Piccola premessa: ho scritto l’articolo due giorni fa, quando diversi opinionisti, forse la stragrande maggioranza, si stracciavano le vesti per il timore della terza guerra mondiale imminente scatenata da “quel pazzo di Trump”. Non l’ho pubblicato subito, in attesa di ulteriori sviluppi, ho quindi dovuto operare qualche piccola aggiustatina visti i recenti eventi, ma la tesi di fondo è rimasta assolutamente intatta.


Se fossi un giocatore d’azzardo, se mi piacesse scommettere avrei puntato decisamente tutto su “no war”. Siccome non lo sono, probabilmente mi manca l’intuito e la capacità di osare scommesse azzardate, quindi potrei anche cadere in un tragico errore di valutazione, ma ciononostante considero la puntata su “no war” la più indicata per regalare una probabile vincita. E vi spiego il perchè.

Detto fra noi, papale papale, l’Iran non ha la capacità di restituire agli Stati Uniti lo stesso “favore” ricevuto con l’uccisione di Soleimani, non ha la tecnologia necessaria nè il know how. E non ha la possibilità materiale di colpire un personaggio americano della stessa importanza e dello stesso peso politico del generale bombardato dai droni, per mera questione geografica.

Ma l’Iran, in qualche modo, era costretta a una risposta adeguata, pena la perdita di credibilità nel volersi proporre come potenza regionale e guida di quella parte del mondo. Ma non solo. Il regime iraniano è tutt’altro che unanimemente apprezzato e sostenuto dalla sua popolazione, c’è in una larga fetta del paese una richiesta di ammorbidimento delle imposizioni dettate dal credo religioso, di cui il regime è tenace portatore, una richiesta di più libertà sociale e politica. Questo è testimoniato da recenti e passate manifestazioni di piazza. Il regime ha però, sempre tenuto a bada queste pulsioni con la violenza, con condanne a morte, censure. Dall’altra parte ci sono i falchi, quelli per intenderci alla Ahmadinejad, che vorrebbero un ulteriore giro di vite e che non vedono di buon occhio la svolta moderata (molto blanda, per la verità) degli ultimi governi, che premono pesantemente. Non reagire all’azione militare americana renderebbe il governo più debole agli occhi degli uni e degli altri, quindi più vulnerabile, diventando ostaggio di ulteriori manifestazioni e proteste di contrapposte direzioni.

A questo punto il regime iraniano aveva tre possibilità:

1) Ricorrere al terrorismo internazionale, ma questo sarebbe in contraddizione con la tesi, esposta spesso e volentieri in questo blog, secondo cui l’Iran non ha mai favorito e armato il terrorismo internazionale contro l’occidente, e che gli sciiti (Iran) sono diversi dai sunniti (ISIS), meno fanatici. E poi il terrorismo è uno dei crimini contro l’umanità più odiosi che esistano, uno stato serio non ricorrerebbe a questo infame strumento di morte. Sicuramente non lo ammetterebbe, se pure vi ricorresse, quindi non farebbe comunque il gioco dell’Iran, che invece ha bisogno di una azione chiara da rivendicare.

2) Colpire qualche funzionario americano all’estero. Ma anche questa sarebbe un’azione da scartare, perchè comunque il funzionario colpito sarebbe di rango estremamente inferiore a quello di Soleimani, quindi non solo un’azione inutile dal punto di vista strategico militare, ma pure controproducente, perchè esporrebbe l’Iran a reazioni negative di dimensioni planetarie.

3) Colpire qualche base militare americana nella regione. Ed è quello che è successo.

Fonti iraniane parlano di 80 vittime. Fonti NATO parlano di nessuna vittima tra militari e funzionari occidentali. Quale delle due dichiarazioni si avvicini alla realtà lo sapremo più avanti o forse non lo sapremo mai, sta di fatto che se l’Iran tiene fede alle sue stime, si potrà dichiarare soddisfatto, mentre se sono vere quelle NATO, l’importante è non aver subito vittime, quindi un danno accettabile. Del resto lo stesso Trump ha rilasciato dichiarazioni che fanno pensare a una possibile via diplomatica per tenere la situazione sotto controllo. “Siamo pronti alla pace” ha dichiarato il presidente arancio crinito.

Anche se l’Iran ha in passato dimostrato di saper aspettare anche parecchi anni per raggiungere i suoi obiettivi e colpire i suoi nemici -ricordiamo Bakthiar, primo ministro iraniano di transizione tra il passaggio dal regime dello scià a quello degli ayatollah, condannato a morte dal regime teocratico ma scappato per tempo in Francia, ucciso dai sicari iraniani diversi anni dopo la fuga, probabilmente con la non interferenza dei barbafinta francesi- non è facile prevedere se colpiranno ancora. Ad ogni azione ostile deve corrispondere una reazione adeguata, perchè un eccesso di reazione farebbe passare dalla parte del torto chi ha per primo subito un attacco. E poi la guerra non conviene a nessuno e nessuno la vuole: non l’Iran, che non avrebbe alcuna possibilità di vincerla. Non gli USA, che verrebbero impegnati in un disastro peggiore del Vietnam o dell’Iraq, non Russia e Cina, che hanno tutto l’interesse a tenere una regione a due passi da casa loro il meno possibile conflittuale. E l’Europa…chissenefrega, l’Europa non conta un cazzo.

Se le cose andranno avanti come sembra si siano messe nelle ultime ore, beh, per i detrattori di Trump un’altra bella botta. Perchè dopo Corea del Nord e Cina, anche l’Iran sembra essere stato esorcizzato dalla lucida follia di “Sua Arancionità”. Fatevene una ragione.