IL SEPARATORE – Impara tutto, e poi ti renderai conto che nulla è superfluo: un sapere limitato non dà vera soddisfazione. Ugo di San Vittore, Didascalicon VI III

La distinzione tra spirituale e psichico risale alle prime elaborazioni sia Platoniche che a quelle in greco koinè del Nuovo Testamento; queste, in seguito, apportarono ulteriori significati introducendo il termine Pneuma (Πνεύμα) che in ebraico si traduce con Ruah (רוח).

In ebraico la parola psiche si traduce con Nefeš o Nefesh (פש) che significa respiro ed anche Neshamà (נשמה.); sarà il mondo greco a cambiarne il senso in Anima. Il vocabolo Psiché è citato nella Bibbia – Nuovo Testamento – 103 volte. Platone stesso la conosceva, così come l’Apostolo Paolo che scrisse: «L’uomo psichico1 non accoglie ciò che viene dallo Spirito di Dio perché gli sembra follia; né è in grado di comprenderlo, poiché è con lo spirito che va elaborato un giudizio. (la parola spirito introdotta da San Paolo sarà pneuma – πνεύμα). La prima qualità dell’essere umano («psichico») lo vota alla morte, è solo con lo Spirito divino a noi donato che entriamo nell’eternità e nella gloria del Risorto (1Corinzi 15,42-44).

Da Psiche nascono altre terminologie: psichiatria (il medico che cura con farmaci una patologia psichica), psicologia/psicoanalisi (il medico che utilizza il colloquio – psicoterapia – ove la patologia non sia particolarmente invalidante). Tornando all’aspetto più propriamente relativo allo scopo di questo articolo, si può affermare che l’uomo spirituale (vale a dire colui che ha il pneuma) può giudicare di tutto e nessuno può giudicare lui»; e, se vogliamo dare un esempio, il mondo psichico creerà delle condizioni essenziali per ridestare i presupposti, affinché la volontà umana possa spingere verso il ritrovamento con l’unità divina nella sua forma propriamente spirituale. Questa è l’attività che caratterizza i mistici, che non sono uomini diversi da noi, ma hanno solamente il desiderio di innalzarsi per una maggior conoscenza del vero2. Esiste un moto verso l’alto ed un moto verso il basso, verso le pulsioni psichiche sino a pervenire a quelle contro natura che sono il completo disordine interiore. La vita dell’uomo nel suo afflato, è creata per innalzare il proprio pneuma e questo significa una sempre maggior dinamicità nel rinnovare la conoscenza. Per questo la Creazione è Ordine e dove regna il disordine in tutti i campi ecco che la società decade. È la lotta degli Asen contro gli Elementarwesen3.

Per spirito intendiamo anche una volontà, che è energia creata4, che viene indirizzata verso un obiettivo specifico; ad esempio possiamo dire che un certo evento passato trova un riflesso nell’attualità per poter affermare: «da che spirito è animato?». Per fare un esempio, un sacerdote giacobino ha lo stesso spirito di un sacerdote catto-comunista, pertanto ambedue sono animati dallo stesso spirito. O possiamo affermare che lo spirito dell’Islam è quello di conquistare e distruggere il mondo cristiano considerato come eretico, al netto che esistono poi musulmani perbene.

È per questo motivo che dobbiamo sempre elevarci per trovare il vero Spirito, muovere pertanto la nostra volontà verso l’alto, verso la luce.

L’intuizione ad esempio può partire da un punto psichico per svilupparsi ed arrivare al livello pneumatomaco per il fatto che esso è istantanea. Il risveglio della coscienza deve rendere eterno l’istante e mantenere l’io uno stato di tensione infinita. Platone non dice che gli elementi sono “atomici”, ma solo che essi esistono in particelle «così piccole da essere invisibili» e formino masse visibili solo quando queste particelle sono riunite in un numero sufficiente (Timeo, 56C)

TRECCANI

Nella terminologia filosofica greca, il principio vitale cosciente di ogni organismo (lat. spiritus). Per lo stoicismo p. è l’anima, o soffio (πνεῦμα) vitale; nel greco della κοινή e degli scrittori cristiani spesso indica la parte più alta dell’anima: onde la tricotomia πνεῦμαψυχή e σῶμα, che porta alla distinzione, caratteristica soprattutto del linguaggio cristiano e gnostico, tra ‘uomo pneumatico’, ‘uomo psichico’ e ‘uomo ilico’ (o ‘materiale’). La contrapposizione dell’uomo pneumatico all’uomo psichico si trova nell’epistolario paolino ed è largamente diffusa nella posteriore letteratura cristiana. Il primo è docile all’azione dello Spirito Santo, il secondo sottomesso al proprio spirito. Sempre nel linguaggio paolino lo pneumatico è un dono dello Spirito Santo, che non implica una chiamata all’esercizio di un ministero. Sviluppando le contrapposizioni paoline, alcune sette gnostiche indicarono come pneumatici quelli arrivati al pieno possesso dello «spirito», cioè alla gnosi. Pneumatomachi furono chiamati, invece, eretici cristiani dei sec. 4°-5°, così denominati dai polemisti cattolici perché negavano la divinità dello Spirito Santo (➔ macedoniani).

Platone ai tre razionalisti del dialogo (e quindi a quelli di tutti i tempi) dice: «Ma vedi bene che voi tre, che siete i più sapienti dei Greci, tu e Polo e Gorgia, non sapete dimostrare che si debba vivere una vita diversa da questa, che è vita che ci appare utile anche laggiù5».

Anche Hegel, pur avendo avuto una visione del mondo con un Dio lontano e non compartecipe alla vita umana, conosceva questa differenziazione e considerava la conoscenza dello spirito più concreta. Il mondo mistico infatti ha avuto la capacità di sondare le profondità del mistero portando alla luce la vita autentica senza mai diventare una mera ed astratta categoria.

Sostengono alcuni filosofi che il misticismo sia un esercizio filosofico della vita. Nulla di più sbagliato, perché il misticismo porta sempre un nuovo linguaggio nei cuori degli uomini attraverso la filocalizzazione delle sue parole che diventano fari di luce che illuminano l’opacità delle menti.

Per vita psichica non si deve far riferimento alla parola greca psiché (ψυχή) che significa respiro ma alla incapacità di travalicare la portata tangibile dei sensi per innalzarsi ad una comprensione differente e non monolitica della vita.

Lo spirito è vita, è esperienza che si innesta nella vita personale per creare il destino. Non può esistere una metafisica razionalistica dello spirito perché sarebbe una contraddizione. Per questo lo spirito è vivente e non oggetto. La vita spirituale non si contrappone alla conoscenza perché la conoscenza diventa il compimento in noi dello spirito6.

La vita dello spirito è la visione realizzata ed assoluta. Soltanto a profondità ineffabili lo spirito assorbe a sé il mondo, donando ad esso un linguaggio sempre rinnovato. Questo rinnovamento diventa una realtà dinamica che è l’Alfa e Omega della creatività spirituale che il mistico coglie nella sua perfetta visione intellettiva.

La vita dello spirito si contrappone alla precarietà dell’uomo nichilista che è figlio della società senza ideali, debosciata, senza etica né morale.

Molto spesso il pensiero mistico ha cercato di fornire delle soluzioni alla società ma in virtù della psichicità di questa, disabituata peraltro a sondare le profondità perché imbevuta di democratismo, ha impedito di cogliere i segni di un principio se non in maniera molto debole.

Ma in virtù della psichicità, l’uomo non ritrova l’afflato verso l’alto perché la filosofia si aggancia a dei fattori terreni tralasciando sia il simbolismo, sia il mistero, che l’innalzamento dello spirito. Come già accennato in un precedente articolo se la filosofia non diventa filocalica, permane in uno stato di controversia, mentre lo spirito mistico tende verso l’alto tendendo la mano all’uomo. La Voce di Dio pertanto richiede una volontà personale di rinascita nell’infanzia. “Quando il movimento della coscienza, trascurando l’agente, si protende verso il frutto dell’azione, si chiama fatalità; quando si attiene all’idea “l’ho già visto prima” in rapporto a qualcosa di visto o di non visto, si chiama memoria. Quando gli effetti di cose godute in passato persistono nel campo della coscienza anche se non si vedono, si chiama latenza inconscia. Quando è consapevole che la molteplicità è illusoria, si chiama sapienza. Quando, in direzione opposta, si oblia nelle fantasie, si chiama mente impura. Quando si intrattiene nell’io con le sensazioni, si chiama sensibilità. Quando resta non manifestata entro l’essere cosmico, si chiama natura. Quando crea confusioni tra realtà e apparenza, si chiama illusione. Quando si discioglie nell’infinito, si chiama liberazione7”.

Gv. 3,1-21

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui».

Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodemo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».

La chiave della vita spirituale è la rinascita e questa possibilità è offerta a tutti gli uomini perché ognuno ha diritto a ritrovare la voce dello spirito oppure può liberamente, nel pieno arbitrio personale, scegliere di non ascoltare, di vivere cioè nel pieno nichilismo che Nietzsche stesso, definiva come «il più inquietante» fra tutti gli ospiti». Rimovendo i valori Tradizionali ed erigendo le passioni a fattori della nuova “normalità” queste rendono la società debosciataed il nichilismo prende forma sostituendosi ai valori spirituali e divenendo una sorta di sindrome di Stoccolma. Coloro che ne sono invasati alimentano sempre di più il decadimento sociale8.

Cosa significa nichilismo?

Nihilismo s. m. [dal fr. nihilisme, der. del lat. nihil «niente»]. – In filosofia, termine introdotto, nella forma ted. Nihilismus, negli ultimi decennî del sec. 18° all’interno delle polemiche sul criticismo kantiano e sull’idealismo per indicare l’esito di ogni filosofia che voglia tutto dimostrare, costretta, quindi, a tutto dissolvere in pure e vuote astrazioni; più in generale, denominazione moderna di un atteggiamento ricorrente nel pensiero filosofico, comune a molte dottrine anche antiche, secondo il quale, una volta stabilita l’inesistenza di alcunché di assoluto, non ci sarebbe alcuna realtà sostanziale sottesa ai fenomeni di cui pure si è coscienti, risultando quindi l’intera esistenza priva di senso. Treccani

L’esperienza spirituale è la più grande realtà della vita umana, cui il divino si mostra ma non si dimostra. L’elevazione dello spirito, la sua manifestazione è la realtà del divino. Coloro che affermano che tale elevazione, tensione ed afflato non esistono, dimostrano soltanto di esserne essi stessi privi. La realtà dello spirito si spalanca a me con un atto libero ma anche io debbo essere liberamente protratto verso di essa affinché si possa siglare un patto di amicizia, di conoscenza. Nel mondo islamico ad esempio non si comprende come una persona non possa essere credente, al netto che l’islamismo ha pochi precetti da seguire. La mistica islamica è la mistica del sufismo che era molto legata al platonismo e che è sempre stata combattuta dall’islamismo di base.

La faglia fra la seduzione del male e la realtà dello spirito si allarga per evitare contaminazioni9. L’idea dell’amicizia venne considerata anche da Plotino il quale credeva coi filosofi del Portico all’universale solidarietà delle anime, le quali, tutte fondate sulla divinità, traggono da questa comune origine una simpatia naturale, o meglio, una parentela, che impedisce loro di essere estranee le une alle altre.

Le due vie dell’ascensione dell’anima, la vita inferiore e quella superiore, che con tanta forza persuasiva egli vuol far seguire agli uomini del suo tempo, offrono una prova tangibile della sua fede sicura in questa solidarietà spirituale; sono come i due tempi della sua filosofia; ab exterioribus interiora, ab interioribus ad superiora, si può dire adattando un noto detto di Sant’Agostino. Lo spirito porta lontano dal mondo della necessità. La necessità è una volontà di potere mascherata ma è anche uno strumento per forzare a superarla ed essere virtuosi. Lo spirito è piena libertà, travalica la necessità. La necessità si lega alla corruzione dei costumi così come è accaduto all’Impero Romano che finì per avere un esercito misto con i barbari pagati per difendere la Roma oramai senza più spirito combattivo e nella piena fiacchezza, interessata più ai giochi circensi che alla disciplina ed agli insegnamenti della propria Civiltà originaria.

La domanda allora che sorge è come saremo oggi in grado di difenderci se non esiste più il senso della volontà al sacrificio? Tutto è stato riportato al valore della concorrenza tra persone, non alla coesione sociale. Una società islamica è più coesa perché anche il senso della morte in loro diventa un onore. La società depravata e contro natura occidentale non ha più nemmeno il senso della rinuncia per il bene comune. Essa è un’ombra che si sta concludendo nel disastro perché è stato innalzato lo psichismo che è figlio della volontà di potenza.

La lotta fra necessità e libertà è la lotta, la tensione continua dove l’uomo deve camminare per attrarre la mia attenzione, la mia volontà per la conoscenza dello spirito, la conoscenza del Cuore di Dio10.

L’assoggettamento al male, invece, è sempre inseguito da una menzogna. L’uomo trasportato lungo la china della durezza e del terrore non può discernere la natura della forza che lo spinge, né le relazioni fra questa forza e l’insieme dei vincoli esterni che sono figli della necessità.

La ricerca della genialità è l’essenza della natura dell’infanzia, di quella descritta da Cristo a Nicodemo, questa ricerca recupera l’essenza mistica del mondo sovrannaturale. “Nella Chiesa ci sono l’ascetica e la mistica mentre nel protestantesimo c’è il loro surrogato la morale…ogni dissoluzione della cultura è un’escatologia, è la morte di un eone è la fine di un tempo; ne consegue quella sensazione inquietante che  possa trattarsi della stessa fine nella quale passano tutti i tempi ed il mondo intero….ma siccome per Dio il passato è immortale, poiché per Lui non esiste né passato, né futuro allora Gesù Cristo nasce dal grembo della Vergine Maria, si può dire eternamente11…questo passo mi ha fatto ricordare quello  del Quaderno del Cristo che torna nella mangiatoia della terra. Essere filosofo significa percepire sempre la realtà come qualcosa di nuovo che non è mai ripetitivo e non sembra mai banale.

È questo l’atto eroico della vita spirituale: ogni cosa si rinnova dapprima nella propria coscienza, e in un secondo momento anche all’esterno. Tutto si riduce a questo: trasfigurare l’intera realtà12”. Ma esiste un fattore che deve subire una forzata correzione vale a dire l’occupazione illecita da parte della cosiddetta intellettualità di una mansione di indirizzo spirituale di cui non fa parte. La genialità solamente è il segno distintivo della presenza spirituale e gli scrittori che godono di quest’impronta, hanno la piena maturità ad esercitare la loro influenza benefica sul mondo circostante. Riguardo il mondo residuale di pseudo-scrittori, a meno che non colgano un afflato filosofico, il che presume ovviamente un cambiamento di stato di tipo filocalico oltre alla predisposizione letteraria, la loro concezione del mondo e della vita, le loro opinioni sui problemi di attualità, non possono avere alcun interesse, ed è ridicolo incitarli ad esprimerle stante il fatto che non fanno altro che aumentare la già notevole confusione nel popolo13.

La contrapposizione tra la libertà dello spirito e le necessità del mondo oggettivato fa parte del cammino filosofico per raggiungere il primato della libertà sulla natura. Muoversi verso un riconoscimento dell’individuo come supremazia, significa dare corpo ad una disuguaglianza metafisica, una indisponibilità verso lo spirito e l’innalzamento del ruolo della necessità oggettivata. È altresì vero che qualsiasi forma di libertà che non conosca lo spirito si rivela essere un aspetto della demonia e della visione distorta del mondo14. La necessità è una profondità costitutiva della ragione umana che non ha nessun principio nell’esperienza. Per questo ogni teologia naturale o psichica esprime sempre un linguaggio razionale. La libertà della elevazione pertanto supera la libertà psichica perché quest’ultima, rendendosi schiava della necessità, non riuscirà mai a scoprire la totalità della via dello spirito e, da questa, la visione mistica del mondo.

La filosofia, se svincolata dalla necessità, è la conoscenza razionale (per razionale il filosofo intende conoscenza dell’intelletto) delle cose, e il filosofo è un uomo amante del sapere, cioè la filosofia, ossia figlia di Taumante,15 è la figlia della curiosità, della meraviglia e «ogni vita è una specie di pensiero, e la vita più vera è la vita per il pensiero» (III, 8, 7, p. 163)16. L’idea della bellezza e della meraviglia è talmente potente da aver registrato addirittura una sindrome, la Sindrome di Stendhal.

Il Separatore – ilseparatore@protonmail.com

  • 1 La parola psiche moderna è riferita ad una progressione di sensazioni basilari mentre nel mondo greco. ψυχή, è connesso con ψύχω «respirare, soffiare». Termine la cui etimologia si riconduce all’idea del «soffio», cioè del respiro vitale; presso i Greci designava l’anima (➔) in quanto originariamente identificata con quel respiro; la storia del concetto di p. viene quindi a coincidere con <quella del concetto di anima. Nella psicologia moderna (e anche nell’uso comune) la p. è intesa come il complesso delle funzioni e dei processi che danno all’individuo esperienza di sé e del mondo e che ne informano il comportamento. Nel mondo classico, la p. fu frequentemente rappresentata come un’immagine (εἴδωλον) di forme umane, nuda, oppure come un essere alato, e già nella speculazione platonica viene messa in rapporto con l’amore. In raffigurazioni ellenistiche si vede Eros (Amore) che cattura, tormenta, brucia una farfalla rappresentante l’anima; a volte in luogo della farfalla compare una fanciulla con ali di farfalla (Psiche). TRECCANI
  • 2 Da sotto la maschera del visibile si spalanca l’invisibile. Le maschere fondono il piano con la profondità, ed è per questo che sono marcate dal simbolo. Passi di Andrej Belyj – Il colore della parola – Guida Editore
  • 3 Per epoche relativamente più recenti la tradizione, nei suoi miti, è ricca di riferimenti a razze civilizzatrici e a lotte fra razze divine e razze animalesche, ciclopiche o demoniche. Sono gli Asen in lotta contro gli Elementarwesen; sono gli Olimpici e gli “Eroi” in lotta contro giganti e mostri della notte, della terra o dell’acqua; sono i Devaari sorti contro gli Asura, “nemici degli eroi divini”; sono gli Inca, i dominatori che impongono la loro legge solare agli aborigeni della “Madre Terra”; sono i Tuatha de Danann che secondo la storia leggendaria dell’Irlanda si affermarono contro le razze mostruose dei Fomori, e così via. J. Evola fonte: https://www.rigenerazionevola.it/la-dottrina-delle-quattro-eta/
  • 4 Il DNA umano vibra ad un ritmo che va da 51 a 78 gigahertz (miliardi di cicli al secondo), questa si definisce energia vitale. (N.d.A)
  • 5 Passi di Giovanni Reale – Platone tutti gli scritti – Pag. 33. Bompiani – Il pensiero occidentale
  • 6 La Voce di Dio si fece udire attraverso l’orecchio sensibile di uomini scelti per scrivere le Volontà Testamentarie del “Padre Dio” per il Bene dei figli uomini viventi sulla terra.
    Il Testamento di Dio è la Verità Una e Trina della volontà di giustizia, di misericordia e d’Amore delle tre uguali e distinte persone dell’Uno Dio Creatore e Padre degli uomini.
    La Terza Persona della SS. Trinità – Lo Spirito Santo – è la vita d’Amore del Trino Dio che si fa Voce e Parola di Dio nel cuore dell’uomo, figlio della SS. Trinità di Dio.
    La Voce del Santo Trino Spirito d’Amore di Dio si fa Parola di Giustizia e di Misericordia del Padre e del Figlio, nei palpiti di vita e d’Amore del Cuore di un figlio uomo. – Quaderno dell’Amore – dr. Luigi Gaspari
  • 7 Passi di Elémire Zolla – Archetipi – Ed. Marsilio 1988
  • 8 “L’uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo, ora a quel valore, per poi! asciarlo cadere; il circolo dei valori superati e lasciati cadere è sempre più vasto; si avverte sempre più il vuoto e la povertà di valori; il movimento è inarrestabile – sebbene si sia tentato in grande stile di rallentarlo. Alla fine l’uomo osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l’origine; conosce abbastanza per non credere più in nessun valore; ecco il pathos, il nuovo brivido.” Passi di: Franco Volpi. “Il nichilismo”. Laterza Edizioni Apple Books.
  • 9 Nulla più del bene è bello, meraviglioso, perpetuamente nuovo, perpetuamente sorprendente, carico di una dolce e continua ebbrezza. Nulla più del male è desertico, triste, monotono, fastidioso. Tali sono il male e il bene autentici. Il bene e il male fittizi sono il contrario. Il bene fittizio è fastidioso e piatto. Il male fittizio è vario, interessante, attraente, profondo, pieno di seduzioni. Passi da Simon Weil – La persona ed il sacro – Adelphi
  • 10 È il mio cuore che dà l’unione nell’amore. Senza di me non resiste alcun legame. Nessuna unione che non sia per Me, per il mio Cuore, si può chiamare amore. L’amore mio non conosce miserie, né tristezze. Il mio è pura gioia. Nessuna gioia vi è al di fuori di Me. Sono Io che vi conduco a conoscere l’inutilità delle vostre brame, dei vostri desideri. Voglio farvi capire che tutto quello che cercate è solo in Me. Affannarsi di che? Perché? Venite da Me solamente e troverete tutto il bene che volete.
    Io sono generoso più di quanto credete e vi dono molto di più di quanto voi mi chiedete.
    Che volete da Me? Domandate ed otterrete. Che domandate? Un bene vero? Ve lo concedo subito.
    Un bene che non è bene? Non posso darvelo perché vi voglio bene – Passi dal Quaderno dell’Amore – Luigi Gaspari – © CDOLG Via San Felice 91 – 40122 Bologna
  • 11 P. Florenskij La Concezione Cristiana del mondo pag. 42/43
  • 12 P. Florenskij La Concezione Cristiana del mondo pag. 55
  • 13 Quindi l’usurpazione spirituale compiuta dalla letteratura ha fatto sì che la pubblicità di una crema di bellezza avesse agli occhi delle ragazzine dei villaggi l’autorità assunta un tempo dalle parole dei preti. Ci si può stupire di essere caduti così in basso? Averlo permesso è un crimine di cui tutti coloro che sanno maneggiare una penna dovrebbero portare la responsabilità al pari del rimorso. Passi da Simon Weil – La persona ed il sacro – Adelphi
  • 14 “Le personalità qualitativamente differenti e disuguali non solo sono in un senso profondo uguali di fronte a Dio, ma sono uguali davanti alla società, alla quale non spetta il diritto di differenziare gli individui sulla base di privilegi, cioè sulla base della differenza della loro collocazione sociale. Il senso della equiparazione sociale nella direzione di una struttura della società priva di classi deve per l’appunto concludersi con la manifestazione della diseguaglianza individuale degli uomini, della differenza qualitativa, non per posizione ma per essenza. Così giungo al personalismo antigerarchico. La personalità non può essere parte di un tutto gerarchico, essa è un microcosmo allo stato potenziale. In tal modo si sono riuniti nella mia coscienza principi che nel mondo e in me stesso si possono trovare in antagonismo e in lotta – il principio della persona e il principio della pietà, della compassione e della giustizia. Il principio di uguaglianza invece non ha di per sé un valore autonomo, è subordinato alla libertà e alla dignità della persona”. Passi di: Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev. “Schiavitù e libertà dell’uomo”. Apple Books.
  • 15 Θαύμας, Thàumās. Secondo Platone il nome Taumante deriva dal greco antico θαῦμα, che vuol dire meraviglia ma è stato associato anche a “stupore”, “paura” e “terrore nei confronti della morte”. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Taumante
  • 16 In lui (Plotino) è vero, la vita religiosa non solo si colorisce vivamente e si accentua, ma diviene l’atmosfera in cui si respira e si vive la vita vera; come già si rileva in Platone, l’idea religiosa dell’immortalità dell’anima lo scuote fin nelle intime fibre, il destino dello spirito dopo morte, la «fine del viaggio» diviene il leitmotiv, il tema dominante delle sue indagini e delle sue discussioni, ciò che lo muove a indicare all’uomo la più alta e pura attività morale. Però, in uno dei suoi migliori trattati e dei più perfetti sia riguardo alla forma, sia riguardo al pensiero, l’ottavo della terza Enneade, si può forse cogliere la forma sintetica in cui concezione razionale e concezione religiosa dell’universo si dispongono in una armoniosa verità; non è il pensiero, dice Plotino, che dà valore al bene, ma il bene che dà valore al pensiero; il pensiero e la vita non hanno il loro fine in sé, giacché si pensa perché il pensiero è un bene, si vive perché la vita è un bene; «il pensiero ha bisogno del bene, non il bene del pensiero, che dal bene riceve il proprio completamento… Passi di Emilio Morselli Plotino pag. 39 Ediz. PiZeta 2013