Leggendo questo articolo tradotto dall’inglese sul blog di Mitt Dolcino, mi sono balenate in tesa alcune considerazioni personali che ho voluto mettere nero su bianco sottoforma di post su OZ, per condividerle con i lettori di questo blog e magari invitarli ad esprimere le loro considerazioni.

L’articolo citato parla di personalità note che, in epoca di lockdown da coronavirus, hanno disatteso le regole che loro per primi, data la loro posizione di politici, consulenti governativi o opinionisti noti al grande pubblico, erano chiamati a rispettare, se non altro per una semplice questione buon esempio per la popolazione costretta a rinunciare alle proprie libertà in nome della salute collettiva.

L’articolo si spinge parlando di ipocrisia da parte dei suddetti personaggi, dovuta al fatto che loro stessi, per primi, non credono alla validità/necessità di norme che limitano le libertà individuali, continuando poi a trattare la questione della percezione del pericolo.

Oltre i personaggi citati dall’articolo in questione, tutti anglo/americani, si possono benissimo citare esempi nostrani. Tutti ricordiamo le immagini dell’inaugurazione del ponte Morandi a Genova, con un bell’assembramento di gente che se ne fotteva del distanziamento sociale, in un momento in cui l’epidemia era al suo massimo

oppure l’indecente passerella in occasione della liberazione di “Aisha” Romano

Ma come si spiega questo disprezzo per le regole che loro stessi anno deciso di applicare ma che alla prima occasione dimenticano di osservare?

Quando ho sentito al tg la notizia di Ferguson, l’epidemiologo inglese principale fautore del lockdown in U.K. che sconfessava sé stesso per andare a trovare i suoi genitori, ho pensato che probabilmente voleva far fuori “i vecchi”, magari per una questione di eredità! Ma tralasciando battute in stile black humour inglese, ci deve essere un motivo, o più di uno, che spinge personalità note, a trasgredire.

Trasgredire le regole da parte dei potenti, dei “lei non sa chi sono io” fa parte dell’atteggiamento secondo il quale per manifestare la propria posizione di supremazia è necessario fare quello che ai più è impedito, perchè alla maniera del marchese del Grillo “io so io, e voi…” ma soprattutto mette il trasgressore, che per posizione sa di poterla far franca, in una posizione di vantaggio personale quando tutti gli altri non possono fare altrettanto.

Ma nel caso dell’epidemia di covid-19 che vantaggi possono derivare al trasgressore? Oltre al poter fare quello che gli altri non possono, non vedo altri vantaggi. Ma che vantaggio è fare qualcosa che mette il trasgressore, i suoi cari e tutte le altre persone con cui viene a contatto, a rischio di beccare una malattia ancora poco conosciuta e ritenuta molto pericolosa? Direi nessuno!

E quindi torniamo alla tesi dell’articolo pubblicato da Mitt: è la percezione del rischio che favorisce determinati comportamenti. Se il rischio percepito è molto basso, sarà alta la tendenza a trasgredire le norme che, in teoria, dovrebbero proteggere dal rischio stesso. Del resto come si spiega la movida che in questi giorni di allentamento improvviso e progressivo del lockdown, è letteralmente esplosa e nella quale assistiamo a masse di persone, giovani e meno giovani, che se ne fregano delle norme sul distanziamento sociale e che sempre meno le multe, le sanzioni ai gestori dei locali che non fanno rispettare le norme e le minacce degli amministratori locali di tornare a chiudere tutto, riescono a distanziare tra loro, se non la scarsa percezione del rischio? Certamente dopo quasi 3 mesi di chiusura totale e di confino in casa c’è voglia di tornare a socializzare e di riappropriarsi delle proprie libertà personali, ma se il rischio percepito è alto, non c’è voglia di libertà che tenga: se io so che sui tetti dei palazzi ci sono cecchini che sparano a tutto quello che si muove per strada e ho la quasi certezza che se metto il muso fuori di casa ci rimango secco, io di casa non esco. A meno di non avere un motivo per cui è meglio uscire e rischiare di rimetterci la pelle piuttosto che rimanere al coperto e avere la certezza di schiattare!

Eppure l’indottrinamento delle masse, ottenuto con un martellante battage mediatico finalizzato a instillare nella popolazione quella paura considerata necessaria per indurre la popolazione a rispettare la privazione delle proprie libertà perchè ritenuta “male necessario” è stato pesante. Della paura come mezzo per combattere l’epidemia ne abbiamo già parlato, ed è ciò che ha fatto il governo, almeno nelle prime settimane successive alla proclamazione dello stato di emergenza. Come non considerare uno strumento per ingenerare paura le immagini del personale medico stravolto dalla fatica nella tenace battaglia contro il pericoloso virus. O le immagini del corteo di carri dell’esercito che trasportava le salme dei deceduti per coronavirus da Bergamo verso altre destinazioni perchè l’inceneritore era al collasso causa spropositato numero di decessi. A proposito, siccome il numero di decessi è rimasto altissimo nel bergamasco per diversi giorni, come mai il corteo di salme solo quella volta? Hanno poi risolto da un giorno all’altro il problema? Tutto può essere ma faccio fatica a crederci.

La propaganda che instillava paura si è poi mitigata notevolmente, perchè evidentemente, come ho più volte scritto, la paura porta a tenere comportamenti irrazionali e a prendere decisioni dettate da una condizione di isteria che la paura stessa crea, e si rischiava di ingenerare effetti collaterali controproducenti. Quindi una propaganda più rassicurante, più volta verso un certo ottimismo, ma sempre nell’ottica di promuovere il seguire scrupolosamente le regole di restare in casa ed uscire solo in casi di necessità, usare la mascherina e mantenere la distanza di un metro dal prossimo. Nonostante questo, appena è stato creato un varco nel muro contenitivo del lockdown, prima del previsto e quasi all’improvviso, come ampiamente pronosticato su questo blog, dal buco si è generata una voragine che ha evidenziato come in molti, probabilmente la maggior parte della popolazione, la percezione di questa pericolosità estrema del virus non c’è. La domanda da porsi allora è: come mai, nonostante tutto?

La risposta: i numeri.

In questa tabella vediamo i decessi registrati al 21 maggio espressi in numeri assoluti e in percentuale rispetto al numero dei contagi rilevato, diviso per regione. A parte il caso della Lombardia, unicum non solo in Italia ma probabilmente in gran parte del mondo, il resto delle regioni italiane presenta numeri bassi. Molto bassi se ci spostiamo al sud. Questo potrebbe essere spiegato con l’efficacia del lockdown: senza la chiusura forzata del paese, dicono molti, i numeri sarebbero stati di ben altro tenore.

Nella seconda figura, che fotografa la situazione sempre aggiornata al 21 maggio, si vede che il numero di decessi è direttamente proporzionale all’età del contagiato, ad esclusione degli ultra novantenni, per ovvi motivi. Numeri molto bassi nella fascia di età al di sotto dei 60 anni, praticamente insignificanti al di sotto dei 40.

In quest’ultima schermata si vede come oltre il 95% dei decessi riguarda pazienti con una, due o tre gravi patologie aggiuntive.

Paragoniamo ora il nostro paese, quello cioè che ha applicato con ogni probabilità uno dei lockdown più duri al mondo, con la Svezia, paese che non ha adottato alcun blocco sociale.

L’italia ad oggi mostra un numero di decessi di circa 33 mila unità, su una popolazione di 60 milioni. Con un tasso di mortalità di 0,055%.

La Svezia ha avuto circa 4 mila decessi su una popolazione di circa 10 milioni di persone. Tasso di mortalità di 0,04%.

Alcuni media parlano però di una brusca accelerazione dei decessi in Svezia che ha portato la settimana scorsa il paese scandinavo ad essere quello col più alto tasso di mortalità per milione al giorno: 6,08. Questo dato però riguarda solo la settimana che va dal 13 al 20 maggio. Se si calcola invece sul lungo periodo, peggio della Svezia hanno fatto, nell’ordine, Belgio, Spagna, Italia, Gran Bretagna e Francia (fonte Il Fatto Q.).

Va da sé che con questi numeri, mettendoci pure che la stragrande maggioranza dei decessi è avvenuta nelle case di riposo per anziani, in Italia come in Svezia, è difficile scatenare la paura verso il covid-19, non almeno una paura tale da giustificare l’abbandono totale delle abitudini sociali, almeno in gran parte della popolazione. Attenzione, non sto parlando dell’opportunità di intraprendere o meno un lockdown più o meno restrittivo, sto parlando esclusivamente della sensazione di rischio che numeri tali possono creare.

Eravamo partiti parlando di VIP che non hanno rispettato le norme sul lockdown, e potrebbe esserci una spiegazione aggiuntiva a quella di una bassa percezione del rischio, qualcosa a cui pochi hanno pensato, fino ad ora. Prendiamo quello che è successo/sta succedendo ancora in Italia: quanti VIP, abbiamo appreso, sono stati contagiati dal virus? tra politici, giornalisti, attori, calciatori e via dicendo, diciamo un numero non trascurabile. Quanti decessi? neanche uno. Quanti ricoverati in terapia intensiva? a quanto mi risulta il solo Piero Chiambretti, per altro guarito dopo un paio di settimane. E tutti gli altri? Asintomatici o con sintomi da normale influenza. Possibile che i vip non muoiono/vanno in TI per coronavirus? Si tratta di un virus selettivo, che mostra deferenza nei confronti dei famosi? Ovviamente no. E allora quale può essere la spiegazione più logica? Semplice: i VIP, soprattutto politici, calciatori e personalità dello spettacolo hanno la possibilità di farsi un bel tampone non appena insorgono i primi sintomi sospetti, vengono perciò curati tempestivamente per stoppare il diffondersi dell’infiammazione ed evitare l’insorgere di una polmonite interstiziale o un’infiammazione ai polmoni che causa i micro trombi, responsabili in molti casi della morte dei pazienti affetti da covid-19. E come per la stragrande maggioranza delle malattie serie, per il covid più di altre, se vieni preso in tempo non vieni nemmeno ricoverato in ospedale, e se eviti l’ospedale sei salvo.

E allora non potrebbe essere che questi signori che impongono a tutti di osservare il lockdown, e che quando “non visti” trasgrediscono le loro stesse regole, si sentono sicuri perchè, a differenza degli altri “poveracci” possono contare su tamponi e cure tempestive in grado di tenerli lontani dal rischio decesso per coronavirus, se aggirano le norme sul lockdown?

Perchè si sa, gli uomini sono tutti uguali ma c’è sempre qualcuno più uguale degli altri.