Sono appena tornata da un lungo e complesso viaggio, sono ora contemporaneamente stanca e fresca. Presto vi parlerò del mio viaggio, ma rientrata in Italia una cosa mi è stata chiara.

Quando si ritorna molte astrazioni si concretizzano, tutto diventa chiaro e limpido. Spesso sono circondata da astrazioni, teorie, concetti complessi, ma concretamente sono cose che spesso mi appaiono inadeguate.

Troppe persone vantano di avere progetti, buoni proponimenti atti a indirizzare gli essere umani di qualsiasi età: dallo studente al vecchio rincoglionito davanti alla TV. E nulla mi ha mai convinto. Torno in Patria e sento blaterare il solito ritornello: “contano i programmi, non contano le persone”. Cazzate allucinanti che solo qua si può sentire.

Conta l’esperienza e tutti lo sanno. Vivo in uno Stato che svaluta il valore individuale, decadenza pura. Forse non esiste la buona scuola e nemmeno la scuola perfetta, quindi è allucinante sentir parlare a ogni livello di riforma dei programmi, se non esistono buoni insegnanti e politici si sente solo odore di aria fritta.

Scuola, politica, giustizia hanno bisogno di persone competenti, oneste ed efficaci. Abbiamo bisogno di onesti capaci. In ColonItaly non è possibile. Un insegnate e un politico capace devono essere onesti, intellettuali capaci di riformare, capaci di essere buoni giudici. Possiamo avere cattive leggi ma giudici capaci di emettere sentenze eque, ma qua anche in caso di ottime leggi con un pessimo giudice rischiamo di incappare in pessime sentenze. La stessa cosa vale per la scuola. Abbiamo tanti programmi e principi, ma la errata interpretazione spesso causa paradossi. Qua se capiti sotto un buon insegnate/giudice/politico qualcosa migliora, diversamente tutto può ribaltarsi in modo del tutto inaspettato.

Cosa si dice in Italia? La speranza è l’ultima…………

E la morale soccombe, sotto la cocente indisponibilità. Ritornata dal viaggio vedo le vele del pensiero unico, tanta retorica volgare. Morta la buona scuola, morta la riforma, rimane solo qualche buon insegnante. Un insegnate preparato che ci accompagni brevemente, che apra qualche nuova strada. Non deve indottrinarci, questo ci renderebbe rigidi e pigri.

Il buon insegnate ci rende studenti unici. Ci rende dubbiosi, capaci di analizzare risposte diverse, magari non preparatissimi agli esami della vita, ma ferocemente analitici per affrontare ogni esame. I migliori insegnanti mi hanno insegnato la regola del dubbio, decadono tutte le ideologie e si creano nuove idee.

In questi ultimi 10 anni sono stata introdotta ad approfondire arte storia e filosofia, materie che ho sempre considerato superflue ed inutili, le odiavo in modo incredibile. Indigeste e per me inconcludenti. Odiavo lo studio delle dottrine e le sue relative visioni. Ma in realtà mi hanno insegnato tantissimo. Alla fine hanno scatenato la mia curiosità che si ricollegava ad altre discipline che da sempre mi sono favorevoli.

Ritrovarsi in un mondo che comunica sapere. Anche se è piccolo, ma è dove le persone evidenziano l’attitudine di divulgare, ci riuniamo in modo diverso per parlare. Viviamo lontani, abbiamo mezzi diversi di comunicazione, di certo non abbiamo lo spazio di alte volte di un tempio…

Ma abbiamo la capacità di indicare una conoscenza basata sulla realtà e sulla percezione delle cose sensibili. Di certo non siamo persuasori, abbiamo solo il coraggio di immettere nel sistema un ragionevole dubbio.

Ho appena concluso un viaggio durissimo, che richiedeva lunga preparazione. Ma rientrata in Italia è dura rientrare in Cirque du Soleil.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.