Nikola Tesla è unanimemente considerato uno dei più grandi geni dell’umanità; anzi, da molti è considerato come il genio assoluto. Ci si stupirebbe nell’appendere quante cose ha inventato il grande scienziato di origine serba, nato però in un piccolo villaggio della Croazia. La stessa radio, il cui inventore tradizionalmente viene reputato essere l’italiano Guglielmo Marconi, in realtà deve la propria paternità a Tesla. Marconi si servì di ben 17 brevetti di Tesla1. Senza di essi, verosimilmente lo scienziato italiano non sarebbe mai stato in grado di sviluppare quell’invenzione per la quale fu successivamente premiato col Nobel.

In generale, pressoché ogni marchingegno elettronico di cui facciamo uso nelle nostre case e nei nostri posti di lavoro funziona con la corrente elettrica alternata, innovazione questa che si deve appunto a Nikola Tesla. Nel XIX secolo però, prima che si imponesse l’uso della corrente alternata ad alto voltaggio di Tesla, si faceva uso della corrente continua a basso voltaggio, la cui commercializzazione aveva enormemente arricchito il rivale di Tesla, Thomas Alva Edison2. La transizione dalla corrente continua alla corrente alternata non fu affatto pacifica. Vi fu, anzi, una vera e propria guerra commerciale, nota come guerra delle correnti3, in cui si frapposero da una parte la General Electric di Edison, che ovviamente puntava sulla corrente continua, dall’altra la Westinghouse Electric, del magnate George Westinghouse4, che si era legato in sodalizio con Tesla per la promozione della corrente alternata. Come in ogni guerra che si rispetti, non mancarono i colpi bassi. Edison, che rischiava di perdere una fortuna economica nel momento in cui si fosse imposto l’uso della corrente alternata, cercò in tutti i modi di screditarne l’utilizzo enfatizzandone l’intrinseca pericolosità per via dell’alta tensione. Pur contrario per principio alla pena di morte, Edison arrivò pure al punto di ideare la prima sedia elettrica per le pene capitali in modo da poter gettare discredito sulla corrente alternata, che è alla base di questo strumento di morte5.

Alla fine però – come ben sappiamo – ad avere la meglio in questa particolare tenzone fu la corrente alternata patrocinata da Tesla, che rispetto alla corrente continua presenta l’indiscutibile vantaggio di poter essere trasportata su lunghe distanze, limitando al minimo le perdite energetiche grazie all’aumento della tensione elettrica. Al contrario, una rete di distribuzione della corrente continua si presenta come poco efficiente per via delle grosse perdite per dissipazione lungo la linea, cosa che comporta oltretutto l’utilizzo di uno spessore maggiore per il conduttore impiegato per il trasporto. Malgrado la sconfitta patita Edison, che era essenzialmente un affarista piuttosto che uno scienziato (qualcosa di simile, tanto per dire, a Elon Musk), non si perse d’animo e investì grosse cifre nella tecnologia dei rivali, ricavandone lauti profitti. Paradossalmente, chi si arricchì poco o nulla malgrado la vittoria fu proprio Tesla, che pure era l’artefice principale di questa rivoluzione scientifica.

Si racconta che, di fronte alla possibilità che Tesla si arricchisse a tal punto da diventare completamente autonomo dal punto di vista finanziario così da poter continuare a lavorare alle proprie ricerche senza la necessità di ricorrere ad un mecenate, la cricca di banchieri newyorchesi che finanziava Westinghouse, approfittando delle difficoltà economiche di quest’ultimo mentre era intento alla guerra commerciale con Edison, gli impose di interrompere il proprio sodalizio con lo scienziato serbo. A spaventare questa cricca di banchieri erano le implicazioni economiche e commerciali che avrebbero potuto avere le ricerche su cui Tesla continuava a lavorare e che avrebbero certamente minato la base del loro potere economico6.

Il genio di Tesla era infatti tale che stava lavorando sulla possibilità di trasmettere la corrente alternata addirittura in maniera wireless, cioè senza fili, da un capo all’altro del pianeta, facendo uso di una tecnologia semplice e dal costo piuttosto contenuto. Agli inizi del XX secolo, dopo essere rientrato a New York da Colorado Springs dove aveva soggiornato a lungo, Tesla aveva stretto un rapporto di collaborazione col ricco banchiere J.P. Morgan7. In quel momento Tesla godeva di grande credito presso l’opinione pubblica americana grazie al successo nella guerra delle correnti. Riuscì pertanto a convincere Morgan a finanziare il progetto su cui stava lavorando: la cosiddetta Torre Wardenclyffe8, costruita sull’isola di Long Island.

Ad onor del vero, pare che Tesla avesse bellamente ingannato il ricco banchiere, almeno agli inizi. Per ottenere i finanziamenti necessari alla sua costruzione, non gli disse a cosa servisse realmente la torre, e cioè a compiere esperimenti per la trasmissione dell’energia elettrica senza fili. Lo convinse che si trattava semplicemente di una torre per le telecomunicazioni. Quando Morgan mangiò la foglia, andò su tutte le furie: tolse i finanziamenti a Tesla e lo denigrò in tutti i modi possibili, scatenandogli contro una campagna mediatica invereconda, dove Tesla veniva puntualmente presentato come il proverbiale scienziato pazzo tipico della finzione hollywoodiana. Da quel momento, Tesla si rinchiuse sempre più in se stesso. Morì nel 1943, in solitudine in un albergo di New York. Subito dopo la sua morte, la sua stanza venne posta sotto sequestro dall’FBI ed i sui documenti requisiti. Questi ultimi vennero portati, perché fossero dettagliatamente analizzati, ad uno dei più brillanti scienziati dell’epoca, esperto in energia elettrica9. Il nome di questo scienziato è John G. Trump10, che altri non era che lo zio paterno di Donald.

Tuttavia si può ben comprendere il motivo per cui i più potenti plutocrati dell’epoca ad un certo punto si sentirono obbligati a mettere i bastoni tra le ruote al genio di Tesla. Le sue invenzioni, se effettivamente commercializzate, avrebbero portato ad un’autentica rivoluzione, forse di tipo più umano che industriale, in cui l’energia sarebbe stata disponibile a tutti, a poco prezzo e senza limitazioni nella distribuzione. In altre parole, interi immensi monopoli sarebbero caduti in un battito di ciglia. Tesla si diceva convinto, ad esempio, di poter far volare un aereo inviandogli l’energia necessaria in maniera wireless. Lo stesso sarebbe accaduto per le navi ed anche per le macchine. Immaginate cosa significhi viaggiare in macchina avendo a disposizione un’energia trasmessa senza fili e a poco prezzo: virtualmente, si può fare il giro del mondo intero.

Il fatto che una simile tecnologia possa consentire una forte diminuzione nei livelli di inquinamento è persino un aspetto secondario. Il punto più essenziale è che realmente si potrebbe beneficiare di una libertà di movimento senza precedenti. Facciamo un esempio pratico. Benché la mia autovettura sia una vecchia carretta a GPL, con un pieno di gas e di benzina ho un’autonomia di almeno 800 chilometri. Significa – tanto per dirne una – che da Milano posso andare e tornare dalla Costa Azzurra senza dovermi mai fermare dal distributore. Con una moderna autovettura elettrica (magari proprio una Tesla prodotta da Elon Musk) non si ha certo tutta quest’autonomia; il raggio di azione è decisamente più contenuto.

Ok, questo non è che un esempio banale. Ma serve giusto per dare un’idea di quanta libertà potrebbe consentirci l’avere a disposizione un’energia che possa essere ricevuta in maniera wireless ovunque ci si trovi, per mare, in cielo od in terra. Ognuno di noi può sbizzarrirsi nel pensare alle conseguenze enormemente impattanti che una simile tecnologia potrebbe avere sulla nostra vita. C’è da restarne estasiati. Ma c’è un ma.

In definitiva, il vero business per i grandi monopoli energetici non è tanto la produzione di energia quanto piuttosto la sua distribuzione. Il vero potere di questi monopoli risiede infatti nel controllo assoluto che hanno sulla distribuzione dell’energia prodotta. Facciamo un altro semplice esempio: quando ci accingiamo a saldare una bolletta della corrente, siamo consapevoli di quanto paghiamo effettivamente per i consumi piuttosto che per la quota spese fisse? C’è da star male solo a pensarci. Vi sorprenderà apprendere che persino per gli enti pubblici, come aziende sanitarie e comuni, in molti casi i due terzi della spesa sostenuta per l’elettricità sono dovuti a spese fisse, come imposte o spese per il contatore ed il trasporto, e non a quanto consumato effettivamente11.

Si può quindi ben comprendere perché una tecnologia per la trasmissione di energia senza fili, come quella che Tesla potrebbe aver inventato, potesse essere vista assolutamente come fumo negli occhi da parte di un potente monopolista come era John Pierpont Morgan. Tesla avrebbe potuto ridurlo sul lastrico, visto che Morgan deteneva ingenti partecipazioni nelle società di distribuzione di energia elettrica ma anche in quelle che commerciavano in rame ed in ferro, metalli questi necessari per la costruzione delle stesse linee elettriche.

E qui veniamo al nocciolo della questione. Che Tesla abbia veramente inventato una tecnologia per la trasmissione wireless dell’energia elettrica, questo non lo si può provare. Forse non è che una leggenda metropolitana; forse è verità ed un orribile complotto è stato messo in atto per occultare le sue straordinarie invenzioni. Chi lo sa!? Al momento, non abbiamo ufficialmente a nostra disposizione niente di simile; sicché dobbiamo continuare a fare affidamento sulle nostre tradizionali reti infrastrutturali. Ma gli aneddoti sopra raccontati ci suggeriscono due grandi verità. La prima è che chiunque voglia esercitare un potere concreto deve avere a sua volta un controllo diretto sull’energia a disposizione delle masse di consumatori: un controllo che può non essere necessariamente sulla produzione di energia, ma di sicuro lo deve essere sulla sua distribuzione. La seconda, è che questo stesso esercizio di potere non può prescindere da una rete infrastrutturale perfettamente funzionante perché è su questa che si fonda il prestigio e la potenza economico-militare di uno stato sovrano in concorrenza con gli altri all’interno di un sistema internazionale.

D’altro canto, gli antichi romani sono stati superbi costruttori di strade ed acquedotti. Tutte le strade portano a Roma, si dice correntemente. A pensarci bene, è proprio così. Ancora oggi un gran numero di strade statali italiane ricalca fedelmente il percorso della rete viaria di costruzione romana. Si pensi alla Via Appia che da Roma conduce a Brindisi, all’Aurelia che lambisce la costa tirrenica fino alla Francia, all’Emilia che scende da Milano e a tante altre strade. Per non parlare dei grandi ponti ad arco degli acquedotti che ancora svettano imponenti nonostante il trascorrere dei secoli! Lo stesso impero britannico, nato dalla prima rivoluzione industriale, non si sarebbe mai imposto come egemone senza la macchina a vapore di James Watt ed i giacimenti di carbone delle isole britanniche.

Tuttavia, il caso più eclatante ed al contempo singolare di controllo delle fonti di approvvigionamento energetico consiste nel dollaro americano. Come sappiamo, in base agli accordi di Bretton Woods risalenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il dollaro era stato ancorato all’oro, sicché era teoricamente possibile prima del 1971 recarsi in banca e chiedere, previa restituzione delle Federal Reserve Notes, il corrispettivo in oro: un’oncia d’oro per 35 dollari americani alla fine del periodo di convertibilità. Una volta che Nixon interruppe questa convertibilità del dollaro, si fece largo il petroldollaro.

Non più l’oro fisico ma il petrolio, non a caso detto anche oro nero, era così divenuto il fondamento ultimo del valore del dollaro. Per poter acquistare dai paesi dell’OPEC il petrolio, di cui tutti al mondo hanno giocoforza bisogno, occorreva prima di tutto munirsi di dollari, l’unica valuta che le monarchie del Golfo avrebbero accettato come pagamento per questo bene di primaria importanza. Gli Stati Uniti hanno dunque saputo costruire un impero sul dollaro, ovvero in ultima istanza sul controllo del mercato petrolifero che l’istituzione del petroldollaro rendeva possibile.

Se ci pensiamo bene, anche nel caso dei bitcoin ciò che dà loro valore può essere considerata in ultima istanza l’energia; per la precisione l’energia elettrica che viene consumata nelle server farms in cui si minano i bitcoin e che è necessaria per garantire la gigantesca potenza di calcolo informatico che serve per validare ogni transazione. Come è risaputo, minare bitcoin è un processo estremamente energivoro. Secondo uno studio recente effettuato dall’università di Cambridge, ogni anno per minare bitcoin in tutto il mondo si consumano circa 120 TWh di energia elettrica12: una cifra sbalorditiva, considerando che vi sono paesi anche piuttosto industrializzati e con decine di milioni di abitanti che hanno consumi energetici decisamente inferiori.

Un grande impero che si voglia tale non può dunque prescindere dal controllo delle fonti di approvvigionamento energetico e di conseguenza dal controllo della distribuzione dell’energia medesima, cosa questa il cui fondamento non può che essere una rete infrastrutturale di primissimo ordine. Ad esempio, quante guerre gli Stati Uniti hanno condotto solo per poter mettere le mani sulle riserve di petrolio degli altri paesi? L’energia è tutto. È ciò che fa muovere il pianeta. È ciò che rende ricche le nostre società. La densità energetica, ossia “la quantità di energia immagazzinata in un dato sistema o regione dello spazio per unità di volume o per unità di massa”13, è alla base dello sviluppo umano, soprattutto di quello demografico. Tendenzialmente, più energia è in grado di consumare un paese (evidentemente evitando inutili sprechi), più è in grado di garantire un migliore tenore di vita ai propri cittadini14.

Esiste una correlazione evidente, ad esempio, tra l’Indice di Sviluppo Umano e la quantità di energia pro-capite consumata. Il primo è un indice di sviluppo macroeconomico che tiene conto non solo di fattori prettamente economici, come l’ammontare del PIL di ciascun paese, ma anche di altri fattori incentrati sull’individuo, come l’aspettativa di vita ed il livello di alfabetizzazione delle persone15.

La precedente figura rappresenta appunto l’andamento di questo indice a livello mondiale. Quella che segue invece dà una rappresentazione dei consumi pro-capite di energia elettrica.

Per questo motivo è sempre di fondamentale importanza analizzare qual è l’effettiva capacità da parte dei singoli governi di mettere a disposizione dei propri cittadini quanto più energia possibile, essendovi in gioco non solo il benessere materiale di questi ultimi, ma anche la possibilità degli stati in questione di conquistare un’egemonia politica ed economica su scala internazionale. E qui iniziano le note dolenti, soprattutto per quanto concerne la superpotenza egemone, o che si vuole tale: gli Stati Uniti d’America, appunto.

La nuova amministrazione Biden, sin dai primi minuti dal suo insediamento, ha iniziato a prendere una serie di decisioni che non sembra vadano nella direzione giusta, per lo meno non nella direzione della tutela dei concreti interessi dei cittadini americani. D’altronde, come si suole dire, il buon giorno si vede dal mattino. E quello che si è già visto in queste prime settimane non lascia presagire nulla di buono. Un’immagine che vale più di mille parole; invero un’immagine per palati forti, che però fa già capire quale sarà l’andazzo dei prossimi anni.

Sotto Trump, gli Stati Uniti erano ritornati ad essere un paese pressoché autosufficiente dal punto di vista energetico16; anzi, erano ritornati ad essere addirittura il principale produttore al mondo di petrolio, scalzando persino la Russia ed i paesi del Golfo17. Certamente questi risultati così lusinghieri sono stati ottenuti grazie alle tecnologie legate allo scisto ed al fracking, particolarmente invise agli ambientalisti, a detta dei quali comportano conseguenze troppi impattanti che danneggiano l’ambiente ed accelerano il cambiamento climatico (persino Bill Gates non parla più di riscaldamento globale, ma di cambiamento climatico).

Ma è indubbio che questi successi abbiano avuto positive ripercussioni sulla politica estera americana. Quando un paese diminuisce la sua dipendenza energetica da un altro paese, va da sé che la politica che il primo può successivamente implementare nei confronti del secondo risulterà molto meno vincolata. Nell’ottica MAGA, questi conseguimenti ottenuti da Trump sono stati decisamente ragguardevoli.

Ma adesso con Biden cambierà tutto. Ed in peggio, molto in peggio.

1 https://www.teslavital.com/it/nikola-tesla/invenzioni-brevetti/

2 https://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Edison

3 https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_delle_correnti

4 https://it.wikipedia.org/wiki/George_Westinghouse

5 https://www.magnaromagna.it/la-curiosa-storia-dellinvenzione-della-sedia-elettrica/

6 Pizzuti Marco, Scoperte Scientifiche non autorizzate, Edizioni il Punto d’Incontro, 2011, pag. 44.

7 https://it.wikipedia.org/wiki/John_Pierpont_Morgan

8 https://it.wikipedia.org/wiki/Wardenclyffe_Tower

9 https://unitedsquid.com/the-curious-connection-between-nikola-tesla-and-donald-trumps-physicist-uncle/

10 https://en.wikipedia.org/wiki/John_G._Trump

11 https://www.controllabolletta.it/notizie/quanto-pesano-le-quote-fisse-sulla-bolletta-elettrica-2/

12 https://www.affaritaliani.it/green/bitcoin-il-nuovo-oro-della-rete-che-consuma-piu-energia-dell-argentina-722816.html?refresh_ce

13 https://it.wikipedia.org/wiki/Densità_energetica

14 https://www.it.total.com/it/rivista/mondoenergia/elettricita-migliori-condizioni-vita

15 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Indice_di_sviluppo_umano

16 https://it.finance.yahoo.com/notizie/usa-petrolio-indipendenza-energetica-raggiunta-151500287.html?guccounter=1

17 https://www.lindro.it/gli-usa-come-nuova-superpotenza-energetica-quali-sono-le-conseguenze/