La percezione della Cina come strategico concorrente degli stati UNITI non si è sviluppata nell’ultimo anno. La politica Biden punta alla Cina ma è molto zoppicante, ci sono think tank e gruppi che vorrebbero influenzare il processo decisionale, indicando una strategia unitaria, ma vi spiego perché al momento attuale la trovo molto debole.
A luglio 2020 negli USA fu creato The China Strategy Group, che comprendeva diversi esperti e politici che condividono l’idea di contrastare la crescita del potere cinese. E’ significativo che il gruppo fu creato su iniziativa dell’ex direttore di Google e del presidente del Consiglio per la difesa dell’innovazione del Ministero della difesa degli USA Eric Schmidt, di cui ora ne è a capo. Il suo vice è Jared Cohen, amministratore delegato di Jigsaw e senior fellow del Consiglio per le relazioni internazionali. In precedenza ha ricoperto il ruolo di dipendente nella politica di pianificazione del dipartimento di Stato degli stati UNITI ed è stato consigliere di Condoleeza Rice, e poi Hillary Clinton. Un altro importante membro del Gruppo è l’ex consigliere di John Mccain e direttore generale del Centro per una nuova sicurezza americana (progetto neocon) Richard Fontaine. In precedenza ha lavorato nel Consiglio di sicurezza nazionale e il dipartimento di stato degli USA, sotto George w. Bush.
Alla fine 2020 questo Gruppo ha pubblicato il rapporto “Asymmetric Competition: A Strategy for China & Technology
Actionable Insights for American Leadership”. Nel rapporto si parla di tecnologia e innovazione nell’ambito della concorrenza tra Stati Uniti e Cina, 13 autori offrono i loro consigli in varie aree: tecnologie a confronto, funzionalità, rivalità e impostazioni. Nel primo caso vengono trattate le differenti piattaforme tecnologiche, i requisiti e le società straniere che lavorano per Stati Uniti. Si studiano le aree di attività di esplorazione, la perdita di know-how scientifico e della supply chain. Si parla anche della necessità di perseguire una politica “versatile” nelle relazioni internazionali e la riforma del governo americano ponendo l’accento sulla valorizzazione del ruolo di competenza nelle decisioni politiche, il ruolo della casa Bianca di leader su varie agenzie e l’industria, così come la costruzione di una nuova era tecnologica. È interessante notare che gli autori propongono una nuova formula di relazioni multilaterali, per cui indicano la necessità di creare un forum di Paesi che insieme agli USA comprendano Giappone, Germania, Francia, UK, Canada, Paesi Bassi, Corea del Sud, Finlandia, Svezia, India e Australia (Italia non pervenuta!).
Bisognerebbe confrontare https://assets.documentcloud.org/documents/20463382/final-memo-china-strategy-group-axios-1.pdf dei democratici (34 pagine) con https://rsc-banks.house.gov/sites/republicanstudycommittee.house.gov/files/%5bFINAL%5d%20NSTF%20Report.pdf (124 pagine) e avremmo così una valutazione complessiva delle differenti vedute della politica DEM e REP. Ma ad occhio mi sembra di capire che sono due visioni abbastanza differenti come approccio.
Torniamo sempre al primo rapporto (qua in esame) dove si parla di armi nucleari e le relative tecnologie, queste dovrebbero rimanere solo degli USA. Si indica che la leadership tecnologica americana è di fondamentale importanza per la sua sicurezza, la prosperità e lo stile di vita democratico. Si parla della minaccia cinese in quanto gli USA rischiano di essere sorpassati. La posizione degli USA rischia di indebolirsi mentre Pechino guadagnerà forza a livello globale. Questa sfida richiede urgenti decisioni politiche per aggiornare la competitività americana e la conservazione di importanti vantaggi tecnologici americani.
I 13 autori hanno un approccio in stile DEM, sviluppare maggiore concorrenza e superare gli attriti, puntare su rapidi cambiamenti tecnologici affinché gli USA possano promuovere efficacemente i propri interessi e valori. Tipico del pensiero DEM promuovere “valori” e poi guerreggiare. Totalmente opposto al pensiero repubblicano di Trump. A fine relazione sembra tutto abbastanza vago, la strategia degli USA nei confronti della Cina – nel campo delle tecnologie – rimane senza risposta. Gli stessi autori riconoscono che a causa di questa ambiguità, il Gruppo incoraggia i responsabili a prendere decisioni, vuole reclutare esperti esterni e consulenti durante la pianificazione dei prossimi programmi.
Stesso lavoro sulla Cina presentato dalla Rand Corporation https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA739-1.html, anche qua la realizzazione di un contenimento non mostra risposte chiare sul che cosa è necessario fare per gli USA. Qua si parla delle minacce cinese nella regione tra Asia e Pacifico. Quindi lo sforzo contro la Cina è ancora all’ordine negli USA, a maggior ragione tutti temono e ragionano sulla necessità di proteggere Taiwan. Ma parlano anche di proteggere altre potenze locali, come ad esempio il Giappone, i sostenitori del contenimento premono sul preservare il dominio americano in Asia e nel Pacifico nel suo complesso. Le strategie prevedono di investire nello spazio aereo e nella marina, ma viene detto che sono chiaramente operazioni militari costose e difficili. Nessuno ha il coraggio di indicare un diretto coinvolgimento militare degli USA nella regione…
Poi si arriva alla solita sbrodolata gretina, qua davvero si cade in basso. I sostenitori di contenimento sostengono anche che ci sono alcune aree in cui gli USA e la Cina hanno interessi comuni, che questo consente di portare avanti una cooperazione. Entrambi i Paesi devono combattere il cambiamento climatico, il terrorismo e impedire la diffusione delle armi nucleari. Inoltre dovrebbero accrescere i negoziati volti a migliorare il commercio e gli investimento ai fini delle relazioni tra i due paesi, e di limitare i loro arsenali nucleari. Si parla anche della stabilità nella penisola Coreana con differenti punti di vista su come raggiungerlo.
Studio davvero interessante, e lo dico in modo ironico perché nel report si afferma che i punti di vista dei sostenitori di contenimento non sono d’accordo su due punti chiave: alcuni valutano il grado di ambizione della Cina, altri valutano se ci sono altri Paesi asiatici che hanno la capacità e la volontà di lavorare insieme per contrastare efficacemente la Cina. Le differenze di questi due punti porta a diverse ricette strategiche degli USA nella regione. Alcuni parlano di una sostanziale riduzione delle spese militari nella regione prima di aumentare la presenza militare americana nella regione. Un modo ben strano di presentare uno studio.
Unico raccordo è https://www.cnas.org/publications/reports/navigating-the-deepening-russia-china-partnership dove gli studiosi affermano che la cooperazione sino russa sia molto pericolosa per la strategia americana. Insomma si ritrovano solo su un unico punto, la cooperazione tra Cina e Russia mina i vantaggi militari degli USA. Purtroppo i due Paesi stanno aumentando la loro cooperazione tecnologica, questo porterà gli Stati Uniti a uno sforzo maggiore in quanto dovranno superare il gap da soli, aumentando il bilancio della difesa.
Se Russia e Cina continueranno a lavorare al fine di diminuire il ruolo centrale degli USA nel sistema economico mondiale, sto parlando della collaborazione che limita di fatto le sanzioni americane e il controllo delle esportazioni (arsenale fondamentale della politica estera americana), inevitabilmente tutto questo mitigherà gli effetti della pressione degli USA. Se la loro collaborazione aumenterà, o anche se ogni singolo Paese aumenterà la sua resistenza alla pressione americana, questo porterà ad un indebolimento dell’efficacia finanziaria degli strumenti di coercizione.
Altra voce proviene dal Jewish Institute for National Security of America https://jinsa.org/jinsa_report/curtailing-chinese-investment-in-israel-%EF%BB%BFa-comprehensive-and-cooperative-u-s-israeli-strategy/ dove emerge una grossa preoccupazione per i crescenti investimenti cinesi in Israele. Citano ad esempio che la Cina ha firmato nel 2019 il contratto per la costruzione e la gestione del porto di Haifa per 25 anni.
Comunque questa è la prima operazione dell’amministrazione Biden https://www.benarnews.org/english/news/philippine/us-ch-scs-02052021170200.html. Tante scartoffie, vedremo come si muoveranno con Pechino, e se davvero faranno qualcosa. O se sarà Mar-a-Lago a muoversi prima. Alessia C. F. (ALKA)


