarmente in commercio da ormai diversi decenni e dal costo irrisorio di pochi euro. Per di più, occorre fare un’ulteriore considerazione. Poco più di due mesi fa, il premier Giuseppi Conte giustificò la chiusura dell’intera Italia con la necessità di dover far fronte alla diffusione del virus, per timore che l’esplosione del contagio avrebbe portato alla saturazione dei reparti di terapia intensiva negli ospedali, con la triste conseguenza di dover fare triage, costringendo i medici a scegliere chi attaccare ad un respiratore e chi invece no, di fatto scegliendo chi potesse essere curato e chi al contrario lasciato morire. Due mesi fa, a marzo, la situazione era obiettivamente critica, almeno in quelle parti di Italia di cui si è precedentemente detto. Diversamente, al Sud la situazione è sempre rimasta tranquilla, malgrado i timori dei governatori delle regioni meridionali davanti alla fuga di migliaia di loro corregionali dalla Lombardia, allorquando in maniera alquanto maldestra venne reso noto alla stampa con diverse ore di anticipo il contenuto del decreto con cui il governo intendeva fare dell’intera Lombardia zona rossa. Si temeva il peggio, che la precipitosa fuga di tanti meridionali residenti a Milano e zone limitrofe avrebbe portato alla diffusione del virus anche al Sud, dove notoriamente il sistema sanitario è più lacunoso rispetto alla media nazionale. Invece niente. Per fortuna, forse proprio per via del caldo, il virus pare non aver attecchito da Roma in giù20, dove vi erano fondate preoccupazioni per il collasso delle strutture ospedaliere.

Si diceva, dunque, che sono stati i timori relativi alla saturazione dei posti in terapia intensiva a indurre il governo al lockdown. D’altronde, alla vigilia dell’epidemia, l’Italia poteva disporre di poco più di 5000 posti letto in terapia intensiva e di altri 3000 posti letto nei reparti di malattie infettive21: si pensava giustamente che non sarebbero stati sufficienti. Ma oggi la situazione è completamente diversa rispetto a solo due mesi fa. Allora, non si era ancora scoperta la vera natura del virus. Si riteneva che il COVID causasse polmoniti interstiziali, e dati i tagli alla sanità degli ultimi anni che hanno ridotto i posti in terapia intensiva, vi era il fondato timore che non potessero bastare. Ma ora le terapie intensive si stanno svuotando; anzi, in alcuni ospedali non si vede un paziente ammalato di COVID da settimane e molti valenti specialisti stanno persino dicendo che il COVID sta perdendo vigore trasformandosi in qualcosa di simile ad un semplice raffreddore22. E tutto questo perché semplicemente si è capito che attaccare i pazienti di coronavirus ad un respiratore non solo è inutile, ma spesso persino dannoso. Infatti, si è compreso che i pazienti morivano non per complicanze dovute alla polmonite ma per l’insorgenza di trombi che fanno venire meno il sangue ai polmoni23. Lo si è scoperto facendo numerose autopsie sui cadaveri delle persone morte di COVID, nonostante che il Ministero della Sanità con una sua circolare avesse sconsigliato di effettuare autopsie sul corpo dei pazienti deceduti24! Ma si può? Sconsigliare di fare autopsie!? Ma se è proprio la prima cosa da farsi! Per fortuna che gli anatomopatologi degli ospedali italiani se ne sono stra-fregati delle indicazioni facoltative del Ministero della Salute!

Comunque sia, oggi i fatti sono questi:

  • oltre un terzo della popolazione ha già contratto il virus e non si è poi così lontano, almeno in alcune regioni, dalla cosiddetta immunità di gregge;
  • si è capito che avere tanti posti in terapia intensiva non è più strettamente necessario per contenere l’epidemia dato che il rischio principale è costituito dall’insorgere di trombi;
  • lo stesso tasso di mortalità è stato ampiamente sovrastimato;
  • in una prima fase, ai primi sintomi, si può curare il paziente direttamente a casa attraverso la somministrazione di idrossiclorochina, senza dover necessariamente ricorre al ricovero ospedaliero;
  • in caso di peggioramento, per evitare la formazione di trombi, si usa l’eparina per diluire il sangue;
  • la sperimentazione del plasma iper-immune sta dando risultati più che incoraggianti;
  • valenti virologi segnalano come il virus stia sempre più perdendo virulenza rispetto agli inizi;
  • ci si avvia ormai verso la stagione calda e come ammettono gli stessi virologi nonché lo studio del dotto Bacco con il caldo la diffusione del virus rallenta25.

Ad integrazione di quanto detto sopra, si prenda in considerazione anche il seguente grafico:

Esso rappresenta, stando a rilevazioni del Comitato Medico Scientifico che indirizza le decisioni del governo26, l’andamento del numero di riproduzione di base o R0, che indica quante persone, in media, ogni infetto può contagiare. Come si può notare, il numero R0 era già fortemente in calo ancora prima che il governo Conte optasse per chiudere l’Italia. Quindi, sulla base delle suddette considerazioni, è a questo punto lecito domandarsi perché le autorità politiche si ostinino con il lockdown, anche se solo parziale. Se è vero che vi è stato un momento in cui il lockdown si era reso necessario (ma solo dagli Appennini in su, nelle altre regioni le limitazioni avrebbero dovuto essere meno stringenti), è altrettanto vero che oggi sono venute in gran parte meno quelle condizioni che lo hanno giustificato. Al limite, volendo proprio essere scrupolosi, essendosi considerevolmente ridotta la percentuale di popolazione che può essere considerata a rischio (persone anziane o comunque già fortemente debilitate da precedenti patologie), si potrebbero seguire i consigli, ad esempio, del dottor Johan Giesecke, che è lo specialista cui si è affidato il governo svedese, uno dei pochi che non ha ritenuto opportuno di bloccare l’intero paese27. Il giudizio del dottor Giesecke non è dissimile da quello dei suoi colleghi qui presentati: anche egli sostiene che non c’era motivo per attuare misure così draconiane, che la mortalità del virus è stata largamente esagerata, che gli studi che annunciavano centinaia di migliaia di morti in ogni paese non avevano fondamenta scientifiche solide, che di fatto il coronavirus non è che una forte influenza e non certo la nuova peste bubbonica, che ormai buona parte della popolazione ha conseguito l’immunità di gregge e che al più sarebbe bastato prendere misure precauzionali solo nei confronti delle fasce più a rischio della popolazione. Lo specialista svedese si dice convinto del fatto che alla fine si scoprirà che le misure draconiane adottate dalla maggior parte dei paesi non saranno servite a nulla, dato che il numero dei decessi non sarà di molto inferiore a quello di quei pochi paesi in cui non si è voluto fare lockdown.

Al contrario, in Italia si insiste ancora con misure fortemente restrittive, solo un poco più blande rispetto alle settimane precedenti. Ma che senso ha limitare la libertà di persone che sono sane e che non corrono che rischi limitati? Quello che personalmente mi lascia perplesso sono le misure che il governo italiano vorrebbe far adottare in vista delle prossime vacanze estive, fermo restando che la povertà che si sta diffondendo renderà le vacanze una chimera per sempre più famiglie. In realtà, perplesso è a dir poco: francamente, non ho parole. Veramente: non ho parole. Leggete qua: “L’Istituto Superiore di Sanità ha fatto trapelare un documento nel quale, per favorire un accesso contingentato, si suggerisce la possibilità di prenotazione (anche per fasce orarie) preferibilmente obbligatoria, in modo da evitare possibili assembramenti e favorire la registrazione degli utenti, anche allo scopo di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi. Allo stesso modo, si propongono sistemi di pagamento veloci (card, contactless) o con carte prepagate o attraverso portali/app web in fase di prenotazione per evitare code. Così come dovrebbero essere differenziati i percorsi di ingresso e uscita. L’assegnazione degli ombrelloni e dell’attrezzatura a corredo dovrebbe privilegiare l’assegnazione dello stesso ombrellone ai medesimi occupanti che soggiornano per più giorni. Viene in ogni caso sottolineato come sia “necessaria l’igienizzazione delle superfici prima dell’assegnazione della stessa attrezzatura ad un altro utente anche nella stessa giornata. La distanza minima tra le file degli ombrelloni dovrà essere pari a 5 metri. Mentre la distanza minima tra gli ombrelloni della stessa fila pari a 4,5 metri. Lettino, sdraio e sedia dovranno essere fornite in quantità limitata in modo garantire un distanziamento rispetto alle attrezzature dell’ombrellone contiguo di almeno 2 metri. E tra i lettini non allocati nel posto ombrellone, dovrà essere garantita la distanza minima di 2 metri l’uno dall’altro. No all’uso promiscuo di cabine se non tra i componenti di uno stesso nucleo familiare. E si consiglia di vietare la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo, così come di inibire l’utilizzo di eventuali piscine poste all’interno di uno stabilimento. Per la fruizione di servizi igienici e docce si consiglia il rispetto del distanziamento sociale di almeno 2 metri, a meno che non siano previste barriere separatorie fra le postazioni. Quanto alle misure igienico-sanitarie, gli utenti dovranno indossare la mascherina al momento dell’arrivo, fino al raggiungimento della postazione assegnata e analogamente all’uscita dallo stabilimento. Dovranno essere installati dispenser per l’igiene delle mani a disposizione dei bagnanti in luoghi facilmente accessibili nelle diverse aree dello stabilimento. La pulizia delle varie superfici e arredi di cabine e aree comuni dovrà essere giornaliera, così come la sanificazione delle attrezzature”28.

Confesso di appartenere a quella minoranza di italiani che al mare preferisce la montagna. Anzi, sarà per via della mia pelle lattiginosa, ma sotto il solleone in spiaggia proprio non riesco a starci. Ma anche se mi piacesse crogiolarmi in spiaggia sotto il sole, di fronte a queste limitazioni scapperei spaventato. Ma cacchio! In spiaggia ci si va per rilassarsi e stare bene! Passi per la prenotazione obbligatoria, eventualmente passi il pagamento tramite carta di credito o bonifico (chissà come mai il contante viene costantemente demonizzato?), passi la distanza minima da tenere sotto le docce, ma che vacanza è mai quella in cui devo presentarmi in spiaggia con la mascherina ed in maniera contingentata? Magari pure con 35° all’ombra!? E come faccio a respirare indossando la mascherina con una tale calura? Ma soprattutto, che significa “favorire la registrazione degli utenti”? Se si dovesse scoprire che il mio vicino di ombrellone ha contratto il virus, che succede? Vuol forse dire che sono destinato a ricevere in albergo una visita da parte di un qualche solerte funzionario sanitario che mi reca la notizia che devo essere segregato in camera? A quel punto, col piffero che mi registro! In una spiaggia privata, ammesso e non concesso di avere pure i soldi per pagarmi la sdraio e l’ombrellone, proprio non ci metto piede nel momento in cui mi viene richiesta una registrazione che potrebbe rovinarmi il soggiorno balneare per avere avuto come unica colpa quella di aver condiviso una nuotatina in acqua con un infetto. E ci sarebbe ampiamente da parlare anche di tutte quelle spese a cui i gestori di stabilimenti balneari andranno incontro per rispettare queste assurde restrizioni! Dover collocare gli ombrelloni a 5 metri di distanza l’uno dall’altro significa ridurre considerevolmente il numero dei propri clienti. In certe spiagge questo sarà quasi impossibile. Non tutte le spiagge sono profonde come quelle della Riviera Romagnola o della Versilia. Penso ad esempio alla Liguria, che che vive del turismo dei vacanzieri milanesi e torinesi, anche solo gitanti domenicali. Inevitabilmente, i prezzi saranno destinati ad aumentare. Prendere un ombrellone in spiaggia diventerà roba per pochi privilegiati, visto che interi stabilimenti balneari saranno riservati a pochi fortunati.

E se già vi paiono assurde le misure previste per le spiagge private, è perché non avete ancora letto ciò che è previsto per quelle pubbliche. Sempre nel suddetto documento dell’Istituto Superiore di Sanità si legge: “Per favorire il contingentamento degli spazi, va preliminarmente mappato e tracciato il perimetro di ogni allestimento (ombrellone/sdraio/sedia), – ad esempio con posizionamento di nastri (evitando comunque occasione di pericolo) – che sarà codificato rispettando le regole previste per gli stabilimenti balneari, per permettere agli utenti un corretto posizionamento delle attrezzature proprie nel rispetto del distanziamento ed al fine di evitare l’aggregazione”. Capito? Se volete andare a prendere un po’ di sole in una spiaggia pubblica vi dovete portare con voi un nastro tipo CSI per delimitare la “scena del crimine”, ovvero la vostra stessa presenza in spiaggia. Ma non basta: dovete prenotare anche l’accesso alla spiaggia pubblica ed al parcheggio della suddetta spiaggia pubblica. Sì, vi faranno prenotare una spiaggia pubblica! Non è un errore. Non si capisce perché la chiamino ancora spiaggia pubblica, se vi si può accedere solo previa prenotazione. Ma è così. Ed ovviamente la prenotazione sarà possibile col tramite della solita applicazione che avrete così diligentemente scaricato sul vostro telefonino. Poi però non lamentatevi se riceverete in albergo la visita del solito solerte funzionario sanitario: vorrà semplicemente dire che il tizio che prendeva la tintarella a qualche metro di distanza da voi è risultato infetto. Ma volete sapere qual è davvero la cosa più assurda in assoluto? È che se rischiate di affogare o vi sentirete male in spiaggia, al bagnino sarà fatto divieto di farvi la respirazione bocca a bocca: si dovrà limitare a guardarvi il torace29! Poi, magari, sarete morti: ma la prevenzione del virus prima di tutto…

Ma con queste regole, che non sono solo assurde, perché definirle assurde è fare comunque un complimento a chi le ha ideate, chi ci andrà mai al mare in Italia? Non certo io, che al mare preferisco la montagna e che comunque quando vado al mare vado all’estero. Ma il problema è che non ci andrà quasi nessuno, degli italiani. Almeno di quegli italiani che, pur avendo ancora la possibilità economica di concedersi una vacanza, non lo farà per non dover rispettare queste… boh, chiamatele come volete. Ciò che è peggio, è che non ci andrà nessuno neppure tra gli stranieri. Questo è un dramma per un paese in cui il PIL dipende per il 13% dal turismo. I tedeschi hanno già preso accordi con sloveni e croati per portare sulle spiagge adriatiche i turisti bypassando bellamente il bel paese30. I turisti tedeschi caleranno dal Nord senza passare dal Brennero, ma deviando per l’Austria e la Slovenia, e magari pure per la Repubblica Ceca e l’Ungheria. Come faranno a lavorare gli operatori turistici della Romagna e del lago di Garda senza poter contare sul continuo afflusso di turisti dal Nord Europa? Quanto potranno resistere prima di dover chiudere le proprie, una volta redditizie, attività? A chi mai dovranno venderle per un tozzo di pane una volta che avranno dichiarato fallimento? Io un’idea ce l’avrei, e penso che sia anche la vostra.

Per quanto riguarda il settore della ristorazione, i geni di cui sopra si sono trovati di fronte ad un ostacolo in apparenza invalicabile: hanno scoperto che non si può mangiare indossando una mascherina! Si sono quindi chiusi in conclave nel tentativo di dimostrare la fattibilità della cosa. Ma dopo innumerevoli tentativi infruttuosi ed altrettanti sbrodolamenti, hanno convenuto che l’unica opzione al momento disponibile è la seguente:

Per il momento, vale solo per le bevande; per il cibo si stanno attrezzando. E quindi, che fare in attesa che LaScienza renda presto disponibile un nuovo ritrovato con cui diventi possibile mangiare seguitando ad indossare una museruola? Oltre alle solite raccomandazioni di prenotare e pagare senza contanti, le menti eccelse hanno trovato una soluzione temporanea: in ogni bar e ristorante ad ogni cliente dovrà essere garantito uno spazio di almeno quattro metri quadri. Avete idea di cosa significhi? Orbene, per rendere l’idea ho deciso di presentarvi degli esempi a me famigliari. Sin da bambino, mi reco in villeggiatura in un’amena località di alta montagna delle Alpi italiane. Essendo una vita che ci vado, là conosco un po’ tutti. Ho un caro amico che da due anni a questa parte vi gestisce un bar assieme alla moglie. Il locale è piccolo, circa venti metri quadri, compreso il bancone. Ciò significa che, dovendo adottare alla lettera queste misure, il mio amico non potrà che servire che due o tre persone alla volta. Non so se avete idea di come sia la classica clientela da bar di quelle parti. Spesso e volentieri si tratta di pensionati che entrano al bar la mattina, si attaccano alla bottiglia, e vi restano sino a sera. Tanto non c’è null’altro da fare. Quindi, che fare con queste limitazioni? Ti accontenti di avere come unici clienti per quasi tutta la giornata quei tre o quattro beoni? Oppure metti un bel timer perché lasci al cliente solo dieci minuti di orologio per trangugiare il suo gin tonic? E se ne vuole prendere un altro? Di solito, da quelle parti, un giro non basta mai: il bicchiere della staffa spesso si trasforma in altri quattro o cinque giri di consumazioni. Nel dubbio, il mio amico ha deciso di licenziare due delle sue tre cameriere ed alla terza ha ridotto l’orario di lavoro.

Altro esempio di un altro mio amico, questa volta proprietario di un ristorante/pizzeria. Anche nel suo caso, si tratta di spazi angusti. D’altronde, si è in alta montagna. Al solito, il dover garantire quattro metri quadri a ogni cliente comporterà una forte riduzione del numero dei coperti da servire: forse più della metà. Il mio amico ha a libro paga un cuoco, un aiuto cuoco, un pizzaiolo e tre cameriere. Anche qua, licenziamenti a manetta. Non solo. Questo mio amico, bontà sua, ha un cospicuo conto in banca. Ho sempre pensato che lavorasse più per hobby, che per reale necessità di guadagnare. Ora, conoscendolo, secondo me preferirà non riaprire affatto: per guadagnare due spicci, con cui non si paga neppure le bollette, potendoselo lui permettere, se ne resterà in panciolle aspettando il momento in cui verranno meno queste limitazioni. Ma nel frattempo il suo personale rimarrà a spasso.

E visto che si è ben capito di che pasta sono fatti questi genialoidi che ci comandano, mi sono sbizzarrito a pensare a cosa potrebbe succedere in vista del prossimo inverno. Se tanto mi dà tanto, se per le spiagge hanno già deciso per queste soluzioni “cervellotiche”, cosa avranno mai in serbo per noi per la prossima stagione sciistica? Distanziamento sociale anche sulle piste da sci? Si potrà salire solo una persona per volta sulla seggiovia, anche se trattasi di seggiovia a quattro posti? Accesso a numero chiuso alle biglietterie? La gestione di un comprensorio sciistico è molto dispendiosa. Non sono poi molti i resort che chiudono con i conti in attivo, perché le spese sono sempre molto elevate (non solo personale, ma si pensi anche ai costi di acqua e corrente per l’innevamento artificiale) e le entrate spesso incerte, dipendendo fortemente anche dalle condizioni meteorologiche. Ma è impensabile chiudere una stazione sciistica anche se in passivo; ne morirebbe il turismo dell’intera valle. Infatti, normalmente vi sono sempre tanti contributi statali o regionali a fondo perduto per appianare i bilanci, vista l’utilità sociale che la presenza di impianti di risalita riveste per il turismo locale. Ma nel momento in cui si dovessero adottare misure di distanziamento sociale persino sulle piste da sci, ecco che non ci sarebbe più alcun comprensorio che resterebbe aperto: non converrebbe assolutamente, troppi pochi clienti. Ma questo significa realmente far morire l’economia di una valle votata al turismo. Significa regredire di decenni, quando in alta montagna si viveva solo di allevamento, coltivazione di patate e taglio del legname. Ne saranno felici i grullini: questa sì che è decrescita (in)felice. In più, succederebbe la stessa cosa che con Slovenia/Croazia: sarebbero le stazione sciistiche della Svizzera, dell’Austria, della Francia, di Andorra persino, a soffiarci la clientela straniera abituale.

Si comprende bene, dunque, alla luce di quanto sopra esposto, quanto sia drammatica la situazione, tanto drammatica che mi è persino difficile parlarne, giacché mi tremano i polsi all’idea di quanto presto sarà realtà. Vi sono interi settori economici, come quelli del turismo, dell’intrattenimento e della ristorazione, che danno lavoro a milioni di nostri connazionali e concorrono pesantemente al PIL del paese, che rischiano letteralmente di andare a gambe all’aria. Anzi, ormai non è più un rischio ma una certezza. Da qui alla fine dell’estate, milioni tra camerieri, cuochi, barman, ristoratori, gestori di locali pubblici (per inciso, è pressoché impossibile che le discoteche possano riaprire e probabilmente questo vale persino per i nightclub, anche perché le ragazze, che sono per lo più dell’est Europa, hanno già fatto ritorno a casa), lavoratori stagionali, bagnini, ecc… rimarranno senza lavoro. Milioni di famiglie sul lastrico! Il settore della ristorazione, fiore all’occhiello dell’economia ma ancor di più della cultura italiana, subirà un tracollo catastrofico. Saranno ben pochi i gestori che potranno rimanere aperti con queste condizioni. Ed un altro aspetto da non sottovalutare sarà la perdita di una sorta di know how legato alle tradizioni culinarie italiane. Le grandi catene di ristorazione internazionale, da sempre simbolo della globalizzazione (un nome su tutti: McDonald’s), patiranno pesanti contraccolpi ma allo stato attuale sono gli unici esercenti che potranno limitare le perdite. Ma nel frattempo quanti ristoranti, trattorie, anche semplici bettole, in cui si fa onore alla cucina tradizionale italiana, quella fatta di piatti semplici e genuini, magari dalla lunga preparazione, periranno?

Tutto questo si ripercuoterà irrimediabilmente sulla domanda interna, che subirà un calo brutale, portando con sé nel baratro tutti quei settori industriali che non dipendono dall’export. Almeno in un primo momento, si salveranno solo le aziende che lavorano per l’estero. Ma il futuro è tutt’altro che roseo anche per esse, visto che il calo della domanda sarà presto generalizzato a livello globale. L’immediata conseguenza di quanto esposto sarà l’esplosione del debito pubblico italiano a seguito sia del crollo del PIL sia, soprattutto, di quello delle entrate erariali. A fine marzo, all’INPS avevano reso noto di avere liquidità per pagare le pensioni fino a maggio31. Chissà se le cose sono andate migliorando, nelle ultime settimane? Francamente, pare impossibile, visto che commercianti e negozianti sono più di due mesi che, impossibilitati per DPCM a lavorare, non hanno guadagnato nulla. Se non si lavora, non si guadagna, e se non si guadagna, non si possono pagare le tasse necessarie per pensioni, cassintegrazione, reddito di cittadinanza e contributi vari. Tutte spese destinate ad aumentare, dato l’aumento spaventoso della disoccupazione che abbiamo davanti a noi. Con queste premesse, il MES verrà approvato. O meglio, avendo una propria sovranità, soprattutto monetaria, si potrebbe fare diversamente. Ma Gualtieri & Co. non riescono, o non vogliono, guardare al di là del proprio naso. Quindi, il MES verrà approvato e sarà la pietra tombale per l’Italia, visto che i nordici ci metteranno letteralmente le mani in tasca. Già in Europa qualcuno gongola, come il bellimbusto a capo del governo austriaco32, quello stesso Kurz che si sta accordando coi paesi limitrofi per far passare i turisti del Nord Europa lontano da noi.

Che senso hanno tutte queste assurde limitazioni ora che l’epidemia, per i motivi di cui si è lungamente dibattuto, pare essere sotto controllo? Vi è stato sì un momento in cui pareva non si potesse fare diversamente. Ma oggi tutto è cambiato e non vi è più alcun motivo logico, men che meno scientifico, per perseverare in questi errori. Ma si rendono conto i nostri decisori pubblici, siano essi politici più o meno eletti, consiglieri scientifici, membri di task force, che stanno letteralmente devastando l’economia italiana servendo ai nostri competitor l’opportunità di infliggerci il colpo di grazia? Non sono in grado di comprendere l’assurdità stessa delle misure di distanziamento sociale che ci vogliono imporre? Ma è mai possibile che tutto questo possa sembrare loro normale? Cosa abbiamo mai fatto di male per meritarci una simile afflizione?

E qui ritorniamo al punto di partenza. Di primo acchito, verrebbe da pensare che queste persone siano cattive. Solo una persona intimamente malvagia può volere cose che porteranno certamente alla distruzione del tessuto socio-economico del paese. D’altronde, vorrei ricordare anche in questa sede le parole di Brzenzinski tratte dal libro Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era:

“Allo stesso tempo, la capacità di affermare il controllo sociale e politico sulla volontà individuale sarà intensificato. Presto sarà possibile stabilire il dominio quasi continuo su ogni cittadino e tenere aggiornati i file che contengono anche i dettagli più personali sulla salute e sul comportamento di ogni persona, oltre alle informazioni più usuali[…]. Questi files saranno oggetto di tracciatura istantanea per opera delle autorità. Il potere è in mano a coloro che controllano le informazioni. Le nostre attuali istituzioni saranno sostituite da organi preposti alla gestione delle crisi, il cui compito sarà quello di individuare, in anticipo, probabili questioni sociali e di sviluppare programmi per affrontarle […]. Questo incoraggerà le tendenze nel corso dei decenni successivi verso un’era tecnotronica, una dittatura, lasciando ancora meno spazio alle istituzioni politiche nel modo in cui le conosciamo […]. Infine, in vista della fine del secolo, la possibilità del controllo biochimico della mente, della manipolazione genetica dell’uomo, compresi gli esseri bionici che funzioneranno e ragioneranno come uomini, potrebbe dar luogo ad alcune difficili questioni”.

Al giorno d’oggi si ha proprio la sensazione di vivere realmente in un mondo in cui la politica è completamente svilita: a comandare non è più il decisore politico, la cui autorità gli deriva dal voto popolare. Ormai, come preconizzato da Brzenzinski, si vive in uno stato di emergenza permanente dove il politico è stato soppiantato da un comitato di esperti, una task force appunto, che in nome dell’emergenza sanitaria governa per nome e per conto del politico, ma in maniera del tutto deresponsabilizzata rispetto all’elettorato giacché a questo, diversamente dal politico passato per le elezioni, questo comitato di esperti non deve alcuna forma di fedeltà.

Proprio mentre mi stavo accingendo a scrivere le ultime righe di questo articolo, mi sono imbattuto nell’ultimo pezzo del dottor Blondet33. Mi ha molto colpito, anche perché tratta di questo stesso argomento di cui si è ampiamente dibattuto in queste pagine. Vi si parla di palese malevolenza della sinistra verso gli italiani, di un odio congenito, di istinti infernali. In effetti, è difficile dar torto a Blondet, dopo stasera per di più. In un momento in cui milioni di nostri connazionali rischiano di sprofondare in una situazione di assoluta indigenza, i negozi chiudono, le ditte falliscono, i lavoratori rimangono a spasso, le persone fanno la coda al monte di pietà e gli imprenditori si suicidano, l’aver voluto regolarizzare centinaia di migliaia di clandestini costituisce senza alcuna ombra di dubbio un atto di violenza morale nei confronti dei veri disperati: noi popolo italiano. È uno stupro. Non è esagerato parlare di discriminazione. Lo stato italiano ormai discrimina i suoi stessi cittadini. Quindi, come dare torto a Blondet quando parla di malevolenza?

Eppure, secondo me, vi è un altro fattore da tenere in considerazione. La banalità del male, appunto. Non necessariamente opere malvagie sono frutto di persone malvagie. Probabilmente non sono neppure malvagi coloro che pensano sia giusto dare la priorità alla regolarizzazione di centinaia di migliaia di clandestini mentre i loro stessi connazionali stanno morendo fame. Non lo capiscono. In definitiva, sono solo personaggi banali, ordinari, mediocri, troppo pieni di sé, non in grado di farsi un esame di coscienza e privi di capacità di pensiero autonomo. Nessuno di loro è intrinsecamente malvagio; nessuno di loro, apparentemente, vorrebbe il male del paese. Eppure guardate come stanno conciando l’Italia! Lo sconforto è tale che verrebbe da sperare in un asteroide. Se l’Italia deve essere questa, meglio che Dio la faccia sparire dalla faccia della Terra. Ma se non sono intimamente malvagi, qual è la loro colpa più grave? Forse è il credersi chi non si è. Credono di avere la verità in tasca, probabilmente si sentono superiori a noi e non ammettono di avere torto, reputandosi dei geni. Ma non lo sono, qualcuno glielo fa credere, si sentono immortali e ci guardano dall’alto di un piedistallo. Ma non hanno ancora capito che non è per merito loro che sono stati innalzati su quel piedistallo e chi ce li ha messi, da un momento all’altro, potrà decidere di farli cadere. Loro stanno solo assecondando il male. Loro non lo sono, il male; né lo vogliono, il male. Ma lo assecondano. Ormai ne sono travolti, ne fanno parte e non riescono ad uscirne. Pensano di fare il bene, ma gli riesce di fare solo il male.

Appunto, mal gliene incolse. Quando si è banali, si è banali fino in fondo, soprattutto nel momento della disfatta. La banalità non ammette scuse. Prima o poi, quella stronza della realtà presenterà anche a loro il conto. È solo questione di tempo. Purtroppo, avendo assecondato il male, quando questo succederà noi saremo in ginocchio, stremati, allo sbando. Stiamo per avere la nostra Passione nel Giardino degli Olivi. Ma loro cadranno avvolti nelle fiamme di Gehenna.

Non molti giorni fa, il parlamentare della Lega Claudio Borghi Aquilini34 ha pubblicato su proprio profilo Twitter il seguente post:

Parole sue, non nostre. A che cosa questo sottintenda, non siamo in grado di dirlo. Ma non vorremmo mai che le parole dell’onorevole Borghi possano preconizzare un siffatto triste epilogo per il nostro beneamato presidente del consiglio o per le fidate persone che lavorano con lui. Tuttavia, se questa infausta previsione dovesse mai avverarsi, ci dispiaceremmo enormemente se costoro, per giustificarsi, dovessero rispondere banalmente: “Eh, ma io stavo solo obbedendo agli ordini”!

  • FONTI:
  • 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Hannah_Arendt
  • 2 https://it.wikipedia.org/wiki/La_banalità_del_male
  • 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Campagna_italiana_di_Suvorov
  • 4 https://en.wikipedia.org/wiki/Hendrik_Streeck
  • 5 https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/13/quanto-guadagnano-i-virologi-per-le-presenze-in-tv-ecco-i-compensi-di-burioni-e-capua/5800369/
  • 6 https://www.zerohedge.com/markets/leading-german-virologist-covid-19-less-deadly-we-thought
  • 7 https://en.wikipedia.org/wiki/Neil_Ferguson_(epidemiologist)
  • 8 https://www.newsletter.co.uk/health/coronavirus/neil-ferguson-scandal-scientist-who-predicted-500000-covid-19-death-toll-forced-resign-after-breaking-lockdown-rules-be-his-lover-2844149
  • 9 https://www.ilsussidiario.net/news/coronavirus-uk-superati-i-40mila-morti-peggio-del-regno-unito-solo-gli-usa/2021755/
  • 10 https://twnews.it/it-news/dalle-sparate-al-lockdown-violato-l-ultimo-fatale-errore-di-ferguson
  • 11 https://www.corriere.it/esteri/20_maggio_06/coronavirus-gran-bretagna-incontra-l-amante-il-lockdown-si-dimette-consigliere-johnson-1b649f74-8f1e-11ea-8162-438cc7478e3a.shtml
  • 12 https://www.focus.de/gesundheit/news/hamburg-rechtsmediziner-ohne-vorerkrankung-ist-in-hamburg-an-covid-19-noch-keiner-gestorben_id_11865398.html
  • 13 https://www.ilsole24ore.com/art/la-produzione-industriale-crolla-germania-e-francia-ADCVHwO
  • 14 https://newsimpresa.it/in-evidenza/2020/05/crollo-dei-consumi-energetici-italia-maglia-nera-in-europa/
  • 15 https://www.gazzetta.it/Calcio/Bundesliga/12-05-2020/bundesliga-riparte-dortmund-schalke-derby-romanzo-370912362388_preview.shtml
  • 16 https://meleamspa.com/
  • 17 https://www.secoloditalia.it/2020/05/pamela-incinta-curata-con-il-plasma-e-arrivano-i-nas-in-ospedale-lo-pneumologo-de-donno-non-mi-intimidite/
  • 18 https://www.ilsussidiario.net/news/plasma-funziona-contro-coronavirus-100-di-guariti-in-lombardia-ma-il-vaccino/2020229/
  • 19 https://www.ilgiornale.it/news/politica/idrossiclorochina-cura-preventiva-studio-anche-italia-1862027.html
  • 20 https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/10/news/coronavirus-253650322/
  • 21 https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_16/coronavirus-quanti-posti-terapia-intensiva-ci-sono-italia-quanti-ne-arriveranno-0fbafa76-678a-11ea-93a4-da8ab3a8afb1.shtml?refresh_ce-cp
  • 22 https://www.ilmeteo.it/notizie/coronavirus-il-covid19-diventer-solo-un-raffreddore-ecco-perch-parlano-ben-4-virologi-184610
  • 23 https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/07/coronavirus-lo-studio-dellospedale-di-bergamo-pazienti-morti-per-trombosi/5794748/
  • 24 https://www.affaritaliani.it/static/upl2020/covi/0001/covid-19–circolare-del-ministero-della-salutepdf2.pdf
  • 25 https://www.ilroma.net/news/cronaca/coronavirus-tarro-%C2%ABseconda-ondata-ottobre%3F-una-stupidaggine%C2%BB
  • 26 http://www.protezionecivile.gov.it/media-comunicazione/news/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/emergenza-covid-19-on-line-la-composizione-del-comitato-tecnico-scientifico
  • 27 https://unherd.com/thepost/coming-up-epidemiologist-prof-johan-giesecke-shares-lessons-from-sweden/
  • 28 http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=85127&fr=n
  • 29 https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/22611317/coronavirus_mare_regole_spiaggia_libera_prenotazioni_lettini_tutto_stravolto.html
  • 30 https://europa.today.it/lavoro/corridoio-turisti-germania-croazia.html
  • 31 https://quifinanza.it/pensioni/pensioni-i-soldi-ci-sono-fino-a-maggio-tridico-costretto-a-fare-retromarcia/365667/
  • 32 https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/che-testa-kurz-cancelliere-austriaco-non-perde-occasione-236253.htm
  • 33 https://www.maurizioblondet.it/la-dittatura-della-malevolenza/
  • 34 https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Borghi_(politico)
  • ARTICOLO PRECEDENTE:
  • https://www.orazero.org/sodoma-e-gomorra/ (Gianox 08/04/2020)