Alla 5° dimensione approdammo nel 1991, in quell’anno fu inventato il World Wide Web al CERN e nello stesso anno avveniva la caduta dell’URSS. Le lancette della storia si erano fermate? Almeno così pensarono gli statunitensi. Ma fu solo l’inizio di una nuova storia: la cyber guerra e la pia illusione di sconfiggere un avversario senza pagare il prezzo di sangue e valanghe di denaro. All’epoca nessuno aveva più voglia di scomodarsi da casa per andare in giro per il mondo e sporcarsi le mani. Cyberwarfare promise battaglie di computer dove si colpiva il nemico a livello strategico, bastava disturbare i segnali, impedire di condurre operazioni, insomma era l’epoca della counter-command and control warfare. Vincere facile e da lontano, senza scadere nelle solite noie di una guerra guerreggiata.

Così abbiamo letto di computer hackerati e backdoor, sistemi informatici a cui hanno sparato artiglieria “impalpabile”. Ma la leggerezza ci portò alla confusione burocratica, spesso Paesi e Nazioni non hanno una singola autorità competente nel settore.

Mia Lesa Maestà le presento CHAOS! Un cyber attacco tarda a palesarsi, sono intrusioni dove il nemico non è ancora stato rilevato. E il nemico spesso ha l’interesse a nascondere il tutto per non mostrarsi sguarnito in fase di attacco. Infatti la guerra nella sfera digitale ha mille sfaccettature, gli attacchi spesso sono usa & getta perché individuata la falla questa viene subito sistemata. NSA comunica alle aziende tecnologiche circa il 90% delle vulnerabilità del software, sembra che il 10% se lo tenga per sé. Le armi cibernetiche non hanno generato lo stesso dibattito delle armi nucleari e in questo settore al momento non ci sono regole (e nemmeno le vogliono).

E in tutto questo bailame nel mondo del web non possiamo dimenticarci della Cina. Qua la tecnologia sta recuperando il gap nei confronti degli USA. Molteplici i fronti. Il Celeste Impero nel 2030 vuole diventare un centro di innovazione nel campo AI, e gli investimenti sono massicci.

-Baidu: progetto Apollo per la guida autonoma, in collaborazione con Daimler

-Alibaba: ottimizzazione del trasporto urbano

-Tencent/WeChat: AI per diagnosi mediche, nuovo cloud e sviluppo piattaforme web

-iFlytek: riconoscimento vocale, calcolo cognitivo

-Sensetime: riconoscimento volti e immagini

Il Governo cinese intende sviluppare AI per una maggiore crescita economica e una maggiore stabilità interna. Uno sforzo economico che comporterà la riduzione dalla dipendenza dalle esportazioni, minore divario di ricchezza e aumento dei consumi interni.

In questo articolo https://liberticida.altervista.org/your-beloved-cage/ del 27/3/2018 avevo già parlato del modello di economia digitale che si sta sviluppando attraverso il nuovo social rating cinese, e ora Alibaba e Tencent stanno per sviluppare un nuovo metodo di credito sociale, ma in questo caso sono gli utenti che decidono di sottoporsi volontariamente. Si otterranno premi in base ai pagamenti online, alla rete di contatti e al comportamento sul web. Alti punteggi corrispondono a sconti e agevolazioni, ma nessuna ripercussione legale in caso di punteggi bassi (al contrario del credito sociale pubblico). Questo meccanismo andrà ad integrare il sistema di credito finanziario del cittadino cinese, ma la raccolta dati e informazioni consentirà alle imprese cinesi di sviluppare nuovi algoritmi utili allo sviluppo di AI.

In ambito militare la Cina sta raffinando il pensiero strategico per migliorare la guerra informatizzata che utilizza AI, big data e tecnologia cloud al fine di integrare il comando, il controllo e lo sviluppo delle operazioni militari. In Cina nel 2017 molte industrie militari hanno iniziato a fondersi con quelle civili, due settori che hanno iniziato a sostenersi reciprocamente e stanno ottenendo risultati importanti nel settore della cyber sicurezza. Stanno sviluppando AI per addestrare il personale militare, controllare droni, migliorare la missilistica, scoprire le vulnerabilità nel cyber spazio (cinese e non) e rendere veloce le analisi di intelligence. I cinesi come gli statunitensi si concentrano su come rendere minima la presenza umana su un campo di battaglia. Comunque la mentalità cinese è quella di integrare il pensiero umano con AI per potenziare il fattore decisionale.

La Cina investe nel settore tecnologico, ma si è anche strutturata per sfruttare il proprio grande bacino di utenti web da cui estrapola nuovi algoritmi e metadati. Gli utenti sono circa il 60% degli abitanti della Repubblica Popolare, un potenziale economico digitale che ha fatto prendere strade diverse a colossi come Apple, Google e Facebook. Le imprese americane si sono piegate alla sovranità cibernetica cinese perché è un boccone troppo ghiotto. E l’economia cinese non intende nemmeno abbandonare il settore dei prodotti ad alto contenuto tecnologico “a prezzi piccoli piccoli”. Quindi grande valorizzazione dei talenti cinesi nel settore AI e aziende cinesi che all’estero reclutano stranieri per aumentare le capacità innovative e il settore ricerca.

Quindi i proclami di Trumponomics si scontrano con verità molto diverse: la Cina investirà nella produzione di semiconduttori, è una Nazione che possiede Terre Rare per fabbricare prodotti tecnologici, svolge un rilevante ruolo di produzione nella filiera tecnologica da cui gli USA ancora molto dipendono, i colossi americani a loro volta non intendono rinunciare al mercato digitale cinese, un lungo elenco di collaborazioni sino-statunitensi che sono difficili da arrestare. Tim Cook ha spostato le chiavi di accesso degli account iCloud cinesi all’interno della Repubblica Popolare: Apple = fascia alta di consumatori.

Internet VS WeChat. Il web cinese passa per WeChat da cui si accede a tutto il mondo dei servizi digitali, quindi l’asse portante della comunicazione offre tante piattaforme specifiche. Un sistema penetrante, plasmabile e focalizzato su molteplici obiettivi: commercio online, aggregatori di notizie, chat, blogging, siti dove scambiare idee e esprimere opinioni. Tutto sotto l’occhio di un unico Grande Fratello e un Unico Cielo. E questa idea al momento piace molto anche agli sviluppatori occidentali. Uno strumento web di comunicazione che fornisce bacheca, contatti, programmi e mille piattaforme. In occidente usiamo molteplici applicazioni o siti web, ma in Cina “All in One” è uno strumento formidabile per gli operatori del mercato. Non devi registrarti in mille siti e scaricare tante App, il sistema WeChat conviene perché semplifica l’utilizzo di internet per il consumatore medio, un mondo dove sei sempre connesso e comunichi.

In Cina il web si è adattato velocemente alle necessità degli utenti, il sistema è diventato multifunzionale e a nessun cinese passa per la testa di dover cercare alternative … occidentali.  WeChat è geniale per le persone giovani, ideale per modificare il web occidentale. Ha sfruttato questo asse di comunicazione, è riuscita a sviluppare rapidamente algoritmi e dati che in Occidente ci sogniamo.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.