Una parte del settore finanziario sostiene che i mercati obbligazionari e azionari degli Stati Uniti e dell’UE sono pericolosamente gonfiati a seguito degli enormi prestiti COVID e misure senza precedenti della banca centrale, al contrario la Cina sarebbe l’unico esempio di un mercato adatto agli investimenti in quanto è riuscita a superare il covid e a riavviare la sua economia. Uno sguardo più attento alle recenti misure ufficiali dei regolatori finanziari cinesi e della Bank of China suggerisce che è tutto tranne che sicuro, e che il suo settore immobiliare interno potrebbe essere una bolla il cui crollo può innescare una catastrofe finanziaria globale al di là di qualsiasi cosa vista nella storia moderna. Proviamo a seguire cosa è successo in passato e cosa sta succedendo ora.

  1. Già nel 2008 in Cina aumentò il debito personale delle famiglie a causa della crisi finanziaria globale. Le autorità centrali di Pechino all’epoca rilasciarono un volume senza precedenti di 504 miliardi di dollari di credito alle autorità locali con il mandato di investire per stimolare l’economia. Gli investimenti finirono nell’edilizia, dove una nuova popolazione a reddito medio era disposta a chiedere in prestito denaro per acquistare la propria casa.
  2. Nel 2016-17 le autorità di Pechino capirono che una pericolosa bolla speculativa nell’aumento dei prezzi delle case minacciava l’economia. Le misure restrittive spinsero le autorità locali e le banche a concedere prestiti occulti “fuori bilancio” attraverso i cosiddetti veicoli di finanziamento del governo locale (LGFV), dove i governi locali creano una società di investimento che vende obbligazioni per finanziare immobili o altri progetti locali. Con i prezzi immobiliari che si gonfiano a due cifre ogni anno fino ad oggi, la dimensione dei debiti immobiliari è cresciuta al punto che oggi la Banca Popolare Cinese e altri regolatori avvertono apertamente di una bolla, dato che molte famiglie si affrettano a prendere in prestito una seconda casa per un guadagno speculativo.
  3. Il debito totale delle famiglie, compresi i mutui e i prestiti al consumo per auto ed elettrodomestici, nel 2020 era un enorme 62% del PIL. L’Istituto di Finanza Internazionale (IIF) ha stimato che il debito interno totale della Cina è salito al 335 per cento del prodotto interno lordo (PIL) nel 2020. Alcuni hanno fatto dei paragoni con la folle inflazione immobiliare in Giappone nel 1990-91 prima del crollo.
  4. Nel 1998 il governo di Pechino permise ai cittadini di possedere la propria casa. La classe media emergente comprò avidamente nuovi appartamenti che stavano sorgendo ovunque nelle principali città. Gli immobili erano visti come l’unico investimento sicuro, dato che azioni e obbligazioni erano volatili e l’esportazione di capitali era controllata. Negli ultimi due decenni le valutazioni dei prezzi delle case sono aumentate significativamente, portando molti cinesi a credere che non si sarebbe mai potuto fermare. Questo febbraio, nonostante le misure ufficiali, i prezzi delle case in Cina sono aumentati su base annua del 16,8%. Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina, il valore totale del mercato immobiliare cinese è attualmente di circa 65 trilioni di dollari USA – cioè trilioni. Nel 2019, il PIL della Cina era di 14 trilioni di dollari USA, il che rende l’immobiliare cinese molto più gonfiato dei valori USA o UE con un grande margine. Uno studio del 2018 ha scoperto che i prezzi delle case cinesi hanno una media di 9,3 volte i redditi annuali, superando l’inflazionato 8,4 volte di San Francisco.

Pechino è chiaramente allarmata e da gennaio ha emesso misure severe per costringere i governi locali a non continuare ad alimentare la bolla immobiliare. Nel 2020 per contrastare il blocco causato dal covid e la recessione economica, Pechino ha emesso importanti misure di stimolo. Ora, con l’economia che si sta lentamente riavviando, Pechino è determinata a ridurre le bolle azionarie e immobiliari nella speranza di creare quella che Xi Jinping chiama “doppia circolazione”. Con questa vorrebbe cercare di mantenere la crescita delle esportazioni, di aumentare il consumo interno e di diminuire la dipendenza dalle esportazioni rischiose. Questo non sarà un lavoro facile, anche per i formidabili cinesi.

Quello che le autorità di Pechino stanno tentando di fare è di stoppare la bolla immobiliare, di bloccare i prestiti speculativi per le seconde case, nella speranza che i fondi vadano ad altri consumi. Xi Jinping vuole assicurare la spesa in infrastrutture per mantenere la crescita economica a “doppia circolazione”, ma contemporaneamente deve sgonfiare la bolla immobiliare potenzialmente sistemica e deve frenare i nuovi prestiti fuori bilancio che finanziano l’acquisto di case tramite le LGFV. Qualcosa necessariamente deve cedere, e questo è il nocciolo della questione.

Lo scorso settembre, China’s Evergrande Group (dal 2018 la società immobiliare di maggior valore al mondo con circa 121 miliardi di dollari di immobili e relativo debito) ha subito una crisi di liquidità a causa del suo eccessivo debito e del rallentamento dell’economia. Nel tentativo disperato di sviluppare nuove fonti di reddito, il gruppo immobiliare si è diversificato in pannelli solari, allevamento di maiali, agribusiness e latte. Non è un segno rassicurante.

Secondo le stime dell’istituzione nazionale statale per la finanza e lo sviluppo, il totale del debito nascosto locale (local hidden debt) ha raggiunto un impressionante 14,8 trilioni di yuan o 2,3 trilioni di dollari nel 2020. Standard & Poors stima il totale tra 30 trilioni di yuan (4,2 trilioni di dollari) e 40 trilioni di yuan (6,1 trilioni di dollari). Ma anche questo dato non è sicuro. Da gennaio, nuove regole severe da parte delle autorità centrali cercano di fermare tali prestiti immobiliari nascosti.

Il 16 marzo Liu Guiping, un vice governatore della People’s Bank of China ha scritto https://finance.yahoo.com/news/china-crusade-against-risk-tormenting-200000105.html : “Abbiamo bisogno di… frenare attivamente ed efficacemente la diffusione del contagio del rischio finanziario, e mantenere risolutamente la linea di fondo di evitare rischi finanziari sistemici”. Questo però è più facile a dirsi che a farsi. Il debito interno della Cina è cresciuto ad un tasso medio annuo di circa il 20% dal 2008, molto più veloce del suo prodotto interno lordo. I dati ufficiali hanno mostrato che il debito delle famiglie in sospeso, compreso il debito immobiliare, alla fine del 2020 ammontava a 63,19 trilioni di yuan (9,7 trilioni di dollari). Questo equivale al 62% del prodotto interno lordo cinese https://journal-neo.org/2021/03/26/will-a-china-real-estate-collapse-trigger-the-global-meltdown/.

Nel 2021 un record di 7,1 trilioni di yuan (1,1 trilioni di dollari) di queste obbligazioni speciali locali scade e deve essere rinnovato per evitare il collasso dei governi locali. Ciò significa che le grandi banche statali devono in qualche modo finanziare il debito locale, gran parte del quale è di dubbio valore o “junk bond”. Questo, proprio mentre Pechino chiede alle banche di finanziare nuove infrastrutture e iniziative di crescita al di fuori del settore immobiliare, riducendo allo stesso tempo il proprio debito. Nonostante i prestiti ufficiali di Pechino alle autorità locali per finanziare piccole e medie imprese, il South China Morning Post riporta che in alcuni casi i finanziamenti sono stati ottenuti da società fittizie e poi utilizzati illegalmente per investimenti immobiliari.

Se i problemi in questo mercato obbligazionario locale si riversano sul mercato nazionale delle obbligazioni sovrane, un mercato enorme che vale ben 18 trilioni di dollari, questo farebbe salire i tassi di interesse delle obbligazioni molto più in alto, innescando un’ondata di inadempienze locali in progetti meno validi, tra cui il settore immobiliare. È certo che la PBOC, la banca centrale statale, pomperebbe poi liquidità per salvare le sue gigantesche banche statali. Ma data l’entità del debito, questo potrebbe forzare la liquidazione degli asset cinesi in dollari all’estero, compresi i suoi stimati 1,04 trilioni di dollari di debito del Tesoro USA, così come le obbligazioni in euro.

Wall Street, Bridgewater, BlackRock e Ray Dalio hanno investito nella promessa di una ripresa economica cinese. MA hanno sottovalutato la bolla immobiliare cinese. Questa chicca particolare potrebbe avere grosse ripercussioni. Alessia C. F. (ALKA)