No Energy, No Fertilizer, No Food: Gli agricoltori tedeschi non riescono a trovare il fertilizzante. Gli agricoltori italiani stanno affrontando costi esorbitanti per l’essiccazione dei cereali. Il propano sta esplodendo negli Stati Uniti. Quando la crisi energetica si riversa sulla produzione alimentare, ha un impatto immediato – ma il vero costo potrebbe arrivare la prossima stagione, quando la carenza di fertilizzanti spingerà le rese in tutto il mondo sotto il 50%. Sullo sfondo di una produzione alimentare già tesa e di una catena di approvvigionamento in fallimento a cascata, c’è solo una domanda: chi mangerà nel 2022?
Il crollo della produzione di fertilizzanti agricoli colpirà le rese dei raccolti per tutto il 2022 e quasi certamente persisteranno nel 2023. L’agricoltura dipende dai cicli naturali e dai requisiti importanti come la disponibilità di fertilizzanti e sementi, i costi del carburante, le infrastrutture di trasporto. Ora già li stiamo vedendo, non serve una laurea per fare la previsione.

In questo periodo, fine 2021, stiamo già assistendo al collasso delle linee di rifornimento per le parti dei trattori, mancanza di semiconduttori, i depositi di petrolio su larga scala che proiettano una crisi di carenza di greggio nelle prossime settimane, l’impennata dei prezzi dell’energia in Europa, la carenza di energia su scala globale, la chiusura di impianti di fertilizzanti, impianti di ammoniaca blocchi nella logistica, porti intasati e congestione del traffico di container.
Sapendo già ora tutto questo, possiamo facilmente concludere che la scarsità di cibo ci sarà per tutto il 2022, e probabilmente fino al 2023.
Ricordatevi anche che la scarsità di cibo è necessaria per provocare rivolte/disordini sociali, adatti a imporre la legge marziale. Del resto coi lockdown ci siamo già allenati bene…
Ovviamente tralascio tutto il problema inflazione, già si vede cosa sta succedendo.
Di fatto il green pass non ha scatenato nulla di particolare, ma per dichiarare la legge marziale necessitano di un caos sociale diffuso, con milioni di persone nelle strade. Quindi cosa fa arrabbiare la gente abbastanza da convincerne milioni a scendere in piazza?
Facile, la pancina vuota e il culo al freddo.
Quando la gente avrà fame, la rabbia aumenterà e scenderà in strada. Mentre il caos si diffonde, i governi risponderanno con autorità e le forze dell’ordine.
A quel punto sarà semplicissimo poi, con le folle in strada, innescare attacchi terroristici per incolpare la massa e i novax.

<<… c’è una situazione che sembra essere più delicata delle altre: quella delle aziende agricole che coltivano ortaggi all’interno di strutture tecnologiche sotto luce artificiale. E all’estero si incontrano già alcuni casi limite, con aziende agricole che cedono i loro contratti di gas a distributori di energia o ad imprese di altri comparti. 
“Negli ultimi mesi, i prezzi energetici sono letteralmente esplosi in tutto il mondo. Al punto da andare a rivoluzionare i programmi per la campagna autunno-invernale delle orticole (pomodori, cetrioli, peperoni, ecc.) del centro e nord Europa”, commenta a Italiafruit News Mattia Gandini, responsabile commerciale della Gandini, azienda di Guidizzolo (Mantova) – associata all’Op Valleverde – specializzata nella coltivazione di pomodori in serra tecnologica. 
“In Olanda e Belgio, per esempio, le superfici di orticole destinate ai cicli produttivi invernali sotto luce artificiale sono meno della metà rispetto alla scorsa campagna. Tanti produttori hanno preferito buttare al macero le piante di ortaggi piuttosto che realizzare gli investimenti. I maggiori costi energetici condizioneranno anche i trapianti di ortaggi per la produzione estiva, che saranno posticipati nei mesi di gennaio e febbraio”.  
Le nuove raccolte di pomodori nel centro-nord Europa sono iniziate da poche settimane e, vista la carenza dell’offerta, i prezzi di mercato sono molto alti. “Le quotazioni attuali dei pomodori a grappolo olandesi sono più alte del 25% rispetto allo stesso periodo del 2020”, conferma a Italiafruit News Attilio Pagni, responsabile commerciale della Alimentari Ortofrutticoli Abc e coordinatore del comitato Importatori di Fruitimprese. Che sottolinea: “In Olanda il prezzo del gas, impiegato soprattutto per riscaldare le serre di pomodori, cetrioli, altre orticole e fiori, è aumentato di sette volte rispetto a qualche mese fa. Si registrano aumenti importanti anche per la luce, con il risultato che il prezzo dell’energia incide oggi per il 30% dei costi di produzione delle orticole”. 
… Spostando l’attenzione al prossimo inverno è probabile che i rincari energetici andranno a favorire le zone produttive dove le serre di colture orticole non hanno bisogno di essere riscaldate. “Per i pomodori di Sicilia, Spagna, Turchia e Marocco potrebbero aprirsi nuove opportunità commerciali – spiega Gandini – Mentre nel nord Italia rischiamo di soffrire i rincari. Basti pensare che il prezzo dell’energia, che era già alto, è triplicato in pochi mesi. Se questa situazione perdurerà saremo obbligati a posticipare di almeno un mese i nuovi trapianti, spostandoli da gennaio a febbraio-marzo, al fine di cercare di non sconvolgere ulteriormente il prezzo dei nostri prodotti che, sicuramente, sarà più alto nella prossima campagna. Ai costi attuali – conclude – abbiamo bisogno di aumentare il prezzo di circa un euro il chilo per i pomodorini e di circa 0,5 euro il chilo per i pomodori grossi (cuore di bue, grappolo, ecc.)”. 
… “Le aziende che producono pomodori in serra nei Paesi freddi, come Olanda, Belgio, Francia, Inghilterra e Polonia – afferma – saranno penalizzate dai rincari, così come saranno avvantaggiate le aziende che producono in serra nei Paesi caldi”.>> Tratto da http://www.italiafruit.net/(X(1))/DettaglioNews/63036/in-primo-piano/se-gli-orticoltori-diventano-venditori-di-gas

https://www.ilmattino.it/economia/news/agricoltura_raddoppiano_costi_semine_sos_campi_denuncia-6271904.html: <<Prezzi alle stelle per il settore agroalimentare. Dai campi alle stalle si impennano i costi di produzione in agricoltura per effetto dei rincari delle materie prime che fanno quasi raddoppiare la spesa per le semine. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti che lancia l’allarme per la tenuta dei bilanci delle aziende e per le forniture alimentari in settori deficitari, dal grano alla carne fino al latte. L’organizzazione agricola sottolinea che con l’avvio delle operazioni colturali autunnali gli agricoltori sono costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le operazioni colturali che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione.>>

http://www.cn24tv.it/news/228908/coldiretti-calabria-raddoppiano-costi-per-le-semine-salasso-per-agricoltori-e-allevatori.html: <<Con l’avvio delle operazioni colturali autunnali gli agricoltori – sottolinea la Coldiretti – sono costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le operazioni colturali che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Il rincaro dei costi energetici – ribadisce la Coldiretti – riguarda anche il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi ma ad aumentare sono pure i costi per l’acquisto dei fertilizzanti, delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne”. “Senza dimenticare gli imballaggi, dalla plastica all’acciaio, dal vetro fino al legno e alla carta con aumenti dei listini che – continua la Coldiretti – incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi fino ai vasetti per i fiori”. “L’emergenza Covid ha innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle dove e necessario adeguare i compensi riconosciuti agli allevatori per il latte e la carne. Infatti – spiega la Coldiretti – le quotazioni dei principali elementi della dieta degli animali, dal mais alla soia, sono schizzati su massimi che non si vedevano da anni con il rischio di perdere capacità produttiva in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria per i prodotti zootecnici”. “Anche i costi dei trasporti sono lievitati. Su questo scenario pesa sia la lontananza dai mercati che il deficit logistico per la carenza o l’assenza di infrastrutture per il trasporto merci che aumenta il gap che penalizza il sistema economico sia rispetto ad altre regioni che agli altri Paesi dell’Unione Europea”.>>