
Premessa
Nella società contemporanea la post-modernità è caratterizzata dalla negazione dei metanarrativi, dalla sfiducia verso le Stato che ha avvallato pensieri, filosofie e forme distanti dalla Tradizione e l’affermazione che ogni verità è relativa. Questa visione ha anche significato la perdita di valori fondamentali oltre alla mancanza di un sistema di riferimento che fosse una guida spirituale lasciando molte persone in balia di un senso di vuoto e di solitudine.
L’iconostasi è una rappresentazione tangibile di una Realtà Spirituale più ampia e può aiutarci a ripristinare il senso di Sacralità della nostra vita e la trascendenza che abbiamo perduto attraverso l’innalzamento di forme sentimentali che sono anti-creazione della parola umana.
Attraverso tale Arte Sacra, il fedele può sperimentare la presenza di una realtà invisibile e trovare conforto nella connessione con il Divino. Le icone, considerate finestre sull’aldilà, offrono una via di accesso alla bellezza, all’amore e alla guida del mistero divino. Esse ci ricordano che esiste una dimensione spirituale che va oltre la superficie delle cose del mondo materiale.
Un altro concetto di fondamentale importanza nella Mistica Orientale è la Teandria, che si riferisce alla Comunione tra l’uomo e Dio. La Teandria rappresenta la possibilità di sperimentare una vera e propria unione con la TriUnità attraverso una consapevolezza e una visione profonda stimolata da un linguaggio nuovo ed antico.
Attraverso la pratica della meditazione, della preghiera e dello sviluppo interiore, la Teandria ci permette di superare i limiti della nostra mente razionale e di entrare in una dimensione esperienziale più profonda. Essa può fungere da coperta che ci avvolge e ci protegge dalla superficialità e dall’illusione del mondo materiale, aprendo la strada a una comprensione più autentica e incarnata del Divino.
Nel contesto del crollo della post-modernità, l’iconostasi e la Teandria rappresentano strumenti potenti per avvicinarsi alla Mistica più profonda e per ritrovare nel nostro cuore il Sole che brilla e che ci parla con Voce di un Bambino. Attraverso la separazione simbolica dell’iconostasi e l’unione esperienziale della Teandria, possiamo riscoprire un senso di Sacralità, trascendenza e profondità spirituale che molti di noi hanno perso.
Oltre la superficialità, è possibile trovare un rifugio nella Verità e nella Bellezza che è il Nuovo Linguaggio donato gratuitamente al mondo. Sia l’iconostasi che la Teandria ci offrono una coperta che ci avvolge, guidandoci oltre il crollo della post-modernità verso una nuova visione della nostra esistenza. È solo attraverso un allontanamento dalla pura razionalità e dalla relatività che possiamo sperare di trovare un senso di pace, di connessione spirituale e di saggezza profonda.
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Il Simbolismo Teandrico rappresenta un’affascinante interpretazione della presenza di Dio in unità con l’uomo. Questo sistema simbolico è stato sviluppato da studiosi e pensatori spirituali con l’obiettivo di comprendere e comunicare l’essenza della TriUnità attraverso un linguaggio simbolico universale. Nei secoli, molti filosofi, teologi e mistici hanno contribuito alla creazione e alla comprensione di questo sistema, che aiuta ad analizzare e rivelare i diversi aspetti delle divinità stesse, conducendo così a una più profonda comprensione spirituale.
La parola Teandrico” deriva dal greco teòs (dio) e anér (uomo), che significa letteralmente “Divino” e “Umano”. Il termine indica quindi un simbolismo che unisce il Divino e l’Umano, rivelando la presenza delle divinità nella realtà umana attraverso un linguaggio simbolico. Questo simbolismo è presente in molte tradizioni religiose, compresa la mitologia greca, le religioni misteriche, il Cristianesimo, l’Induismo ed altre filosofie spirituali. La Teandria si basa sull’idea che Dio è presente in tutti gli aspetti dell’universo, compresi gli esseri umani. Questo significa che gli esseri umani possono avvicinarsi al Divino e sperimentarlo nella loro stessa esistenza. Tale formulazione utilizza simboli e metafore per rappresentare questa interrelazione tra il Divino e l’umano, cercando di comunicare il profondo significato delle divinità attraverso un linguaggio comprensibile all’umanità. Uno dei concetti centrali del Simbolismo Teandrico è l’idea che Dio sia un archetipo, vale a dire il Modello primordiale o Idea Eterna che rappresentano gli aspetti fondamentali dell’universo. Anche nella mitologia greca, Zeus rappresentava l’archetipo di Dio, mentre Atena rappresentava l’intelletto e l’intuizione. Il Simbolismo diventa un modo per comunicare l’esperienza e il significato profondo di Dio. La Croce è un potente Simbolo Teandrico, rappresentando la Morte e la Resurrezione di Cristo1. La Teandria è un sistema complesso e profondo che mira a rivelare il significato e la presenza di Dio e della TriUnità nel mondo umano. Attraverso simboli e metafore, cerca di comunicare l’essenza e l’interconnessione tra il divino e l’umano. Esplorare questo simbolismo può offrire un’esperienza arricchente e una nuova prospettiva sulle questioni spirituali.
La Teandria
La Teandria è un concetto centrale nel pensiero filosofico e teologico russo, sviluppato in particolare da importanti pensatori come Vladimir S. Solov’ev, Pavel A. Florenskij e Vladimir N. Lossky. Questa concezione tratta della relazione tra Dio e l’uomo, cercando di comprendere come quest’ultimo possa partecipare alla Divinità stessa2.
Vladimir S. Solov’ev, filosofo e teologo russo del XIX secolo, sviluppò una teoria completa della Teandria. Nel suo libro “Il significato dell’amore”, Solov’ev cerca di superare il dualismo che separa Dio e l’uomo, proponendo una teoria dell’unità nella diversità. Egli sostiene che l’uomo può partecipare alla vita divina attraverso l’amore che si manifesta nell’amore tra gli esseri umani. Solov’ev riflette anche sul ruolo di Cristo come ponte tra il divino e l’umano, unendo in sé le due nature.
In “Sulla Teandria e l’incarnazione” di Pavel A. Florenskij, viene approfondito questa intuizione. Florenskij sostiene che la Teandria è la partecipazione dell’uomo alla divinità e della divinità all’uomo pertanto si tratta di una relazione di natura circolare. Egli afferma che l’icona rappresenta questa partecipazione, in quanto l’icona stessa è considerata un’anticipazione del Regno Divino sulla terra. Florenskij si interessa anche alle dimensioni artistiche e simboliche dell’icona come strumento di comunicazione tra il mondo divino e quello umano. I teologi sostengono che la Teandria è un elemento fondamentale della fede cristiana e della visione del mondo specificatamente nella mistica Ortodossa. La possibilità di una partecipazione dell’uomo alla Divinità, attraverso l’amore e l’icona, è vista come il raggiungimento dell’obiettivo ultimato della vita umana. Tuttavia, esistono diverse interpretazioni di questo concetto, in particolare sulla natura della partecipazione umana alla divinità. Alcuni studiosi hanno criticato l’idea della Teandria, sostenendo che può portare a una visione panteistica della realtà, in cui l’uomo diventa parte integrante di Dio. Solov’ev, Florenskij e Lossky si confrontano con queste critiche offrendo un’interpretazione più sottile e complessa della Teandria, che conserva la distinzione tra Dio e l’uomo, pur consentendo una vera partecipazione reciproca. Questi teologi russi cercarono di superare il dualismo tradizionale, offrendo una visione di unità nella diversità, in cui l’uomo può partecipare alla TriUnità attraverso l’amore e l’icona. Nonostante le critiche e le diverse interpretazioni, la concezione della Teandria rimane un punto centrale della Teologia Ortodossa.
Vladimir S. Solov’ev
Il Simbolismo Teandrico di Vladimir Solov’ev ha giocato un ruolo significativo nella sua filosofia e nella sua opera letteraria. Solov’ev, noto filosofo, teologo e poeta russo del XIX secolo, è considerato uno dei principali rappresentanti del simbolismo religioso in Russia.
Il concetto di teandria, unione di Dio e dell’umanità, è un tema centrale nella filosofia di Solov’ev. Egli credeva che l’umanità fosse destinata a unirsi in un’unica comunità armoniosa, nella quale ogni individuo avrebbe raggiunto la propria perfezione spirituale, e che Dio avrebbe trovato la sua manifestazione completa attraverso di essa.
Secondo Solov’ev, il simbolismo teandrico è un mezzo per comunicare e comprendere questa Teandria. I simboli, secondo lui, hanno una realtà intrinseca e possono rivelare verità profonde sull’esistenza umana e divina.
Essi fungono da ponti tra il mondo visibile e quello invisibile, e consentono di esprimere ciò che non può essere compreso solo a livello razionale o discorsivo. Una delle opere più famose di Solov’ev, “Tre conversazioni”, affronta il tema della teandria attraverso i dialoghi tra eroi simbolici che rappresentano diverse filosofie e ideologie del suo tempo. Il protagonista principale, un mistico chiamato Basilio, incarna l’ideale della teandria e cerca di convincere gli altri personaggi dell’importanza di raggiungere l’unione con Dio. Solov’ev utilizza una vasta gamma di simboli nel suo lavoro. Ad esempio, l’albero della conoscenza, presente nel racconto biblico della creazione, simboleggia la conoscenza divina e la ricerca spirituale dell’umanità. Allo stesso modo, l’immagine del Cristo pantocratore rappresenta la perfetta unione tra l’aspetto divino e umano di Gesù3.
Il simbolismo teandrico di Solov’ev non si limita alle sue opere letterarie, ma si estende anche alla sua visione dell’ordine sociale. Egli immaginava una società organizzata secondo principi teandrici, con una leadership spirituale che unisse le diverse fedi e creasse un mondo senza divisioni o conflitti. La visione simbolico-teandrica di Vladimir Solov’ev rappresenta un notevole contributo alla filosofia e alla letteratura russa. Attraverso l’uso dei simboli, Solov’ev ha cercato di comunicare il suo ideale di unione tra Dio e l’umanità, esplorando temi profondi sulla natura dell’esistenza umana e divina. La sua opera ha continuato a influenzare e ispirare una vasta gamma di pensatori, e la sua visione di una teandria universale rimane un’affascinante prospettiva per la comprensione della vita e della spiritualità umana.
“Nei limiti della sua realtà concreta l’uomo è soltanto una parte della natura; ma nelle produzioni del suo spirito – religione, scienza, morale, arte – egli rompe continuamente quei limiti e si rivela come centro della coscienza universale della natura e come anima del mondo.” … “L’uomo non potrà mai essere uguale ad un animale: o si eleva e diventa migliore, o sprofonda in basso e diventa molto peggiore.” V. S. Solov’ev
Pavel A. Florenskij
Pavel Florenskij è stato un filosofo, teologo e matematico russo del XX secolo. La sua opera è stata di grande importanza per il pensiero teologico e filosofico, soprattutto per il suo approccio unico al Simbolismo Teandrico che è un termine coniato dallo stesso Florenskij e che si riferisce alla capacità dei simboli di rivelare la presenza di Dio nel mondo. Secondo Florenskij, i simboli non sono semplici rappresentazioni o oggetti fisici, ma veicoli di Significato Divino che connettono l’uomo al mondo spirituale. Per Florenskij, il simbolo è un mezzo attraverso il quale avviene una trasmutazione del mondo materiale in qualcosa di spirituale e trascendente.
Uno dei concetti chiave nel simbolismo teandrico di Florenskij è l’iconostasi, utilizzata nella Tradizione cristiana orientale come una parete di icone che separa il santuario dal resto della chiesa. Florenskij considerava l’iconostasi come un simbolo della Gerarchia Spirituale e della presenza di Dio. Le icone rappresentavano per lui una finestra verso il mondo soprannaturale, in cui Dio si manifesta attraverso il sacro.
Secondo Florenskij, ogni simbolo ha un significato intrinseco che viene rivelato solo attraverso l’esperienza personale e spirituale. Ad esempio, il simbolo della croce non è semplicemente un pezzo di legno, ma rappresenta la sofferenza, la morte e la redenzione di Cristo. Solo coloro che comprendono profondamente il significato della croce possono sperimentare la sua vera rivelazione divina.
Florenskij affronta anche il concetto di simbolo inverso, in cui il simbolo è reso oscuro o distorto. Questo avviene quando il simbolo non è interpretato correttamente o quando viene utilizzato per ragioni egoistiche o maliziose.
Egli sostiene che è necessario evitare l’uso indebolito o perverso dei simboli, poiché ciò può portare a una distorsione della comprensione dell’uomo e del divino. Il Simbolismo Teandrico in Florenskij ha anche implicazioni per la teologia del corpo infatti il filosofo considerava il corpo umano come un simbolo dell’unità tra l’anima e il corpo, e quindi come un mezzo attraverso il quale la divinità si manifesta nell’uomo. Questa visione è in contrasto con l’idea che solo l’anima sia importante per la spiritualità. Per Florenskij, il corpo è divinamente creato e deve essere considerato sacro pertanto esso è il Tempio di Dio4. Florenskij offre un’elaborata teoria sul significato e l’importanza dei simboli nella comprensione della presenza divina nel mondo. Egli afferma che i simboli sono più di semplici rappresentazioni, ma veicoli di significato spirituale che devono essere compresi e interpretati correttamente. Il suo pensiero inizia a trattare del simbolismo come una forma essenziale di comunicazione tra l’uomo e il divino, aprendo nuove dimensioni nell’approccio al Sacro.
…la fonte delle icone può essere quadruplice, vale a dire:
1. biblica, poggiante sulla realtà di una data parola di Dio;
2. ritrattistica, poggiante sull’esperienza personale e sul ricordo del pittore d’icone, contemporaneo dei volti e degli eventi che raffigura e che gli fu dato di vedere non soltanto come fatti esterni ma anche come spirituali illuminazioni;
3. figurativa tradizionale, poggiante sulla comunicazione orale o scritta d’un’esperienza spirituale altrui, avvenuta nel tempo passato;
4. infine, le icone rivelate, dipinte secondo una personale esperienza spirituale del pittore d’icone, una visione o un sogno misterioso. (Estratto da “Le Porte Regali” – Ed. Adelphi)
Vladimir N. Lossky
Secondo Lossky, la Mistica Teandrica si focalizza sull’unione tra Dio e l’uomo in Cristo. Egli sostiene che l’incarnazione di Dio in Gesù Cristo permette all’uomo di entrare in comunione con il Divino. Questa unione, però, non avviene attraverso una semplice fusione tra la Divinità e l’umanità, ma piuttosto attraverso una coesistenza delle due nature5.
La Mistica Teandrica di Lossky si basa sulla concezione ortodossa del “doppio movimento” dell’unione divina-umana. Questo movimento comprende da una parte la discesa di Dio verso l’uomo attraverso l’incarnazione di Cristo e dallo Spirito Santo, e d’altra parte l’ascesa dell’uomo verso Dio attraverso il dono della Grazia divina.
Secondo Lossky, questa unione mistica con Dio non è solo un’esperienza personale, ma coinvolge anche la comunità dei credenti. Egli sostiene che la Chiesa ortodossa è il luogo in cui la Mistica Teandrica si manifesta pienamente attraverso i sacramenti, la preghiera comune e la vita spirituale dei fedeli. Vladimir Lossky ha avuto un impatto significativo nella Tradizione teologica ortodossa e ha influenzato molti studiosi e teologi successivi. La sua concezione dell’unione divina-umana attraverso la teandria offre un approccio profondo ed elevato alla mistica, che abbraccia sia l’aspetto personale che quello comunitario della fede. Nell’icona, si vede la figura di un uomo in preghiera, con le mani alzate e la testa china. Questo uomo rappresenta l’umanità che si avvicina a Dio nella preghiera e nella meditazione. La sua posizione genuflessa sottolinea l’atteggiamento di umiltà e riverenza verso il Divino6.
La figura dell’uomo è circondata da un alone di luce dorata, che rappresenta la presenza divina. Questo simbolo di luce indica che Dio è qui, presente e pronto a ascoltare le preghiere dell’uomo. La luce rappresenta anche la verità e l’illuminazione spirituale che deriva dalla comunione con il Divino. Sopra l’uomo, vi è una rappresentazione simbolica della Trinità Divina. Si vedono tre volti che emergono dal cielo, ognuno con una corona d’oro. Questi Volti rappresentano le tre persone della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Ogni volto è simile, sottolineando l’unità delle tre Persone in un unico Dio. Al centro dell’icona, c’è un cerchio dorato che rappresenta l’unità e l’armonia della Trinità. Insieme, i tre Volti formano una sola immagine, evocando l’essenza indivisibile di Dio. L’icona di Lossky sottolinea l’importanza della Trinità nella fede ortodossa e la centralità di questa dottrina nella vita spirituale dei credenti.
L’icona di Vladimir Lossky non è solo un semplice oggetto artistico, ma un potente strumento spirituale che invita il fedele a riflettere sulla sua relazione con Dio e a contemplare la bellezza e la profondità della Trinità divina.
Lossky ha utilizzato l’arte dell’icona per trasmettere i misteri della fede in una forma visuale e accessibile, permettendo al fedele di interagire con la teologia e la spiritualità in modo più tangibile. La visione Trinitaria rappresentata nella sua icona ci ricorda l’importanza di accogliere la presenza di Dio nella nostra vita e di coltivare una relazione personale con Lui. Ci invita a cercare l’illuminazione spirituale nella preghiera e nella contemplazione, riconoscendo che la nostra esperienza di Dio non è solitaria, ma Trinitaria, in comunione con le tre Ipostasi.
Per parlare di Dio in sé, al di fuori di ogni legame cosmologico, di ogni coinvolgimento nell’oikonomia rispetto al mondo creato, bisognerà invece che la teologia, la conoscenza che possiamo avere della Trinità consustanziale, sia il risultato di una via di astrazione, di decantazione apofatica7 attraverso la negazione di tutte le appropriazioni (Bontà, Sapienza, Vita, Amore, ecc. … ) che possono riferirsi alle nozioni delle ipostasi divine sul piano dell’economia,2 di tutti gli attributi che manifestano la natura divina nella creazione. Ciò che sussisterà, al di là di ogni negazione o posizione, è la nozione della differenza ipostatica assoluta e dell’identità essenziale altrettanto assoluta del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E tuttavia i termini e le distinzioni triadologiche – natura, essenza, persona, ipostasi – resteranno ancora impropri, nonostante la loro purezza matematica (o, forse, a causa di tale purezza) e esprimeranno soprattutto l’insufficienza del linguaggio e lo scacco del pensiero davanti al mistero del Dio personale che si rivela trascendente rispetto ad ogni rapporto col creato. Se ogni teologia trinitaria che vuole essere libera da implicazioni cosmologiche deve ricorrere all’apofasi per poter attribuire alcune sue nozioni all’aldilà di un Dio in sé, potremmo anche domandarci se ogni apofasi che si può trovare presso i pensatori cristiani porti necessariamente a una teologia trinitaria. (V. Lossky – L’apofasi è la Teologia Trinitaria)
Lo spazio TriUnitario dell’Iconografia
L’iconografia russa è caratterizzata da un forte simbolismo religioso e spirituale. Uno dei simboli più comuni nell’iconografia è la Croce. La Croce Ortodossa è diversa da quella occidentale, in quanto ha tre traversi anziché uno. La Croce simboleggia la Morte e la Risurrezione di Cristo, nonché la vittoria dell’Amore di Dio sul male. È spesso presente in molte icone, sia come croce solitaria che come parte integrante della composizione. Un altro simbolo comune nell’iconografia è la Vergine Maria denominata Théotokos.
Raffigurata spesso con il Bambino Gesù tra le braccia, la Théotokos simboleggia la Maternità Divina e la Misericordia di Dio. È considerata una delle figure più importanti dell’iconografia e viene spesso rappresentata con un manto azzurro, che simboleggia la sua purezza. Altri simboli ricorrenti includono gli angeli, che rappresentano la presenza divina, e gli apostoli, che rappresentano la diffusione del Cristianesimo. Le porte di un’icona simboleggiano il passaggio tra il mondo fisico e il mondo spirituale, mentre i colori utilizzati nelle icone possono avere un significato specifico (ad esempio, il blu rappresenta la Divinità, il rosso il Sangue sacrificale di Cristo e il Verde la speranza). L’uso di simboli nell’iconografia8 non è solo decorativo, ma ha lo scopo di trasmettere un messaggio spirituale e incoraggiare la contemplazione e la preghiera. Le icone sono venerate come finestre sul Divino e come mediatori tra il mondo terreno e quello celeste.
L’iconostasi non è solo un elemento architettonico della Chiesa Ortodossa, ma anche un simbolo profondamente radicato nella cultura e nella spiritualità. L’iconostasi rappresenta la Gerusalemme celeste, la porta tra il mondo terreno e il mondo divino. Essa è un ponte di comunicazione tra l’umano e il divino, tra la terra e il cielo.
L’approfondimento del significato dei diversi elementi dell’iconostasi aiuta nella comprensione di un ordine particolare nel simbolismo Teandrico, come i Santi rappresentati nelle icone e le porte che dividono le diverse sezioni dell’iconostasi, ciò mette in evidenza l’importanza dell’iconostasi come uno spazio sacro e come un’opera d’arte che contiene simboli e significati profondi. L’icona riflette l’Unità Divina nella sua tri-dimensionalità, rappresentante il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo come una Sola e Unica Realtà. L’Icona mostra anche il rapporto reciproco d’amore tra le tre Ipostasi, offrendo un’esperienza di comunione e di partecipazione a questo mistero.
Un aspetto importante della Visione Trinitaria dell’icona è la sua funzione liturgica. Va sottolineato che l’icona non è solo un oggetto d’arte da contemplare, ma un mezzo di preghiera e di venerazione. Attraverso l’icona, il credente può entrare in comunione con la Realtà Divina e sperimentare la presenza di Dio nella propria vita.
L’icona nella sua essenza pittorica prevede un ascetismo pertanto non deve essere considerata un prodotto dell’estetica umana, ma una manifestazione della Grazia Divina. L’artista deve essere trasformato spiritualmente, purificato dai desideri terreni e trascendere la dimensione materiale per creare un’icona che possa essere luogo di incontro con il divino. Si deve evidenziare l’importanza dell’icona come strumento di educazione teologica. Attraverso l’icona, i credenti possono apprendere i principi fondamentali della Fede Cristiana e alimentare la loro devozione. L’icona è un libro aperto, che racconta storie bibliche e illustra la verità teologica in modo chiaro e comprensibile.
La Trinità di Rublev9 è una delle più famose icone nel mondo ortodosso, e rappresenta un simbolo di grande importanza e spiritualità per i credenti di questa religione. Realizzata dal monaco pittore Andrei Rublev nel XV secolo, l’icona rappresenta il Mistero della Santissima Trinità.
L’icona, dipinta su legno con tecnica a tempera, raffigura tre figure angeliche sedute attorno a una tavola, simboleggiando l’ultima cena. I tre angeli, ciascuno con una tunica dai colori diversi, rappresentano rispettivamente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. I colori utilizzati da Rublev sono delicati e luminosi, dando all’icona un senso di pace e armonia.
La Trinità di Rublev non si limita ad essere un’opera d’arte, ma ha anche un significato teologico profondo. Con il suo stile semplice e simbolico, Rublev ha trasmesso un messaggio di unità e amore tra le persone, riflettendo il concetto di Trinità come unione perfetta e indivisibile di Dio.
L’icona è diventata particolarmente popolare nel mondo ortodosso perché rappresenta un invito alla comunione con Dio e con gli altri. I tre angeli sono raffigurati come figure umane solide e serene, che invitano i fedeli a unirsi a loro nel banchetto celeste. Simboleggia anche l’accoglienza di Dio nell’amore e nella compassione, trasmettendo un senso di pace e speranza.
Ogni dettaglio dell’icona è carico di significato. Ad esempio, il calice centrale sulla tavola rappresenta il calice dell’Eucaristia, simbolo della presenza di Cristo in mezzo ai credenti, mentre l’albero dietro gli angeli richiama il roveto ardente dell’Antico Testamento, un segno di santità e rivelazione divina. La Trinità di Rublev è divenuta un’icona centrale nell’adorazione e nella preghiera degli ortodossi, tanto da essere considerata un talismano spirituale. L’icona viene spesso riprodotta e collocata nelle chiese, nelle case e negli oggetti sacri, come un modo per richiamare la presenza di Dio e per favorire il contatto spirituale con La TriUnità.
Inoltre, la Trinità di Rublev ha un forte impatto artistico e culturale. L’icona rappresenta il raggiungimento di un equilibrio perfetto tra forma e colore, esprimendo così l’idea di bellezza divina. Le sue delicate tonalità e i suoi dettagli accurati esercitano un grande fascino sugli spettatori, attirandoli in un mondo di spiritualità e contemplazione.
Tale Icona è di grande importanza nel mondo ortodosso. Oltre ad essere una straordinaria opera artistica, rappresenta un invito alla comunione e all’unione con Dio e con gli altri. Tramite i suoi simboli e la sua forma armoniosa, l’icona trasmette un senso di pace, speranza e bellezza divina così come la venerazione della Théotokos, o Madre di Dio, è un elemento centrale nella Tradizione e nell’iconografia della Chiesa ortodossa. La Théotokos occupa un ruolo di estrema importanza nella spiritualità ortodossa, essendo considerata come colei che ha portato nel mondo il Figlio Unigenito di Dio.
L’iconografia relativa alla Théotokos si sviluppa fin dai primi secoli del Cristianesimo e riflette l’importanza teologica attribuita a Maria nella Tradizione ortodossa. Uno dei più antichi e influenti tipi di iconografia della Théotokos è l’icona di “Hodegetria”. Questa rappresentazione, che deriva dal greco “Colei che indica la via”, raffigura la Vergine Maria che tiene in braccio il Bambino Gesù, mentre con la mano destra indica verso di Lui.
Questa icona simboleggia la funzione di Maria come guida spirituale, indicando ai fedeli la via verso Cristo. Un’altra icona significativa è l’icona di “Panagia”. Questa raffigurazione mostra Maria SS. come Regina dei cieli, circondata da angeli e santi. L’icona di Panagia è spesso caratterizzata da uno sfondo dorato per rappresentare la Sacralità e la Gloria celeste di Maria.
Un’altra iconografia diffusa è la “Vladimirskaya”, o icona di Vladimir. Questa icona è una delle più venerate nella Tradizione ortodossa e mostra Maria che tiene il Bambino Gesù tra le braccia. Questa icona è stata oggetto di pellegrinaggi e venerazione da parte dei fedeli per secoli. Le icone della Théotokos possono essere adornate con varie simbologie, come la corona sul capo di Maria per indicarne la regalità e la corona posta sul capo di Gesù per rappresentarne la sua divinità. Inoltre, le icone possono anche essere caratterizzate da colori specifici, come il blu che simboleggia la purezza e l’eternità della Vergine.
La Tradizione iconografica della Théotokos è stata influenzata da diverse correnti artistiche nel corso dei secoli, ma ha mantenuto sempre un forte legame con la Tradizione ecclesiastica e teologica ortodossa. Lo stesso Andrej Rublev nel XV secolo, hanno contribuito a definire gli standard e gli stili della rappresentazione della Théotokos. Nell’iconografia ortodossa, la Resurrezione di Gesù Cristo è un tema cruciale e ricorrente che viene raffigurato con grande enfasi e spirito nelle opere d’arte. Queste rappresentazioni offrono una potente testimonianza visiva della fede e delle convinzioni teologiche della Chiesa Ortodossa sulla Risurrezione. Proprio la Resurrezione di Gesù è considerata l’evento centrale della Cristianità, in quanto rappresenta la vittoria di Cristo sulla morte e la garanzia della vita eterna per i credenti. Nelle Icone ortodosse, l’immagine della Risurrezione viene spesso resa attraverso una serie di simboli e scene che trasmettono il significato profondo di questo evento.
Una tipica icona della Resurrezione presenta Cristo Risorto in tutta la sua Gloria e Potenza. Di solito viene raffigurato emergente dal suo sepolcro, circondato da una luce divina che irradia intorno a lui. Gesù è spesso raffigurato indossando abiti bianchi o luminosi, simbolo della Sua Purezza e Divinità. Accanto a Cristo Risorto, ci sono spesso rappresentazioni di angeli o santi. Questi personaggi sono spesso raffigurati in modo dinamico e festoso, con espressioni di gioia e meraviglia. Questo è un richiamo al grande miracolo della risurrezione e sottolinea l’importanza della comunità dei credenti nella sperimentazione della vittoria di Cristo sulla morte.
Inoltre, molte icone della Resurrezione includono elementi simbolici che richiamano la vittoria di Cristo. Ad esempio, potrebbe esserci una grande porta abbattuta a terra, simbolo del dominio di Cristo sulla morte e sulla distruzione. Alcune icone presentano anche le porte degli inferi spezzate o distrutte, sottolineando la liberazione dei giusti dal potere della morte attraverso la risurrezione di Cristo. Un altro simbolo importante presente nelle icone della Resurrezione è la figura di Adamo. Adamo viene spesso raffigurato risorto insieme a Cristo, rappresentando l’intera umanità che condivide nella vittoria di Cristo sulla morte. Questa rappresentazione sottolinea il senso di speranza e di liberazione che la risurrezione di Cristo offre a tutte le persone. Le icone della Resurrezione nella Tradizione Ortodossa sono spesso create con grande attenzione ai dettagli e all’iconografia sacra. I colori, le pose dei personaggi e gli elementi simbolici sono tutti accuratamente selezionati per trasmettere il significato teologico della risurrezione. Le icone della Resurrezione sono spesso oggetto di devozione e venerazione all’interno della comunità ortodossa. Queste immagini sacre sono considerate come finestre sulla realtà divina e sulla promessa di vita eterna che la risurrezione offre a tutti i credenti.
Per concludere, l’iconografia ortodossa offre una rappresentazione visiva straordinaria su ogni tema relativo alla TriUnità. Attraverso i simboli e le scene presenti nelle icone, i credenti sono chiamati a riflettere sulla vittoria di Cristo sulla morte e a trovare speranza nel dono della vita eterna che è stata garantita attraverso la Sua Risurrezione.
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- 1 Quel che fu da principio, quel che abbiamo veduto con gli occhi nostri, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani han toccato del Verbo della vita -e la vita s’è manifestata, e noi l’abbiamo veduta e l’attestiamo, e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre ed è apparsa a noi quello [dico] che abbiamo veduto e udito, lo annunziamo a voi, affinché pur voi abbiate società con noi e la società nostra sia col Padre e col Figliuol suo Gesù Cristo. E questo vi scriviamo, affinché ne godiate e il gaudio vostro sia pieno. (Giovanni 1, 1-3)
- 2 “La gioia spirituale che proviene dallo spirito nel corpo non viene in alcun modo corrotta dalla sua associazione con il corpo, ma cambia il corpo e lo spiritualizza. Poiché allora si spoglia delle immonde concupiscenze della carne, non trascina più l’anima verso il basso, ma si innalza insieme ad essa, così che tutto l’uomo diventa spirito, come sta scritto: «e ciò che è nato dallo Spirito è spirito.” (Giovanni 3:6-8).
- 3 Cfr. V. Solov’ev – Il significato dell’Amore – “l’uomo ha anche la capacità di valutare i propri stati e le proprie azioni, e qualsiasi fatto in generale, non solo in rapporto ad altri fatti singoli, ma anche in rapporto a norme ideali universali; la sua coscienza, oltre che dai fenomeni della vita, è determinata dalla ragione della verità. Conformando le proprie azioni a questa coscienza superiore, l’uomo può perfezionare all’infinito la propria vita e la propria natura, senza uscire dai limiti della forma umana. Proprio per questo egli è l’essere supremo del mondo naturale e il fine reale del processo creativo universale; infatti, a prescindere dall’Essere, che di per se stesso è l’eterna e assoluta verità, l’unico, tra tutti gli altri, che sia capace di conoscere e di realizzare in se stesso la verità è anche l’essere supremo, e non in senso relativo ma in senso assoluto. E quale motivo ragionevole potrebbe mai essere addotto per la creazione di forme nuove ed essenzialmente più perfette, quando esiste già una forma capace di un auto-perfezionamento infinito e atta a racchiudere in sé la pienezza del contenuto assoluto? Con l’apparizione di una forma come questa ogni ulteriore progresso può consistere solo nei successivi gradi della sua evoluzione e non invece nella sua sostituzione con delle creature di altro tipo o con forme dell’essere mai apparse prima. È questa la differenza essenziale tra il processo cosmogonico e quello storico”.
- 4 Cfr. Pavel A. Florenskij – le porte Regali – Adelphi – “L’essere dell’uomo è l’immagine di Dio e poiché il peccato ha compenetrato tutto il «tempio» del creato, secondo l’Apostolo la persona non soltanto non è l’espressione esterna dell’essere della persona, ma anzi cela quest’essere. La manifestazione fenomenica della persona ne estirpa il nucleo essenziale e così svuotandola ne fa un guscio. La manifestazione fenomenica, che è la luce con cui penetra nel percipiente il percepito, allora diventa tenebra, che separa, isola il percepito dal percipiente, e nel contempo da sé stessa come percipiente: il «fenomeno» nel senso popolare-comune, platonico, ecclesiale di apparizione o rivelazione della realtà, divenne il «fenomeno» come fenomenicità kantiana, positivistica, illusionistica. Sarebbe un grosso errore dire che la manifestazione fenomenica kantiana non esiste e che questo termine è privo di senso come sarebbe un errore ancor più grande negare l’esistenza della manifestazione fenomenica platonici e il senso del termine corrispondente. Ma l’un e l’altro appartengono a diverse fasi spirituali dell’esistenza, e il platonismo, specie nella concezione ecclesiale del mondo, mira alla bontà e alla santità, mentre la fase kantiana al male e al peccato; ma né a quella né a questa tendenza del pensiero manca un suo oggetto d’indagine”.
- 5 Cfr. Leonid Ouspensky – “Esicasmo ed umanesimo. Il rinascimento paleologo” – “L’esperienza spirituale ortodossa supera l’antica e costante opposizione tra spirito e materia; entrambi sono uniti in comune comunione con ciò che li supera. È una riduzione del sensibile al mentale, non una materializzazione dello spirituale, ma una comunione di tutto l’uomo nella sua totalità con l’Increato», una comunione personale che è dimostrabile piuttosto che descrivibile. Questa esperienza di vita è naturalmente antinomiana e non rientra nel quadro del pensiero filosofico. La negazione da parte degli umanisti dell’increatività della Luce del Tabor è in effetti una negazione della possibilità di una vera trasfigurazione corporea percepibile. È il corpo umano il loro ostacolo. L’idea dell’inclusione del corpo nella conoscenza di Dio e della trasfigurazione rimane loro incomprensibile. La dottrina di Barlaam e dei suoi seguaci, che vedono nella Luce del Tabor solo un fenomeno creato (in linguaggio moderno, un “fenomeno psichico-illusorio”), si fonda sulla concezione docetica del corpo, sul rifiuto della possibilità della sua trasformazione, all’affermazione di una divisione tra l’energia divina e l’energia umana, alla loro incompatibilità e impossibilità di essere in sinergia.
- 6 Cfr. Simone Weil – “La Grecia e le intuizioni precristiane” – Ed. Rusconi 1974“Quanto a ciò che opera la salvezza, la grazia accompagnata da gioia e dolore è una cosa che noi riceviamo senza avervi parte alcuna, se non quella di mantenerci esposti alla grazia, cioè mantenere l’attenzione orientata con amore verso il bene. Il resto, penoso o dolce, si compie in noi senza di noi. Questa è la prova che è veramente una mistica: che ci sia il secondo elemento”.
- 7 “Nella logica aristotelica, riferito a ciò che separa una cosa da un’altra, che nega l’appartenenza di un predicato a un soggetto La teologia apofatica (in opposizione alla catafatica) è quella che procede alla conoscenza di Dio per via di negazioni, dicendo ciò che Dio non è”. – Treccani
- 8 Cfr. Pavel Evdokìmov “Teologia della Bellezza. L’arte dell’Icona”. San Paolo Editrice 1990 «Il bello è lo splendore del vero», diceva Platone: affermazione che il genio della lingua greca ha completato coniando un termine unico, kalokagathía, che del buono e del bello fa i due versanti di un’unica vetta. Al grado ultimo della sintesi, quello della Bibbia, il vero e il bene si offrono alla contemplazione, la loro vivente simbiosi segna l’integrità dell’essere e fa scaturire la bellezza. «L’uccello sul ramo, il giglio nel campo, il cervo nella foresta, il pesce nel mare, schiere innumerevoli di uomini lieti proclamano nella gioia: Dio è amore! Ma al di sotto, e come portante tutte queste voci, come il basso muggente sotto i chiari soprani, si ode, de profundis, la voce dei sacrificati: Dio è amore!»23.I sacrificati, i martiri, questi «amici feriti dello Sposo» che «si offrono in spettacolo agli angeli e agli uomini», rappresentano gli accordi fondamentali dell’immenso canto della salvezza. Spighe mietute, il Signore le ripone nei granai del suo Regno. La Tradizione scorge in essi la conformazione al Cristo nella Bellezza; Nicola Cabasilas, il grande liturgista del secolo XIV, lo dice parlando di «coloro che seppero amare al di là di tutto la Somma Bellezza», seme del divino, «agape radicata nel cuore».
- 9 “Il più celebre tra i pittori russi d’icone. Le date della sua vita sono poco conosciute: lo Snegirev suppone che sia nato verso il 1370 e lo dice originario di Pskov. Si sa con più certezza ch’egli fu monaco nel convento di Troicko-Sergevskij vicino a Mosca e si ritiene che morì verso il 1430 a Mosca, nel monastero Spaso-Andronikov. Nel 1405 il R. dipinse in collaborazione col suo “compagno di digiuno”, il monaco Daniele Cerny, aiuto del monaco Teofane il Greco, e con Prokhor di Gorodez, gli affreschi della cattedrale dell’Annunciazione nel Kremlino di Mosca. Nel 1408 eseguì lavori dello stesso genere, sempre in collaborazione con Daniele Cerny, nella chiesa della Dormizione della Vergine a Vladimir”. Fonte: https://www.treccani.it/enciclopedia/andrej-rublev_(Enciclopedia-Italiana)/


