Benvenuti nel futuro prossimo distopico con il rischio concreto di trovarci un braccialetto elettronico che rischia di farci rimpiangere il Green Pass di Roberto Bonuglia  

Mentre l’infodemia pandemica è diventata guerrodemia geopolitica [1] quest’ultima consolidando gli effetti negativi della prima nell’opinione pubblica mondiale ‒ ridotta ormai ad un grande stadio virtuale nel quale analfabeti funzionali si scannano sugli spalti assumendo posizioni preconfezionate in ortodossia alle latenti, ma coinvolgenti bolle epistemiche [2] e echo cambers [3] ‒ lo scorso 5 maggio alle 10 è avvenuto l’incontro il fondatore di Facebook e CEO di “Meta” Mark Zuckerberg e il Premier Mario Draghi che lo ha omaggiato con «una confezione di vini selezionati da Franco Ricci e Bibenda, contenente anche un Brunello di Montalcino Riserva 2013 di Biondi Santi» [4].

«Per far un amico basta un bicchier di vino, per conservarlo è poca una botte» si diceva una volta. Meeting alquanto particolare, quello tra i leader del Metaverso e del Draghistan. Almeno dal punto di vista simbolico: da una parte, il leader di Facebook, Instagram e Whatsapp, dall’altra, l’unico leader “politico” estraneo al mondo virtuale.

Draghi, infatti, nel web non è seguito e non segue nessuno semplicemente perché non ha nemmeno un profilo sulle piattaforme di Zuckerberg. Pare che in molti l’abbiano scordato ma «lo sapevamo fin da quando, all’inizio di febbraio del 2021, si faceva il suo nome per il governo che sostituiva quello guidato da Giuseppe Conte: a Draghi i social network non interessano. […] Non ha alle sue spalle una “Bestia” che gli dica di cosa conviene parlare quel giorno, non apre profili su TikTok, non annuncia i decreti in una diretta su Facebook. […] Insomma, nel grande pascolo di una comunicazione politica attentissima alle dinamiche del web, Draghi è una pecora nera» [5].

Interlocutore ben diverso, quindi, rispetto al “social media men” Matteo Renzi che aveva “accordato”, a fine agosto 2016, proprio a Zuckerberg ‒ oltre ad un’antica copia del De Amicitia di Cicerone ‒ la prima visita ufficiale con un Presidente del Consiglio italiano [6].

Scelta di sobrietà o segnale di snobismo quello del culto dell’assenza dai social di Draghi? Se lo chiedeva qualche tempo fa Riccardo Luna [7] suggerendo un quesito da prendere in prestito all’Intelligenza Artificiale nella quale «c’è sempre una domanda che fa capire come alcune domande non abbiano senso, ad esempio La gallina ha le labbra? Una domanda provocatoria e senza logica che ci aiuta a riflettere sul fatto che proiettiamo schemi su soggetti o entità che a questi schemi sfuggono per ragioni strutturali» [8].

Al di fuori degli schemi, quindi, giova sfuggire dal paradosso che l’assente giustificato dai social Draghi sia da ritenersi un “nonno prestato alla politica” disinteressato alle applicazioni che le più avanzate tecnologie abbiano e potranno avere in prospettiva: lo conferma la vicenda del Piano Intel, che ha rivelato un Draghi molto più tecnologico (o tecnocratico?) di quanto non voglia far credere e, soprattutto, stranamente interessato, dopo la saldatura compiuta tra Green Pass e blockchain [9], anche al mondo dei microchip [10].

Lo confermano le parole rilasciate a margine dell’incontro da Zuckerberg il quale ha sbandierato ai quattro venti «la collaborazione con il governo italiano al fine di rafforzare i punti di forza del Paese nel settori tecnologici e di design e per identificare futuri investimenti» [11].

Viene da chiedersi, allora, quali siano realmente le opportunità culturali, sociali ed economiche che il Metaverso porterà in Italia anche perché, a netto dell’agenzia stampa citata, l’ufficio di Draghi non ha rilasciato una dichiarazione sul meeting, anche se un funzionario ha confermato che l’incontro ha avuto luogo [12] e che, aggiungiamo noi, è durato quasi un’oretta alla presenza (anche) del Ministro per l’Innovazione Tecnologica Vittorio Colao, vero artefice dell’appuntamento.

Le indiscrezioni si muovono su due piani. Il primo, quello di facciata, fa leva sul fatto che anche l’Italia voglia investire nel Metaverso per promuovere la sua immagine di Paese all’avanguardia accreditandosi così nella trattativa con la Intel. L’obiettivo, quindi, sarebbe quello di veicolare l’immagine di un Premier al lavoro con Zuckerberg per consentire a tutti, ad esempio, «di poter vedere la Galleria degli Uffizi a Firenze con i suoi capolavori completamente in realtà digitale, pagare un biglietto, entrare nelle sale del museo fiorentino dal soggiorno, senza muovere un dito» [13].

L’altro piano, leggermente più inquietante è quello del progetto che sottende e completa il Metaverso pensato da Zuckemberg: l’EMG.

Si tratta dell’acrononimo dell’elettromiografia: un esame che permette di valutare la funzionalità di nervi e muscoli, utile nella diagnosi e valutazione di diverse patologie neuromuscolari e di compressione di nervi periferici. A differenza dell’elettroneurografia  ‒ «test non invasivo, eseguito dal medico o dal tecnico di neurofisiopatologia, nel quale, una volta posizionati degli elettrodi di registrazione sulla cute della persona, si somministrano stimolazioni elettriche lungo il percorso dei nervi che evocano risposte grazie alle quali si studia, ad esempio, la velocità di conduzione delle fibre nervose motorie e sensitive» [14] ‒ l’elettromiografia viene, invece, eseguita in modo invasivo ed esclusivamente dal medico che, utilizzando elettrodi ad ago monouso, valuta l’attività elettrica generata nel muscolo, sia a riposo sia durante la contrazione muscolare.

Giova ora ricordare che l’incontro tra Zuckerberg e Draghi sia stato solo uno del tour compiuto dal primo nella Penisola incontrando Lorenzo Bertelli (Prada), Diego Della Valle (Tod’s), Renzo Rosso (OTB – Diesel), Brunello Cucinelli, Remo Ruffini (Moncler), Marco Gobetti (Ferragamo), Federico Marchetti e Geoffroy Lefebvre [15].

Non da ultimo, è fondante l’incontro con Leonardo Del Vecchio di Luxottica: anch’esso ufficialmente spacciato come epicentrato sulla realizzazione di una nuova generazione di occhiali intelligenti ma, durante il quale, si è parlato nel backstage essenzialmente di un altro progetto, quello di un braccialetto con interfaccia neurale che, proprio grazie all’EMG, consentirà di controllare occhiali e altri dispositivi.

Grazie alla simbiosi tra l’elettromiografia e il braccialetto elettronico (quello provato dallo stesso Del Vecchio nella foto postata sui social da Zuckerberg) il Metaverso consentirà di registrare l’attività elettrica dei muscoli che verrà «sfruttata tramite appositi sensori integrati in una sorta di braccialetto per rilevare gli impulsi trasmessi dal midollo spinale per tradurli in comandi digitali. Tradotto: il movimento del polso e delle dita viene sfruttato come input per gli occhiali (o altri indossabili) così da interagire con l’ambiente virtuale in modo naturale e molto comodo. Il grande vantaggio di questa soluzione sta nella sua elevata sensibilità: vengono percepiti movimenti anche millimetrici, se non addirittura anche soltanto l’intenzione di movimento» [16].

Quindi, in estrema sintesi, i social network che già conoscono  e sempre più bene  il nostro orientamento politico, religioso e sessuale calcolandoli con i “Mi piace” tanto da essere in grado di giudicare «la nostra personalità meglio dei nostri amici e della nostra famiglia» [17] a breve potranno persino conoscere le nostre intenzioni di movimento, oltre che di pensiero.

Benvenuti nel Metaverso, nel Draghistan e, de facto, nel futuro prossimo distopico. Nei quali forse le galline continueranno a non avere le labbra, ma le persone rischiano di trovarsi affibbiate un braccialetto elettronico che rischia di far rimpiangere il Green Pass.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

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BIOGRAPHY: Roberto Bonuglia (Roma, 1978) ha conseguito il dottorato di ricerca in “Storia e formazione dei processi socio-culturali e politici dell'età contemporanea” presso il Dipartimento di Studi politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”. Assegnista di ricerca presso Laziodisu è stato consulente dell’Istituto Luce, caporedattore della rivista «Elite&Storia», tra gli organizzatori della “Settimana della Storia”, consulente dell’Istituto Luce e in occasione delle celebrazioni del 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia, ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana per il progetto “Storia dell’Unità italiana” svolto nelle Scuole Primarie del Lazio. Collabora con diverse riviste e testate come “Il Primato Nazionale”, “Il Pensiero Forte”, “Barbadillo”, i “Quaderni Culturali dell’Accademia Adriatica di Filosofia Nuova Italia”, "Il Corriere delle Regioni" e Nova Historica . Tra le sue pubblicazioni: L’imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione, Elite e storia nella narrativa napoletana, Da Khayyam alla globalizzazione, Tra economia e politica: Pasquale Saraceno. Ha curato, tra gli altri, i seguenti volumi collettanei: Gioacchino Volpe tra passato e presente, Economia e politica da Camaldoli a Saragat (1941-1971), Geopolitica del Terzo Millennio, Il Codice di Camaldoli e la “ricostruzione” cattolica. RESEARCH INTERESTS StoriografiaStoria economicaStoria ContemporaneaGeopolítica https://robertobonuglia.academia.edu/cv