In nome della lotta ai cambiamenti climatici, con pochi semplici tratti di penna, ossia con la firma su alcuni dei suoi primissimi executive order, Biden ha già portato alla perdita di diverse decine di migliaia di posti di lavoro fortemente sindacalizzati nel settore energetico. Che sia la seguente la penna con cui Biden ha firmato questi atti?

Uno dei primissimi executive order firmati da Biden riguarda il ritorno degli Stati Uniti agli Accordi di Parigi sul clima1, che Trump aveva ripudiato avendoli giustamente considerati come un indebito favore fatto alla Cina. D’altronde, che senso ha aderire ad un patto sapendo che uno dei contraenti, il maggiore per altro, lo viola sistematicamente? Mentre i governi occidentali, così proni ai desiderata di un’adolescente svedese che marina sistematicamente la scuola, demonizzano i loro stessi cittadini tacciandoli di essere inquinatori seriali ed impongono loro misure sempre più coercitive che hanno un impatto diretto sul loro portafoglio e sui posti di lavoro nei loro paesi, la Cina, che pure aderisce formalmente agli Accordi di Parigi, con la scusa di essere “un paese in via di sviluppo” se ne frega altamente di essi e continua ad inquinare come e più di prima2.

Ugualmente deleterio per il mondo del lavoro negli Stati Uniti è stata la decisione di Biden di interrompere i lavori per la costruzione dell’oleodotto Keystone XL3. Keystone è più propriamente un sistema di oleodotti già esistenti ideati per portare il greggio estratto nello stato petrolifero canadese dell’Alberta ai mercati del Midwest degli Stati Uniti, ad un apposito centro di stoccaggio situato in Oklahoma nonché alle raffinerie texane situate in prossimità del Golfo del Messico. Il Keystone di cui si è sentito ultimamente parlare, denominato appunto Keystone XL, consiste essenzialmente nel progetto di espansione di questo sistema di oleodotti. L’intento era di costruire un altro ramo, accanto a quelli già esistenti, che partendo dallo stesso bacino di sabbie bituminose dell’Alberta, attraverso un tragitto in linea retta, avrebbe dovuto congiungere anche i giacimenti di scisto situati negli stati americani del Montana e del Sud Dakota.

Alla base della decisione di realizzare quest’ulteriore aggiunta, fortissimamente sostenuta dalla precedente amministrazione a guida Trump, vi erano soprattutto motivazioni politiche più ancora che economiche. Lo scopo ultimo era quello di rinsaldare i rapporti commerciali tra due paesi tradizionalmente amici, come Canada e Stati Uniti, e nel contempo di ridurre la dipendenza energetica degli USA da paesi al contrario reputati ostili, come il Venezuela, o inaffidabili in quanto posti in aree del pianeta molto calde, come il Medio Oriente (ad onor del vero, tutti quanti sanno che se il Medio Oriente è una zona calda la colpa è principalmente degli Stati Uniti medesimi). Si era stimato che la costruzione dell’oleodotto avrebbe ridotto del 40% la dipendenza degli USA da questi paesi4.

Solo con lo stop ai lavori per la costruzione dell’oleodotto Keystone XL sono stati persi circa 42.000 posti di lavoro, considerando sia i lavoratori direttamente attivi nello scavo e nella posa delle tubazioni sia quelli dell’indotto5. Altri posti di lavoro, a migliaia se non addirittura a centinaia di migliaia, potrebbero essere presto perduti se Biden dovesse perseguire nelle sue politiche stoltamente ambientaliste. Biden, oltre a bloccare il progetto Keystone XL, ha anche provveduto ad istituire una moratoria di 60 giorni sulle nuove perlustrazioni di petrolio e gas naturale e sui permessi di perforazione nelle terre federali6. Questa decisione sta suscitando non poche preoccupazioni in quegli stati, tipo Texas e New Mexico, le cui entrate fiscali dipendono fortemente dall’industria estrattiva. Secondo Kevin Brady7, membro della Camera dei Rappresentanti per conto dello stato del Texas, in questo solo stato potrebbero presto esserci a rischio ben 120.000 posti di lavoro.

Curiosamente, la decisione di bloccare la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, con conseguente perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, avviene nello stesso momento in cui l’amministrazione Biden è intenta a negoziare un accordo coi Talebani per la costruzione di un gasdotto che, attraverso l’Afghanistan ed il Pakistan, porterebbe il gas del Turkmenistan in India8. Chiaramente, un oleodotto costruito in America inquina ed è un pericolo troppo grosso per l’ambiente perché ci si possa permettere di tutelare così tanti posti di lavoro che danno da vivere ad altrettante famiglie americane. Ma un gasdotto costruito in Asia invece va benissimo: non inquina affatto, anzi profuma di gelsomino. E poco importa se a trarne beneficio è uno stato, come il Turkmenistan, noto per essere poco ligio al rispetto dei diritti umani9. Per di più, se il progetto andasse in porto, i Talebani avrebbero diritto a riscuotere le relative royalties per il passaggio del gas sui territori da loro controllati.

In questa maniera però Biden non solo sta rendendo vani i successi economici della precedente amministrazione Trump: egli sta concretamente minando l’autosufficienza energetica del paese e di conseguenza i suoi margini di manovra in politica estera. Non a caso la politica della nuova amministrazione americana nei confronti dell’Iran, paese che molti degli stessi cittadini americani considerano alla stregua di un nemico mortale, ha subito un evidente cambio di rotta. L’amministrazione Biden si sta dimostrando molto più accondiscendente nei confronti del paese degli Ayatollah rispetto all’amministrazione precedente. Biden ha appena comunicato all’ONU di voler recedere dalla volontà di imporre sanzioni all’Iran, così come era invece volontà di Trump10. Per di più vi sono voci secondo cui la nuova amministrazione americana sarebbe pronta a sedersi ad un tavolo di discussione assieme a rappresentanti iraniani ed agli alleati europei per valutare la possibilità di un ritorno all’intesa sul programma di sviluppo del nucleare da parte del paese mediorientale11. Come ci si ricorderà, Trump si oppose fermamente a questo accordo che era stato sottoscritto dall’amministrazione Obama, considerandolo sciagurato e lesivo degli interessi degli USA.

Cosa che è anche peggio è la sudditanza che la nuova amministrazione pare palesare nei confronti della Cina. Lo scorso primo maggio Trump aveva firmato un executive order, il numero 13920, finalizzato alla protezione della rete di alimentazione elettrica degli Stati Uniti da atti malevoli da parte di avversari stranieri. Quest’ordine esecutivo, in poche parole, vietava alle persone fisiche e giuridiche soggette alla giurisdizione americana di effettuare transazioni per l’acquisto di apparecchiature elettriche progettate, sviluppate, prodotte o fornite da società o persone straniere che fossero state ritenute dal Segretario dell’Energia un rischio potenziale per la sicurezza nazionale12.

Il fine di questo decreto è ben evidente: si vorrebbe evitare che una potenza straniera ostile, segnatamente la Cina, vincendo semplicemente un appalto pubblico, possa mettere le mani sulla rete elettrica nazionale. Orbene, un altro degli atti controversi della nuova amministrazione Biden è stato quello di bloccare questo ordine esecutivo, la cui efficacia risulta ora sospesa per 90 giorni13. Eppure si tratta realmente di una questione di sicurezza nazionale. Lo si è capito chiaramente in questi ultimi giorni, quando un’ondata di gelo estremo ha messo in ginocchio buona parte degli Stati Uniti, in special modo il Texas14, lo stato petrolifero per eccellenza.

Benché sia assolutamente normale estrarre petrolio in regioni dal clima particolarmente freddo, per non dire gelido (come la Siberia), i grandi produttori di petrolio del Texas, dove solitamente il clima è caldo, non hanno mai ritenuto opportuno investire in tecnologie in grado di facilitare l’estrazione di greggio in condizioni climatiche estreme. D’altronde si pensava – invero non a torto – che non se ne avrebbe mai avuto bisogno. Ma questa terribile ondata di gelo ha realmente colto di sorpresa tutti quanti, creando le condizioni per la “tempesta perfetta”.

Prima di tutto, il gelo ha ostacolato le stesse operazioni di estrazione del greggio. Durante le giornate di freddo più intenso, la produzione texana di idrocarburi è calata drasticamente del 40%15. Ma un altro dato risulta ancora più sbalorditivo. A causa del freddo, si è praticamente azzerata la produzione di energia elettrica tramite l’eolico. Infatti il ghiaccio formatosi sulle pale ne ha impedito il funzionamento16. Per colpa di questo blocco pressoché totale delle rinnovabili, nei giorni più critici si sono prodotti rispetto al normale ben 16 GWh di energia elettrica in meno.

Altri 30 GWh di produzione giornaliera sono andati perduti a causa della forte riduzione dell’attività delle centrali elettriche funzionanti ad energia fossile17. Ufficialmente – si è detto – queste ultime hanno dovuto ridurre la produzione a causa del fatto che esse si sono ritrovate prive di scorte sufficienti di combustibile per via del rallentamento nelle operazioni di estrazione del greggio di cui si faceva accenno poco sopra. Ma è un’altra notizia a fare scalpore. A quanto pare, a peggiorare una situazione già di per sé disperata ci ha pensato l’amministrazione Biden. Risulta infatti che il suo segretario ad interim all’energia, David Huizenga18, abbia dato ordine alla ERCOT19, la società che gestisce la rete elettrica del Texas, di non aumentare la produzione di energia tramite l’uso di energia fossili per non sforare i limiti imposti dalle normative antinquinamento20.

Sia quel che sia, complessivamente il calo della produzione di energia elettrica nelle giornate climaticamente più difficili è stata pari a 46 GWh! È facile immaginarsi il seguito. A causa del freddo polare, è letteralmente esplosa la domanda di energia da parte delle utenze private, evidentemente per far funzionare pompe calore e stufette elettriche. E tutto questo mentre calava vertiginosamente, sempre per colpa del gelo, la produzione di corrente. Si sono pertanto verificate le condizioni per una “tempesta perfetta”: la rete elettrica texana è letteralmente collassata, con milioni di persone rimaste per ore ed ore, in alcuni casi anche giorni, senza elettricità e quindi senza neppure la possibilità di scaldarsi21. A questo è seguito pure il collasso della rete idrica dato che pozzi e tubazioni, in case non più debitamente riscaldate, si sono congelati lasciando migliaia di persone senza accesso all’acqua potabile22.

Per quanto direttamente imputabile ad un evento climatico estremo e non facilmente pronosticabile, il collasso delle infrastrutture civili dello stato del Texas non va considerato come un qualcosa di episodico; al contrario è indicativo dello stato di profondo degrado in cui versano quasi tutte le infrastrutture americane. Che sia a seguito di un’ondata di freddo artico in Texas, di un’ondata di calore tropicale in California o di un uragano sull’East Coast, la rete elettrica degli Stati Uniti può essere messa facilmente sotto pressione, causando disagi quantificabili in miliardi di dollari (già adesso si stima che quest’ondata di freddo costerà al Texas danni per oltre 50 miliardi di dollari23).

Gli Stati Uniti, tra i paesi più industrializzati, sono certamente quelli che patiscono più frequentemente di blackout. Da diversi anni oramai il numero di interruzioni di corrente dalla durata di più di un’ora è in aumento costante. Tutto ciò ha ripercussioni non indifferenti sulla stessa economia: si stima che queste frequenti interruzioni costino ai cittadini ed alle imprese americani fino a 150 miliardi di dollari all’anno24. La seguente tabella è piuttosto esplicativa. Mostra il numero di minuti all’anno in cui in media in ogni abitazione privata viene a mancare per le cause più disparate l’erogazione di elettricità. In media ogni anno ogni abitazione americana si vede privata di corrente elettrica per circa 420 minuti, ossia 4 ore. Un dato ben peggiore rispetto a quello dei paesi europei.

Il motivo di queste défaillances è evidente: le infrastrutture sono sempre più vecchie e rinnovi e manutenzioni non sono quasi mai all’altezza. La maggior parte della rete elettrica americana risale agli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso. Addirittura le linee più vecchie, anche se parzialmente rinnovate, risalgono al 1880, ai tempi di Edison! Inoltre, le società che gestiscono le linee sono per lo più società private che agiscono in regime di monopolio. Pertanto esse tendono al massimo profitto, preferendo differire costantemente nel tempo le manutenzioni, visto che danno la priorità ai dividendi da distribuire a CEO ed azionisti25.

Là dove non interviene il privato per manutenere adeguatamente le infrastrutture, dovrebbe intervenire il potere pubblico, quindi lo stato federale o i singoli governi statali. Però la crisi economica del 2008 ha pesantemente impattato sulle finanze di molti stati a causa della forte contrazione del gettito fiscale. Si stima che gli stati americani abbiano perso negli anni seguenti 283 miliardi di dollari in minori tasse. Il gettito fiscale è ritornato solo nel 2013 ai livelli pre-crisi. Di conseguenza, si sono adottate politiche di austerità anche a seguito della riduzione dei contributi da parte dello stato federale ai singoli stati. Le infrastrutture sono state pesantemente penalizzate: in dollari reali, gli investimenti in infrastrutture sono scesi del 3,2% dal 2007 al 201726. E c’è da temere che, a causa della crisi COVID, le cose andranno a peggiorare piuttosto che a migliorare.

Un altro dei motivi per cui gli stati non spendono adeguatamente per le proprie infrastrutture è di natura squisitamente politica: molti governi statali preferiscono spendere risorse non per migliorare le proprie reti infrastrutturali, ma a favore dei propri dipendenti pubblici in modo da crearsi un più ampio consenso elettorale. Noi italiani di politiche clientelari ce ne intendiamo. E rimaniamo stupiti nell’apprendere come tutto il mondo è paese. Ma la verità è che anche in America i dipendenti pubblici sono fortemente tutelati rispetto a quelli privati. Infatti tendono a votare per i democratici. In media guadagnano più dei dipendenti del settore privato: gli oltre 21 milioni di dipendenti pubblici americani percepiscono un salario orario di poco inferiore ai 25 dollari, circa 3 dollari in più rispetto ai quasi 130 milioni di dipendenti del settore privato27.

Ma manutenere adeguatamente una rete infrastrutturale non è solo una questione di soldi; occorre considerare anche il cosiddetto capitale umano. Nel momento in cui le persone preposte alla manutenzione di un’infrastruttura, comuni operai o burocrati locali che siano, sono persone oneste e competenti, si può verosimilmente sperare che le cose vadano per il meglio o che quanto meno siano in grado di evitare errori facilmente evitabili. Ma quando le decisioni vengono prese da individui palesemente incompetenti, il disastro è dietro l’angolo.

Facciamo un esempio concreto. La metropolitana della città di Washington è considerata di gran lunga la peggiore degli USA e tra le peggiori al mondo28. Notizia di per sé sbalorditiva, essendo Washington dagli stessi cittadini americani definita la capitale del “mondo libero”. Disservizi, ritardi sulla linea, tempi di attesa improponibili, guasti, incidenti a volte mortali, continui rincari… Per i pendolari della capitale fare uso della metropolitana significa spesso sottoporsi ad un supplizio giornaliero. Infatti gli utenti da anni calano costantemente, malgrado l’apertura di una nuova linea e di molte altre stazioni29. C’è chi si è posto il problema del perché la metropolitana di Washington funzioni così male ed è convinto di aver trovato la risposta: come direbbe Funny King, è solo una questione di demos!

Pare che la Washington Metropolitan Area Transit Authority, ossia l’ente che gestisce il sistema di trasporto pubblico della capitale americana, abbia un problema di equità razziale, nel senso che nella gestione del personale tende spudoratamente a privilegiare gli afroamericani, a prescindere dalle loro effettive capacità e competenze. Capita così che persone altamente qualificate, come ingegneri con dottorando di ricerca, si vedano rifiutare la domanda di assunzione perché agli occhi del management della WMATA presentano un difetto imperdonabile: sono bianchi. Né c’è speranza per i membri già in servizio appartenenti a questa “minoranza” bianca discriminata di poter far valere i propri diritti: saranno sempre i dipendenti neri, anche se capaci a malapena di leggere e scrivere, ad essere promossi e a godere delle maggiori gratificazioni salariali30. E poi ci si domanda perché la metropolitana di Washington faccia così schifo…

Verosimilmente, il caso della WMATA è un caso limite. Però è innegabile che oggi in America innumerevoli agenzie, in nome del politically correct, stiano adottando sempre più frequentemente linee guida sulla “diversità” che incoraggiano a scegliere impiegati e appaltatori in base al colore della pelle piuttosto che alle sole competenze. E questo rischia di diventare un grossissimo problema, a maggior ragione alla luce del fatto che Biden sta minacciando di regolarizzare milioni e milioni di immigrati clandestini31 e di accoglierne sempre di più32.

Piaccia o no, i figli degli immigrati di oggi saranno il capitale umano su cui dovrà fondarsi l’America del domani. Saranno loro che avranno il compito di provvedere al mantenimento, al miglioramento ed al rinnovamento delle reti infrastrutturali costruite dal capitale umano dell’America di ieri. Ma quest’ultimo era un capitale umano in cui era assolutamente predominante la componente bianca di origine europea della società americana. Quella stessa componente bianca che oggi, al contrario, i vertici politici dello stato, i media mainstream e le grandi Corporation di Wall Street e della Silicon Valley e le Università dalle rette per figli di milionari accusano di ogni nefandezza possibile, compresa quella di essere terroristi domestici33, per il semplice fatto che sono… bianchi. Addirittura la Coca Cola, la più americana delle Corporation americane, ha invitato i propri dipendenti ad essere “less white”, meno bianchi34! Secondo i suoi vertici, difetti come l’arroganza e l’ignoranza sono caratteristiche proprie dell’etnia bianca e solo di questa; pertanto i dipendenti Coca Cola bianchi dovrebbero sforzarsi di essere più umili e imparare dalle altre razze come comportarsi con il prossimo.

Saranno in grado costoro, i figli degli immigrati messicani, honduregni, somali, filippini, indiani, bengalesi, ecc… di provvedere alla manutenzione delle infrastrutture americane, oggi così decrepite, che stanno ereditando dalle passate generazioni di americani di etnia europea? Non potrà che toccare a loro questo onore/onere. Biden l’ha detto chiaramente: la sua amministrazione si concentrerà esclusivamente nell’aiutare queste stesse minoranze.

Ovviamente la mia è una domanda retorica. Sapete già la rispostaè è NO. No che non ci riusciranno. Gli immigrati provengono per lo più da paesi in cui le condizioni di vita standard della popolazione autoctona sono quelle che, loro malgrado, hanno appena sperimentato i cittadini del Texas a causa di cataclisma climatico: paesi in cui le reti elettrica e idrica, sempre che esistano concretamente, sono comunque da considerarsi fatiscenti.

“Sappiamo fare la manutenzione della civiltà?”, si chiedeva Maurizio Blondet in un magistrale pezzo di tempo addietro35. In realtà, in questo si parlava soprattutto della Germania e dell’ossessione tedesca per il cosiddetto Schwarze Null, che consiste nella volontà del governo tedesco di non fare manco un euro di deficit anche se ciò significa far deperire infrastrutture sempre più vetuste. Ma è un discorso pienamente condivisibile ed adattabile al caso americano (in realtà a tutto il mondo). Gli immigrati che a frotte premono sui confini dei paesi occidentali sono abbagliati dagli agi e dall’opulenza della nostra civiltà. Ma nulla è gratis. Con ogni probabilità, non sono assolutamente in grado di comprendere come tutto questo sia stato reso possibile dal genio, dall’abnegazione, dalla volontà e dai sacrifici di generazioni di persone che hanno lavorato alacremente per dare ai propri figli un futuro migliore. Ma come ogni merce deperibile, anche le infrastrutture sono soggette a obsolescenza, e devono essere continuamente manutenute e rinnovate con lo stesso impegno col quale i nostri avi le hanno costruite. Si badi bene: i nostri avi, non quelli degli immigrati.

Se questi immigrati vogliono veramente far parte della nostra società, dovranno dare il loro contributo nella manutenzione della nostra civiltà, partendo appunto dalla manutenzione delle infrastrutture. Ma non ci riusciranno. A loro la nostra civiltà – decadente finché si vuole ma è pur sempre la nostra – interessa solo nella misura in cui assicura loro questi agi e questa opulenza che danno per scontato, senza avere la minima idea di ciò che c’è dietro.

Il caso americano è paradigmatico dell’intero occidente. Come possono gli Stati Uniti d’America atteggiarsi ancora a superpotenza mondiale quando da qui a pochi anni rischiano di ritrovarsi infrastrutture da terzo mondo (sempre che non lo siano già adesso)? In fin dei conti, in caso di conflitto tra americani e cinesi, a questi ultimi neanche conviene arrivare ad uno scontro aperto. Come recita un vecchio adagio delle loro parti: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Gli americani stanno facendo tutto da soli. Si stanno scavando la fossa con le proprie mani. Si tratta di aspettare. Tra qualche anno, di questo passo, le infrastrutture americane saranno così collassate che sarà il caos. Avete presente cosa succede di solito quando in una qualche metropoli americana si verifica per un qualsivoglia motivo un blackout di qualche ora? Torme di afroamericani o latinos – quelli che Biden coccola tanto perché secondo lui hanno tanto sofferto – sono soliti prendere d’assalto lo store sotto casa per rubare tutto ciò che può essere rubato. E questi dovranno manutenere in futuro le infrastrutture dell’America?

Se proprio hanno fretta, i cinesi possono abbreviare i tempi con qualche espediente. Come abbiamo visto sopra, Biden sta loro offrendo la possibilità di infiltrarsi proditoriamente nelle reti infrastrutturali americane. Non serve neanche una bomba EMP: sarebbe più che sufficiente un qualche virus informatico sulla falsariga dello stuxnet con cui USA e Israele hanno ostacolato il programma nucleare iraniano36, oppure una qualche forma di sabotaggio perpetrato dai numerosi doppiogiochisti pronti a vendersi per i proverbiali 30 denari, o magari anche un altro cataclisma climatico più o meno “naturale” (pare che i cinesi siano molto avanti negli studi sulla manipolazione del clima37). Le città americane cadrebbero immediatamente nel caos ed i cinesi l’avrebbero vinta senza neppure più bisogno di combattere.

Trump era l’ultima speranza dell’America per ritornare ad essere grande. Sono bastate poche ore di lavoro alla Casa Bianca (o a Castle Rock?) per capire che i prossimi quattro anni di amministrazione democratica saranno per la maggior parte dei cittadini americani, quelli più patriottici e produttivi, un autentico inferno. Quattro anni così semplicemente l’America non è in grado di sostenerli: collasserà prima. Ecco perché c’è da sperare che Trump possa presto passare al contrattacco. Non c’è proprio più tempo: od ora o mai più. Veramente! Quattro anni così l’America non ce la farà mai a superarli. O Trump la spunta prima o ciaone America. Chi vivrà vedrà.

  • 1 https://www.zerohedge.com/markets/biden-issues-barrage-15-executive-orders-border-climate-immigration-100-day-masking
  • 2 https://www.huffingtonpost.it/entry/con-luso-massiccio-del-carbone-la-cina-violerebbe-laccordo-di-parigi-per-il-clima_it_600a95d7c5b6a0d83a1a4d20
  • 3 https://en.wikipedia.org/wiki/Keystone_Pipeline
  • 4 https://www.lifegate.it/keystone-xl
  • 5 https://www.thegatewaypundit.com/2021/01/woo-hoo-biden-kills-off-estimated-52100-jobs-first-day-president-pandemic/
  • 6 https://www.nytimes.com/2021/01/25/climate/biden-climate-change.html?action=click&module=Top%20Stories&pgtype=Homepage
  • 7 https://en.wikipedia.org/wiki/Kevin_Brady
  • 8 https://noqreport.com/2021/02/18/biden-kills-keystone-but-promotes-pipeline-for-taliban/?utm_source=econ
  • 9 https://it.businessinsider.com/la-vita-in-turkmenistan-la-dittatura-asiatica-piu-rigida-anche-della-corea-del-nord-dove-le-strade-sono-lastricate-di-marmo-e-oro/
  • 10 https://www.breitbart.com/news/biden-withdraws-trumps-restoration-of-un-sanctions-on-iran/
  • 11 https://www.npr.org/2021/02/18/969290646/u-s-ready-to-talk-with-iran-on-nuclear-deal?t=1613766409001
  • 12 https://www.reedsmith.com/en/perspectives/2020/05/executive-order-expands-measures-to-protect-power-grid
  • 13 https://www.thegatewaypundit.com/2021/02/exclusive-bidens-insane-executive-order-climate-change-gave-china-access-us-grid-suddenly-energy-crisis-texas-relationship//
  • 14 https://www.agi.it/estero/news/2021-02-17/gelo-artico-usa-texas-11436135/
  • 15 https://sputniknews.com/us/202102181082113289-crude-prices-soar-as-us-oil-gas-industry-faces-major-disruptions-due-to-arctic-blast-onslaught/
  • 16 https://eu.statesman.com/story/news/2021/02/14/historic-winter-storm-freezes-texas-wind-turbines-hampering-electric-generation/4483230001/
  • 17 htps://lanuovabq.it/it/blackout-in-texas-il-freddo-congela-il-green-new-deal
  • 18 https://en.wikipedia.org/wiki/David_Huizenga
  • 19 https://en.wikipedia.org/wiki/Electric_Reliability_Council_of_Texas
  • 20 https://www.infowars.com/posts/smoking-gun-joe-bidens-dept-of-energy-blocked-texas-from-increasing-power-ahead-of-enduring-storm/
  • 21 https://sputniknews.com/us/202102171082102175-texas-residents-share-stories-of-withstanding-snow-armageddon/
  • 22 https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/la-crisi-energetica-in-texas-sta-diventando-una-crisi-idrica/ar-BB1dOJvY
  • 23 https://www.cbsnews.com/news/texas-water-crisis-winter-storm-power-outages/
  • 24 https://www.ibtimes.com/aging-us-power-grid-blacks-out-more-any-other-developed-nation-1631086
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  • 26 https://www.pewtrusts.org/en/research-and-analysis/issue-briefs/2019/06/lost-decade-casts-a-post-recession-shadow-on-state-finances
  • 27 https://work.chron.com/average-salary-government-employees-7863.html
  • 28 https://cnsmaryland.org/2010/01/28/washington-regions-metro-has-worst-ntsb-record-in-nation/
  • 29 https://www.washingtonexaminer.com/lets-face-it-washington-dcs-metro-is-the-worst-in-the-world
  • 30 https://www.washingtontimes.com/news/2012/mar/26/metro-derailed-by-culture-of-complacence-incompete/
  • 31 https://www.foxnews.com/politics/white-house-biden-citizenship-illegal-immigrants
  • 32 https://www.cnbc.com/2021/02/04/biden-vows-to-allow-more-refugees-into-the-united-states.html
  • 33 https://www.unz.com/pgiraldi/a-domestic-terrorism-law-war-on-dissent-will-proceed-full-speed-ahead/
  • 34 https://www.informationliberation.com/?id=62055
  • 35 https://www.maurizioblondet.it/sappiamo-fare-la-manutenzione-della-civilta/
  • 36 https://it.wikipedia.org/wiki/Stuxnet
  • 37 https://uncut-news.ch/chinesische-wissenschaftler-erzeugen-kuenstlichen-regen-mit-potenziell-schaedlichen-niederfrequenten-schallwellen/
  • https://www.orazero.org/te-la-do-io-lamerica-parte-1/