“Che tu possa vivere in tempi interessanti”, recita un noto proverbio cinese. In realtà, come molti sanno, si tratta non tanto di un benevolo augurio quanto piuttosto di una vera e propria maledizione. Per un cinese vivere tempi interessanti significa essenzialmente attraversare un periodo di forte cambiamento nel quale tutti i punti di riferimento e le certezze acquisite nel corso degli anni vengono meno, mettendo così a dura prova la resistenza e la capacità di sopravvivere (oggi si direbbe resilienza) di ciascuno di noi. E non vi è dubbio che quelli in cui viviamo siano – nostro malgrado – tempi veramente interessanti.

Quanti sono gli eventi che in questi ultimi tempi stanno veramente saggiando, per così dire, le nostre capacità di resilienza? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Da dove iniziare? C’è innanzitutto il green pass, che almeno in Italia è diventato obbligatorio per esercitare quello che dovrebbe essere il più basilare diritto dell’essere umano e come tale non soggetto ad alcuna limitazione, ossia il diritto di poter svolgere in libertà il proprio lavoro e con esso la possibilità di guadagnarsi con onestà e dedizione di che vivere e sfamare la propria famiglia. Qualcuno osa chiamarlo strumento di libertà grazie al quale sarà possibile far ripartire il paese. Sfugge però il nesso: si fatica a capire come possa garantire la libertà, essendo questa connaturata all’uomo in quanto tale, uno strumento privo di fondamenti giuridici e scientifici che subordina la stessa libertà al rilascio di un lasciapassare. Parimenti viene difficile comprendere la soddisfazione di coloro che si sentono liberi potendo esibire un attestato di libertà.

Poi ci sono le continue e giustificate manifestazioni di piazza da parte di un numero sempre più consistente di cittadini che sono a loro volta sempre più esasperati dalle restrizioni di cui sono fatti oggetto da parte dei propri governanti e che da ormai due anni impattano gravemente sulle loro vite. Queste proteste avvengono ormai a scadenza quotidiana quasi in ogni parte del mondo. D’altro canto, cosa può fare la gente comune se non manifestare la propria rabbia ed il proprio dissenso quando è soggetta a misure, quale il principio del no jab no job, che vengono a ragione percepite come una perniciosa vessazione, per non dire addirittura un vile ricatto? Per di più non poche preoccupazioni stanno emergendo sull’effettiva efficacia dei vaccini.

Il presente grafico dimostra come nel Regno Unito, fatta eccezione per la fascia di età che comprende i giovani e giovanissimi, la maggior parte delle persone che hanno recentemente contratto la malattia siano persone vaccinate. Essendoci il concreto rischio di un considerevole aumento dei contagi nel prossimo futuro, il primo ministro Boris Johnson ha incominciato ad invitare i cittadini britannici a sottoporsi alla terza dose di vaccinazione la quale, secondo lui, si sarebbe ormai resa necessaria perché la doppia dose «non ti protegge dal contrarre la malattia e non ti protegge dal trasmetterla»1.

Si tratta questa di una dichiarazione che merita un approfondimento da parte nostra. Johnson, nell’esortare alla terza dose, ha sì specificato che il vaccino evita di contrarre la malattia in forma grave; però c’è da chiedersi se l’eventuale terza dose potrà riuscire là dove le prime due hanno fallito. Perché è evidente che di fallimento si deve parlare: altrimenti mai si sarebbe resa necessaria una terza dose. Ma soprattutto è questa una dichiarazione che smonta apertamente il teorema oggi imperante: quello che equipara le persone non vaccinate a degli untori. Secondo il primo ministro britannico si può continuare ad essere contagiosi a prescindere dal fatto che si sia vaccinati o meno. Tutti coloro che, essendosi vaccinati, si ritengono immuni nel senso che non sarebbero più in grado di contagiare, ecco, sappiano che secondo il primo ministro britannico ciò non è vero: anche loro contagiano. Ma se è vero che contagiano, qual è l’utilità del green pass? L’unica ratio che renderebbe ragionevole il green pass è la constatazione che i non vaccinati, a differenza dei vaccinati, possano costituire un pericolo per il prossimo, in quanto potenzialmente contagiosi. Johnson afferma il contrario; o meglio, afferma che si può venire contagiati anche da persone vaccinate.

Sarebbe dunque opportuno, anzi necessario nonché profondamente giusto, eliminare il prima possibile il green pass. Nella migliore delle ipotesi, non è che un fallace strumento di prevenzione sanitaria. Non c’è alcun motivo di ordine sanitario perché rimanga ancora in vigore. Ma se si vuole mantenerlo perché, contro ogni evidenza, ci si ostina a pensare che sia un imprescindibile strumento di prevenzione sanitaria, allora vi è una sola cosa da fare, almeno in Italia: estendere l’obbligo di tampone ogni due giorni anche ai lavoratori vaccinati. Se è uno strumento di prevenzione sanitaria, è l’unica cosa da farsi poiché, dovendosi dare per scontato che vaccinati e non vaccinati sono potenzialmente contagiosi in egual misura, allo stato attuale i non vaccinati sono chiaramente discriminati. Ecco, sempre che sia solo un mero strumento di prevenzione sanitaria… Se non lo è, è un altro paio di maniche.

Nel frattempo la terza dose sta prendendo piede un po’ ovunque. Si è appena detto della Gran Bretagna, il cui primo ministro sta sollecitando i concittadini a farsi inoculare la terza dose, in Israele, il paese notoriamente più avanti nel programma di vaccinazione di massa, si è ufficialmente etichettati come no vax se non si è ancora provveduto a farsela fare; ovvero, senza il booster di richiamo non si ha più diritto al green pass2. Lo stesso succederà presto negli USA. La direttrice del CDC Rochelle Walensky ha fatto intendere che per poter essere considerati come “fully vaccinated”, e quindi per aver diritto al green pass, occorrerà aver completato il ciclo vaccinale3: dunque, anche in questo caso, senza la terza dose niente green pass.

A questo punto non si può non rimarcare quanto sia strambo il concetto di libertà di alcune persone. Costoro si vantano apertamente di fronte ai non vaccinati di essere “libere” perché, essendo state vaccinate, hanno diritto al green pass che permette loro di svolgere quelle stesse attività per le quali non era mai stato in precedenza richiesto alcun lasciapassare. Già questo dovrebbe far rizzare i peli ai più. In ogni caso, adesso queste stesse persone saranno chiamate ad una terza vaccinazione. In caso di diniego, con ogni probabilità verrà negato loro questo tanto agognato strumento di libertà; un po’ ovunque succedendo proprio così. Ben strana questa libertà, soggetta ad un lasciapassare che potrà essere rilasciato solo se si acconsentirà a continue inoculazioni. Per giunta, di questi tempi stanno emergendo preoccupazioni anche circa la natura del contenuto di questi sieri4. Chi vivrà vedrà.

Altro fattore di incertezza che rendono questi tempi inquieti ed “interessanti” sono poi le tantissime tensioni che si accavallano a livello internazionale. Prima di tutto la stessa Unione Europea, pur tra i proclami dei suoi pasdaran, non sembra godere di ottima salute. La recente sentenza della corte costituzionale polacca che ha sancito la superiorità della legge nazionale sul diritto comunitario sta suscitando non poche preoccupazioni tra i tecnocrati di Bruxelles5. Ormai anche sui media mainstream si parla apertamente del rischio di una Polexit che aprirebbe un vero e proprio vaso di Pandora, molto più di quanto non sia successo con la Brexit.

Ad onor del vero, si ha motivo di dubitare che la Polonia si voglia spingere sino al punto di abbandonare l’Unione Europea. Vi è una buona ragione perché essa, malgrado i continui contrasti con le autorità europee, possa decidere alla fine di addivenire con queste ad una sorta di “transazione amichevole” in grado di salvare capra e cavoli. Anzi, per la precisione ci sono 12 miliardi di ragioni: ossia gli euro che la Polonia percepisce ogni anno dall’UE essendo essa, diversamente dall’Italia, un beneficiario netto dell’Unione, ossia un paese che riceve dalla UE più denaro di quanto non gliene versi6. Senza questo costante afflusso di soldi comunitari sarebbe impensabile per i polacchi godere della ripresa economica che si sta manifestando: oltre l’11% in quest’anno post covid con stime al 5% per gli anni a venire7. Come altrimenti incentivare gli investitori stranieri a trasferire le loro produzioni in Polonia? Non è facile trovare altrove dei fessacchiotti come i governanti italiani, che sono ben contenti di dare fior di quattrini alla UE che poi li gira alla Polonia perché questa sovvenzioni i nostri industriali affinché trasferiscano le fabbriche italiane nel loro paese…

Comunque, a rendere “sfavillante” il panorama politico internazionale sono soprattutto i contrasti crescenti tra le grandi potenze economico-militari. La Russia ha appena ritirato la propria rappresentanza presso la NATO ritenendo perfettamente inutile continuare ad intrattenere rapporti diretti con partner che considera altamente inaffidabili. Vi è un elemento che dà la misura del livello di esasperazione a cui è stata portata la diplomazia di Mosca: non è tanto il fatto che una cosa del genere non era mai avvenuta neppure ai tempi della guerra fredda, quando il mondo più di una volta è parso trovarsi sull’orlo del precipizio, ma il fatto che il ministro degli esteri Sergei Lavrov, solitamente così pacato e moderato nei giudizi, abbia con non poca stizza comunicato ai paesi membri della NATO che, qualora avessero bisogno di prendere contatto con i diplomatici russi, dovranno prendere appuntamento con il loro ambasciatore a Bruxelles8. Non ce ne voglia il signor Alexander Tokovinin, che è appunto l’ambasciatore russo in Belgio9; ci si immagina che, al pari degli altri funzionari russi, sia persona colta e preparata. Ma egli non è certo tra i diplomatici del suo paese più in vista e che gli sia data quest’incombenza di interloquire direttamente con i paesi della NATO dimostra piuttosto quanto Mosca sia profondamente irritata e delusa dal loro comportamento: evidentemente i russi danno per scontato che sia solo tempo perso continuare a rapportarsi con individui che evidentemente non vogliono capire e verso cui non provano più alcuna stima. D’altronde, Putin stesso lo ha detto: in Russia gli occidentali sono ormai percepiti come malati di mente10.

Né va meglio per quel che concerne i rapporti tra USA e Cina. «Non voglio una guerra fredda con la Cina. Voglio che la Cina capisca che non faremo un passo indietro e non cambieremo nessuna delle nostre opinioni. La Cina, la Russia e il resto del mondo sanno che abbiamo l’esercito più potente nella storia del mondo», ha appena tuonato il presidente americano Joe Biden11. Non sembrano parole particolarmente conciliatorie: gli USA, una volta di più, hanno ribadito la loro intenzione di proteggere Taiwan da un eventuale attacco cinese, costi quel che costi12. Ma tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. La Cina in questi ultimi tempi ha moltiplicato gli atti ostili verso Taiwan13, dimostrando chiaramente che non recederà mai dal suo proposito di annettersi l’isola di Formosa, anche perché il “più potente esercito nella storia del mondo”, in realtà, non appare più così potente. La Russia dispone già di armi ipersoniche che meravigliano i suoi avversari per la loro precisione e potenza14; la Cina è sul punto di averle, avendo già testato con successo sistemi d’arma particolarmente sofisticati15; invece gli Stati Uniti stanno arrancando ed incontrando non poche difficoltà nel proprio programma di sviluppo di armi ipersoniche16.

Ma in questo momento, a destare preoccupazione è lo stato dell’economia mondiale. Per noi tutti è difficile arrivare a comprendere che si è sul punto di vivere un cambio epocale. In fin dei conti, siamo stati abituati sin troppo bene. Nel corso dei decenni si è imposta un’economia di tipo consumistico dove tutto è sempre stato facilmente a portata di mano: ci si reca nel supermercato sotto casa e lì si può acquistare a prezzi contenuti tutto ciò che ci occorre, e pure il superfluo. Solo le persone anziane, nate negli anni ‘40 o anche prima, hanno fatto in tempo a vivere in una società non ancora consumistica dove, non potendosi avere tutto agevolmente, si era spesso costretti a fare di necessità virtù rinunciando in partenza a molte cose. Ma già a partire dalle generazioni successive tutto è cambiato rapidamente: il consumismo si è imposto quasi come una ragione di vita ed oggi quasi nessuno di noi riuscirebbe a fare a meno persino del superfluo. Per ognuno di noi comprare merci provenienti da tutto il mondo, a prescindere dal fatto che ci servano realmente o meno, è diventato un gesto abitudinario tanto che non ci si fa minimamente caso. Purtroppo tutto lascia supporre che da qui in poi le cose cambieranno radicalmente. Sarà uno choc, perché nessuno può dirsi veramente preparato a tutto questo.

Una sola immagine basta per dare l’idea:

Questo è il futuro che ci dobbiamo attendere secondo The Economist, la rivista per antonomasia dell’élite globalista. Se lo dicono loro, purtroppo sarà così. Inutile farsi illusioni.

In queste ultime settimane, anche qui sul blog di OraZero si è spesso discusso di quello che dobbiamo prepararci a vivere in quest’immediato futuro, che si annuncia come molto tetro. Sono stati pubblicati molti articoli (alla cui lettura si rimanda) che illustrano le difficoltà alle quali stiamo andando incontro. Dalla fine dell’estate è in atto nei paesi occidentali una crisi energetica che non ha precedenti17. Non c’è di che stupirsene: essa è causata non dalla Russia brutta e cattiva (come ai nostri media mainstream piacerebbe far credere alle persone) ma da nient’altro che l’insensatezza delle politiche ecologiche in vigore nei paesi occidentali18 i quali, mentre stoltamente vaneggiano di economia green, stanno semplicemente condannando i propri cittadini ad un inarrestabile processo di deindustrializzazione19 (ciò che potremmo chiamare la decrescita felice, che tale invero non è, cara ai grillini) e ad inverni in cui questi batteranno i denti per il freddo come non accadeva dai tempi dei loro nonni20. Nel contempo si stanno verificando ovunque nel mondo grossi colli di bottiglia nella catena degli approvvigionamenti. Le cause sono molteplici: dalla crisi attraversata dal settore delle spedizioni internazionali21, passando dall’aumento dei prezzi di materie prime imprescindibili per le industrie più moderne22, sino alla crisi energetica che sta vivendo anche la Cina e per la quale le autorità locali si sono viste costrette a far interrompere temporaneamente la produzione in molte fabbriche23. Dulcis in fundo (si fa per dire), si annuncia anche una grossa crisi alimentare prossima ventura, dovuta sia alle criticità già sopra menzionate, che tra l’altro stanno portando ad un consistente calo nella produzione di fertilizzanti causa aumento delle materie prime24, sia a tutta una serie di cattivi raccolti che hanno interessato alcuni degli stati più importanti al mondo per la produzione cerealicola25.

La mazzata finale verrà dall’inflazione. Già di per sé, tutto quanto sopra descritto è più che sufficiente per scatenare un’ondata inflazionistica fuori controllo. Ma va preso in considerazione un ulteriore fattore. Allo scopo citeremo Milton Friedman, per quanto costui non sia propriamente tra i nostri economisti di riferimento: «L’inflazione è sempre e ovunque un fenomeno puramente monetario». Negli ultimi decenni FED e BCE, per svariati motivi, hanno inondato il mercato di migliaia di miliardi di dollari e di euro sotto forma di quantitative easing. Non è che il «whatever it takes» del vile affarista attualmente presidente del consiglio dei ministri italiano.

«Anche se molti nell’industria finanziaria, negli affari e nella politica cercano di mascherare questo fatto, l’inflazione è, in fondo, un’espansione dell’offerta di denaro. Chiaro e semplice. L’aumento dei prezzi è semplicemente un sintomo corrispondente a una crescente offerta di denaro. Più denaro in circolazione per inseguire i beni, più i prezzi aumentano. Dove l’aumento dei prezzi è più acuto dipende da come la nuova moneta creata viene distribuita nella società. Dopo che gli Stati Uniti non sono riusciti a soddisfare il loro obbligo di riscattare i dollari USA in cambio di oro all’inizio degli anni ’70, sono stati in grado di trascinare il mondo sul sistema di valuta fiat. Questo sistema usa monete di carta sostenute da nient’altro che decreti del governo. Gli Stati Uniti sono al centro di questo sistema come emittente della valuta di riserva mondiale – il dollaro USA. Questo status speciale permette agli Stati Uniti di stampare il dollaro in grande eccesso perché il suo status di valuta di riserva crea una domanda estera per esso, che permette agli Stati Uniti di esportare la loro inflazione nel resto del mondo. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno la capacità di creare deficit massicci.

[…] Quando la prossima crisi scoppierà, molto probabilmente verrà di nuovo dal mercato repo negli Stati Uniti. I tassi d’interesse semplicemente non possono essere manipolati più in basso come contromisura alla prossima crisi. Se le banche centrali ritirano lo stimolo attuale su cui le nostre economie stanno attualmente zoppicando, l’intero sistema crollerà. Ecco perché parlano solo di ridurre i loro bilanci e di permettere ai tassi di interesse di salire, invece di farlo davvero. Solo negli Stati Uniti, l’interesse sul debito nazionale è la quarta più grande voce di bilancio – a tassi d’interesse dello 0%. Immaginate tassi d’interesse del 6%, 7% o 8%! Gli Stati Uniti andrebbero in bancarotta da un giorno all’altro. In risposta all’inevitabile prossima crisi, non avranno altra scelta che inondare il sistema finanziario con ancora più carta moneta, che prima o poi porterà all’iperinflazione.»26.

Iperinflazione! Parola una volta tabù ma ormai sulla bocca di tutti. Ne parla persino Jack, ossia Jack Dorsey, il CEO di Twitter27! Citando ancora una volta Milton Friedman, «l’inflazione è l’unica forma di tassazione che può essere imposta senza legislazione». Quindi l’iperinflazione equivale a ipertassazione? Sia quel che sia, è chiaro che le conseguenze saranno nefaste. La ricchezza posseduta dalle famiglie verrà progressivamente erosa dall’inflazione. Nel frattempo queste ultime avranno sempre maggiori difficoltà nel far fronte alle spese correnti, visto che tutto è destinato ad aumentare di prezzo: bollette, beni strumentali, tasse, carburante, persino il cibo!

Tutto ciò non potrà che portare presto a grossi sconvolgimenti sociali. Le sperequazioni nella distribuzione della ricchezza materiale, soprattutto nei paesi più industrializzati, diverranno sempre più marcate: i miliardari concentreranno nelle proprie mani una ricchezza sempre più grande (d’altronde questo è un trend che ha avuto una decisa accelerazione con la crisi pandemica) mentre i poveri, oltre a crescere a dismisura di numero, saranno sempre più poveri ed affamati. Comunismo e capitalismo terminale finalmente coincideranno divenendo una cosa sola, perché quando tu non possiedi più nulla, semplicemente è perché qualcun altro possiede tutto ciò che prima era anche tuo.

Aumentando le tensioni sociali, gli scontri di piazza diventeranno una costante all’ordine del giorno. D’altronde, se manca il pane… Sarà sempre più difficile per l’élite miliardaria mantenere il controllo su queste masse crescenti di popolazione affamate ed arrabbiate. Ragionando per assurdo, se io fossi un membro di questa élite miliardaria, mi augurerei che le condizioni di salute delle masse in subbuglio vadano rapidamente peggiorando. Una popolazione debole, malaticcia, continuamente bisognosa di assistenza medica e di cure che solo io, in quanto membro ipotetico di questa élite miliardaria, posso elargirle, sarebbe una manna dal cielo: mi ritroverei ad avere un controllo pressoché totale su un nugolo inerme di persone che non sono nelle condizioni di ribellarsi al mio volere. Ma queste ovviamente non sono che mie elucubrazioni fini a se stesse…

Che si sia ormai arrivati ad un punto in cui sembra divenuto impossibile dare ancora calci al barattolo, lo dimostrano anche le parole pronunciate dal leader russo Vladimir Putin in occasione del recente meeting del Valdai Club28: «Tutti dicono che il modello esistente di capitalismo, che è alla base della struttura sociale nella stragrande maggioranza dei paesi, ha fatto il suo corso. Ovunque, anche nei paesi e nelle regioni più ricche, la distribuzione ineguale della ricchezza materiale porta ad aggravare la disuguaglianza»29. Putin non avrebbe potuto essere più diretto. Leggendo questo suo discorso, si evince quanto in lui sia forte e chiara la consapevolezza che si sia alla vigilia di un cambiamento epocale: secondo Putin vi sono in gioco non solo le fondamenta materiali ma anche quelle spirituali dell’esistenza umana30. Ha persino fatto menzione di come in lingua cinese la parola “crisi” sia composta da due geroglifici: il primo che significa “pericolo” ” ed il secondo “opportunità”.

Insomma, alla luce di quanto esposto nelle righe precedenti, si può concludere che il mondo che noi tutti abbiamo finora conosciuto sembra volgere al termine, come se fosse appeso ad un filo sottile che si può spezzare in ogni momento. Si ha l’impressione – un’impressione generalizzata e non necessariamente confinata alle alte sfere – che tutto possa cambiare da un momento all’altro. Basta solo una scintilla perché questo cambiamento epocale e totale, di cui Putin stesso parla apertamente, possa avere inizio. Resta da capire quale potrebbe questo evento, gergalmente definito cigno nero, che potrebbe dare il là, per così dire, alle danze.

Qui si entra nel campo delle congetture. Quanto diremo da qui in poi è solo frutto di nostre elucubrazioni personali. Il lettore lo prenda per quello che è veramente: una sorta di divertissement. Diciamo che ci stiamo trastullando nell’immaginare possibili futuri scenari, fermo restando che non vi è nulla che ci dia la certezza che potrà succedere esattamente quanto da noi previsto.

Questi ultimi tempi sono stati resi ulteriormente “interessanti” da una serie di eventi naturali che si stanno verificando con una frequenza piuttosto allarmante in tutto il mondo: le eruzioni vulcaniche. Un po’ ovunque l’attività dei vulcani si sta intensificando. In Italia tiene banco il recente evento parossistico dell’Etna31. Si tratta di uno dei vulcani più attivi nel mondo, che proprio per questo raramente suscita grosse preoccupazioni. Tuttavia quest’ultima eruzione si è rivelata particolarmente forte e caratterizzata da quella che è stata una vera e propria pioggia di piccole pietre32; pertanto, è stato deciso di procedere alla chiusura delle scuole nei comuni maggiormente coinvolti33. Sempre in Sicilia, questa volta nell’arcipelago delle Eolie, sta montando una certa inquietudine per la crescente attività del vulcano dell’isola di Vulcano, la cui ultima eruzione risale al XIX secolo e dove si sono aperte nuove bocche fumaroliche34.

Ma in realtà impressiona come in molte altre parti del mondo si sia registrata una forte ripresa dell’attività vulcanica. Sono veramente numerosi i vulcani che hanno ripreso ad eruttare in maniera più o meno violenta in quest’ultimo periodo:

Chiaramente sapete già dove si vuol andare a parare: si vuol parlare del Cumbre Vieja, sull’isola di La Palma nell’arcipelago delle Canarie, da dove continuano ad arrivare notizie allarmanti. Il vulcano sta ormai eruttando in maniera ininterrotta da oltre un mese e giorno dopo giorno sull’isola la situazione diventa sempre più critica: si aprono continuamente nuove bocche eruttive ma soprattutto si stanno moltiplicando i terremoti, che si susseguono ormai al ritmo di decine al giorno.

Ma andiamo per ordine e mettiamo giusto per un attimo da parte il Cumbre Vieja. Viene da chiedersi perché in tutto il mondo si stia assistendo a questo a dir poco inquietante incremento dell’attività vulcanica. Ordunque, una spiegazione potrebbe essere la seguente. Secondo la ricercatrice russa Valentina Zharkova, contrariamente alla vulgata comune (ma sarebbe più appropriato parlare di propaganda), non staremmo vivendo in un periodo in cui le temperature del pianeta sono destinate ad aumentare a causa dell’attività antropica35. Anzi, al contrario, secondo la Zharkova, dobbiamo piuttosto attenderci per i prossimi anni una vera e propria piccola glaciazione, simile a quella registratasi durante il cosiddetto Minimo di Maunder36 (1645-1710), allorché si registrò un brusco calo delle temperature in tutta Europa (in quegli anni capitava spesso che di inverno ghiacciasse persino la foce del Tamigi, oggi perennemente sgombra dai ghiacci). Capito Greta e gretini assortiti? Altro che riscaldamento globale causato dalla CO2!

Non volendo (e soprattutto non potendo) addentrarmi in un campo che travalica ampiamente le mie conoscenze e le mie capacità, mi limiterò a presentare per sommi capi quanto scoperto dalla scienziata russa, invitandovi comunque a leggere l’articolo pubblicato sul sito di Mitt Dolcino indicato nelle note. La Zharkova ha calcolato che nei prossimi anni l’attività solare andrà diminuendo e si formeranno sempre meno macchie solari. Anzi, per essere precisi, già a partire dal 2020 dovremmo essere entrati in una nuova fase di minimo solare, caratterizzato da un minor irraggiamento da parte del nostro Sole sulla superficie terrestre.

Durante i minimi solari anche il campo magnetico solare di fondo37 tenderà a diminuire. E questo a sua volta causerà un aumento dell’intensità dei raggi cosmici38 in grado di raggiungere la Terra penetrando nell’atmosfera del pianeta. Si dà il caso che secondo alcune recenti ricerche scientifiche potrebbe esserci una correlazione diretta tra i raggi cosmici – e quindi l’attività solare – e l’attività dei vulcani39: quanto maggiore sarà l’intensità dei raggi cosmici in grado di raggiungere la Terra, tanto più si intensificherà l’attività tellurica e vulcanica sul nostro pianta. Trovandoci noi oggi all’inizio di un minimo solare in cui la diminuzione del campo magnetico solare porterà appunto ad un aumento dei suddetti raggi cosmici, le eruzioni vulcaniche sembrano pertanto destinate a diventare sempre più numerose e catastrofiche.

Ritorniamo dunque a parlare del Cumbre Vieja. Anche alla luce di quanto appena esposto, vi è il timore che la situazione possa notevolmente peggiorare: alcuni si aspettano in futuro che l’isola possa essere interessata da una scossa di terremoto molto forte, anche superiore al sesto grado della scala Richter40. È pleonastico specificare cosa questo potrebbe comportare. Circa venti anni fa due ricercatori, Steven Ward della University of California e Simon Day della University College in London pubblicarono uno studio41 in cui avanzarono l’ipotesi che in una futura fortissima eruzione del Cumbre Vieja si sarebbe potuto verificare il collasso di parte della parete sud-ovest del vulcano con conseguente inabissamento nel mare di una quantità veramente sbalorditiva di roccia (sino a 500 km3). Questo crollo avrebbe il potenziale per generare un mega-tsunami di proporzioni a dir poco bibliche, che devasterebbe nel giro di poche ore le coste dei paesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico42:

Le coste dell’Africa occidentale potrebbero essere colpite da onde alte sino a 100 metri, quelle della penisola iberica da onde sino a 60 metri, quelle delle isole britanniche da onde fino a 20 metri… Ma sarebbero devastanti anche le conseguenze dall’altra parte dell’Oceano: i Caraibi e le coste brasiliane potrebbero venire colpite da onde sino a 40 metri di altezza, la east coast degli USA da onde alte fino a 30 metri.

Da una parte e dall’altra dell’Oceano Atlantico milioni di persone troverebbero la morte in un modo orrendo. In particolare, sarebbe a dir poco infernale ciò che potrebbe capitare negli Stati Uniti. In caso di crollo della parete del vulcano in mare, lo tsunami impiegherebbe circa 8 ore per attraversare l’Atlantico. Non ci sarebbe materialmente la possibilità di mettere in salvo tutti coloro che abitano nelle megalopoli della costa orientale. Si prenda ad esempio New York. Nella sua area metropolitana vivono circa 20 milioni di persone43. Sarebbe impossibile sfollare in così poche ore un numero tanto grande. Si formerebbero code interminabili e la gente, in preda al panico, darebbe letteralmente di matto. Si assisterebbe dunque a scene a dir poco apocalittiche, da b-movie di genere catastrofista.

Ovviamente questo sarebbe il worst case scenario. In realtà, non vi è concordanza nella comunità scientifica che questa catastrofe possa realmente avere luogo, per lo meno non in tempi brevi44. Altresì non è detto che le conseguenze di un eventuale collasso in mare del vulcano non possano essere molto meno gravi del previsto, con onde alte solo pochi metri e non decine45.E chiaramente nessuno sano di mente si può augurare che possa mai succedere qualcosa del genere.

Ma, come detto in precedenza, questo articolo vuole essere solo una sorta di divertissement in cui, consci di vivere “tempi interessanti”, ossia di essere alla vigilia di cambiamenti epocali, ci si sforza di immaginare tutti quei cambiamenti che un tale cataclisma, qualora mai si verificasse (e Dio ce ne scampi) potrebbe generare, o comunque facilitare, avendo esso tutto il potenziale per essere uno di quegli eventi in grado di rivoluzionare la storia del genere umano. In poche parole, tutto quello di cui abbiamo parlato nelle pagine precedenti e che è ancora in fieri ma che ancora non si è manifestato con tutta la sua virulenza, nell’eventualità di un tale evento cataclismatico potrebbe concretizzarsi ad una velocità impressionante.

Prima di tutto, la narrativa covid subirebbe una brusca battuta d’arresto. E questa sarebbe sicuramente un’ottima notizia. D’altro canto, di fronte a milioni di morti annegati in mezzo mondo, nessuno presterebbe più attenzione ai decessi da covid, che in Italia ad esempio (notizia questa di pochi giorni fa46) non sono che poche migliaia, e non centinaia di migliaia come finora la stampa ha fatto credere. Certo, alla narrativa covid potrebbe presto sostituirsi quella inerente ai cambiamenti climatici. Nell’attuale isteria green di sicuro non mancheranno coloro che incolperanno il fantomatico riscaldamento climatico per questa catastrofe, qualora dovesse davvero verificarsi. Ma in realtà abbiamo visto che, piuttosto, è il raffreddamento del clima, causato a sua volta dal minimo solare incombente, a dover essere considerato la vera causa dell’aumento dell’attività tellurica. Ma tant’è…

Tutto il resto però sarebbe una catastrofe di dimensioni letteralmente incommensurabili (e non solo per via di tutte quelle milioni di persone che perderebbero la vita nella sciagura). Tutte le tensioni oggi latenti esploderebbero con una dirompenza mai vista in precedenza. Le varie crisi che già si annunciano in tutto il mondo verrebbero elevate all’ennesima potenza. Pensate un po’ cosa potrebbero diventare le già di per se stesse gravi crisi energetiche, alimentari, di supply chain e di quant’altro se mezzo mondo si ritrovasse devastato da un simile cataclisma! La east coast americana è, come detto, tra le regioni più sviluppate ed urbanizzate del pianeta. Quell’enorme megalopoli che prende confidenzialmente il nome di BosWash, e che si estende da Boston a nord sino a Washington a sud attraverso New Tork, Filadelfia e Baltimora, da sola contribuisce a circa il 20% del PIL americano47. In poche parole, si tratta dell’area economicamente più sviluppata al mondo.

Le conseguenze economiche di un crollo sistemico della regione sarebbero incalcolabili, proprio nel senso che non sarebbe possibile quantificarle date le dimensioni del fenomeno. Sta di fatto che gli Stati Uniti si ritroverebbero in ginocchio, in bancarotta e non più nelle condizioni di potersi rialzare. Il dollaro smetterebbe quasi all’istante di essere la valuta di riferimento a livello mondiale anche perché l’unica cosa che, verosimilmente, il governo federale americano potrebbe fare nel disperato tentativo di risollevare minimamente la propria economia sarebbe immettere sul mercato una massa monetaria senza precedenti, di molto superiore alle già sbalorditive migliaia di miliardi di dollari che la FED ha stampato in questi ultimi anni. Ma il dollaro senza la copertura della potenza militare americana diverrebbe letteralmente carta straccia. A quel punto, in America si assisterebbe ad un fenomeno di iperinflazione come non si era mai vista neppure nello Zimbabwe od in Germania durante gli anni della Repubblica di Weimar.

Gli USA precipiterebbero in quella che assomiglierebbe molto ad una guerra civile. Tutto questo coinciderebbe con la fine tout court della civiltà americana nonché di quel sistema economico che è stato imperante sino ad ora. In definitiva, le ripercussioni sull’economia globale sarebbero al di là dell’immaginabile.

Allo stesso tempo, ovviamente, i nemici giurati degli USA non starebbero con le mani in mano. Sicuramente la Cina prenderebbe la palla al balzo per invadere ed annettersi Taiwan. Oggi sono gli USA ad essere i veri garanti dell’indipendenza dell’isola. C’è chi dubita a ragione che gli americani possano rischiare un conflitto nucleare con la Cina per via di Taiwan. Ma qualora fossero ridotti in ginocchio, non sarebbero semplicemente nelle condizioni di prestare alcun aiuto ai taiwanesi. I cinesi avrebbe quindi la strada spianata per la riconquista dell’isola che loro considerano ribelle.

Similmente, anche la Russia potrebbe passare al contrattacco. La NATO a guida americana continua a minacciare imperterrita la Russia, accusandola ripetutamente di destabilizzare i suoi vicini48. Che questa sia un’accusa palesemente falsa e risibile non ha alcuna importanza; quello che conta è che la NATO costituisce a tutti gli effetti un pericolo esiziale per la Russia. L’eventuale ammissione della Georgia e dell’Ucraina nel blocco atlantico sarebbe già di per sé motivo sufficiente per scatenare una guerra, andandone della sicurezza della Federazione Russa49. Con gli Stati Uniti in ginocchio e probabilmente in preda ad una guerra civile interna, Putin sarebbe uno stupido se non ne approfittasse.

Tutto quello che abbiamo appena delineato è chiaramente uno scenario da terza guerra mondiale. Anzi, molto peggio. Si entrerebbe in un territorio inesplorato: una sorta di guerra di tutti contro tutti, non solo a livello internazionale. Sarebbe il caos totale, un caos come mai lo si era visto nella storia umana. Una cosa inenarrabile: tutti noi avremmo la sensazione di vivere realmente la fine dei tempi. Al confronto, la caduta dell’impero romano ci apparirebbe come una passeggiata di salute. Ecco perché speriamo che tutto questo rimanga solo quello che è effettivamente: il frutto della nostra fervida immaginazione. Abbiamo voluto fare queste elucubrazioni al solo scopo di esorcizzare in qualche modo lo spettro di un futuro che speriamo vivamente non si concretizzerà mai. Se non sarà così, avrà compimento quanto scritto nelle Sacre Scritture: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi. Ma tutte queste cose saranno soltanto l’inizio delle doglie di parto»50.

  • 1 https://www.youtube.com/watch?v=P-DR4ipz9LE
  • 2 https://www.affaritaliani.it/coronavirus/israele-via-il-green-pass-a-chi-rifiuta-la-terza-dose-tamponi-a-pagamento-760637.html
  • 3 https://www.youtube.com/watch?v=MWYPOsSnXDc
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