Tutti si sono concentrati sul perché gli Stati Uniti abbiano deciso di uccidere Qasem Soleimani, alcuni media iniziano a riferire che Soleimani era in missione per trattare la pace tra Iran e Arabia Saudita e che gli Stati Uniti la volevano assolutamente impedire.

Quindi Trump l’ha usata come chiave per darsi lustro in questo momento e il polo militare e politico di Washington ritenevano utile uccidere Soleimani, a maggior ragione se Soleimani era in missione diplomatica per mediare tra Arabia Saudita e Iran nell’incontro a Baghdad. Due Nazioni nemiche nel Golfo fanno sempre comodo all’amministrazione americana: infatti la minaccia iraniana consente agli USA di mantenere le basi militari in Arabia Saudita. Se i due paesi diventassero amici, il governo saudita non potrebbe più giustificare la presenza impopolare di queste basi. La nuova pace poi avrebbe portato gli stati petroliferi del Golfo a raggiungere un accordo: questo avrebbe avuto una enorme influenza sui prezzi del petrolio. Una pace che andava necessariamente fatta saltare in aria, un avvertimento pesante anche per i sauditi.

In pochi sapevano del riavvicinamento tra Iran e Arabia Saudita, ma Putin ne era a conoscenza: a fine ottobre 2019 infatti andò in visita in Arabia Saudita e la televisione russa ne parlò parecchio. Putin aveva pure rilasciato delle interviste a delle emittenti televisive arabe prima della visita, in questa occasione aveva parlato del conflitto tra Arabia Saudita e Iran e aveva annunciato che voleva mediare nel conflitto. Colse l’occasione per parlare di un processo di riavvicinamento e pace tra i due Paesi, che la Russia avrebbe fatto di tutto per creare le condizioni necessarie e che avrebbe sfruttato le buone relazioni con l’Iran, con gli Emirati Arabi Uniti e con l’Arabia Saudita al fine di trovare una soluzione.

Subito dopo la visita di Putin, il portavoce del presidente iraniano a novembre 2019 annunciò che l’Iran aveva presentato ufficialmente la proposta all’Arabia Saudita e che desiderava anche cooperare sulle questioni di sicurezza regionale. L’agenzia di stampa russa TASS ne parlò in più occasioni e avvisò i due Paesi di prestare attenzione alla ovvia pressione che gli USA avrebbero fatto se per caso le trattative di pace fossero proseguite.

Il 5 gennaio 2020 Mustafa Salim – giornalista del Washington Post di Baghdad – scrive su Twitter alcune dichiarazioni del Primo Ministro iracheno: “I was supposed to meet Soleimani at the morning the day he was killed, he came to deliver me a message from Iran responding to the message we delivered from Saudi to Iran” Iraqi PM said. Quindi i Paesi del Golfo erano tutti a conoscenza delle trattative di pace in corso.

Putin aveva avviato un dialogo tra Arabia Saudita e Iran in ottobre 2019 e la voce era giunta fino a Baghdad. Il riavvicinamento o la cooperazione tra sauditi e iraniani è lo scenario peggiore per il dominio degli USA nel Golfo. Se nel Golfo le tensioni si calmano e la situazione si stabilizza tutti i paesi arabi – grazie alla diplomazia russa – poi chiedono in modo massiccio il ritiro degli USA da quella zona. Poi per la prima volta si assiste ad un fatto insolito: di solito l’Arabia Saudita è molto rumorosa quando si tratta di demonizzare i misfatti iraniani, è sempre stata la prima a chiedere reazioni/sanzioni aspre contro l’Iran, ma questa volta la voce araba non si è unita al coro americano. Nessuna parola contro l’Iran, una grossa novità da parte dell’Arabia Saudita.

Dopo la morte di Soleimani bisogna capire quanto è forte il riavvicinamento tra Iran e Arabia Saudita, le fonti non mancano ma bisogna stabilire la portata di tale trattativa. E’ stata sviluppata una fiducia abbastanza solida tale da resistere agli sforzi americani che vogliono prevenire il riavvicinamento? Oppure l’omicidio ha rimesso in riga il Golfo?

Alessia C. F. (ALKA)