Sono ormai quattro anni che l’inchiesta sull’omicidio del giovane ricercatore universitario viene portata avanti, grazie soprattutto alla mobilitazione promossa dalla sua famiglia; supportata anche da chi, nel barbaro assassinio del giovane italiano e in particolare nella riluttanza del Cairo a rilasciare informazioni e spiegazioni esaurienti, intravede enormi contraddizioni rispetto a molti dei valori che sono il fondamento della nostra società.

Le indiscrezioni che sono emerse riguardo ai risultati dell’autopsia effettuata in Egitto, raccontano della violenza inaudita con cui i poliziotti hanno infierito sul corpo di  Regeni, dopo averlo blindato con l’accusa di collaborare con l’opposizione. Il regime egiziano è tutt’altro che moderato e, con il pretesto della lotta al terrorismo, colpisce chiunque mostri atteggiamenti sospetti e ostili al governo.

È indubbiamente doveroso fare tutto il possibile per far luce sulla verità di questa terribile storia, in primo luogo per capire le motivazioni che hanno portato all’efferatezza di un simile atto; ma il nostro governo ha palesato, in questi anni e fino ad oggi, tutta la sua inadeguatezza nel trattare con una civiltà “diversa”, così come nel porre quesiti scomodi a quelli che in teoria dovrebbero essere nostri alleati europei: il Regno Unito, tanto per iniziare. https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-06-08/cambridge-gli-studi-regeni-sono-segreti-095334.shtml?uuid=ADSiOvX

Quello di Giulio non è un caso isolato, dopo il suo omicidio si sono verificati molti altri arresti. È scoppiato anche il caso dello studente Patrick George Zaki. https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/20_giugno_17/patrick-zaki-l-egitto-rinnova-due-settimane-custodia-cautelare-carcere-76ad5604-b09e-11ea-9743-38196527e25b.shtml

È chiaro che in Egitto i diritti umani non vengono minimamente considerati, ed è altrettanto evidente il ruolo destabilizzante dell’Egitto nella polveriera del Medio Oriente, in Libia in particolare, dove è in atto una folle escalation di una guerra per procura. In questo scenario risulta davvero inspiegabile la scelta dell’Egitto tra i partner preferenziali nella vendita di armamenti italiani, e viene da
chiedersi cosa ci sia dietro… https://www.repubblica.it/politica/2020/06/12/news/regeni_pd-259002782/

I coraggiosi genitori di Giulio, che hanno dichiarato di sentirsi “traditi” dall’Italia, lamentano ambiguità e rinvii, silenzi, depistaggi e bugie; e ora chiedono al governo il ritiro immediato dell’ambasciatore italiano come primo e necessario passo per arrivare a conoscere la verità e i nomi dei colpevoli.

“Non intendiamo più farci prendere in giro dall’Egitto: non basterà inviarci quattro cianfrusaglie, indumenti vari e chiacchiere o carta inutile. Basta atti simbolici,  dopo quattro anni e mezzo il tempo è scaduto” ha aggiunto il padre del ricercatore, che poi è tornato a sottolineare l’esigenza di chiarezza: “Chiediamo una risposta esaustiva a tutti i punti della rogatoria del 29 aprile 2019 rimasta priva di risposta – ha continuato – e la consegna delle cinque persone iscritte nel registro indagati dalla procura italiana perché possano essere processate in Italia: finché non avremmo ottenuto queste due cose ci sentiremo traditi”.

Certo è che, al di là delle congetture, l’ambiguità delle azioni del governo italiano, che da un lato vuole far chiarezza sulla morte di Giulio e dall’altro persegue accordi milionari nel rifornimento di armi, colpisce fortemente l’opinione pubblica che non può esimersi dal constatare la disgrazia  nel volere armare consapevolmente il Mediterraneo e uno dei più brutali regimi dell’area. https://www.open.online/2020/07/02/caso-regeni-la-procura-di-roma-indaga-su-altri-5-007-egiziani-manlio-di-stefano-m5s-ritiro-ambasciatore-non-e-soluzione/https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Giulio_Regeni