Una analisi insolita, qualcosa che non troverete nei libri di storia, del resto la storia la scrive chi vince.”

Parlarne della Seconda Guerra Mondiale a volte è superfluo, sappiamo già tutto quello che c’è da sapere, ma questo grosso evento bellico sanguinoso nasconde grosse sorprese e retroscena. Ancora oggi alcuni aspetti delle vicende belliche rimangono inspiegabili e suscitano un vivace dibattito tra gli studiosi, gli attivisti politici o semplici appassioni di vicende storico-militari. Per mero scopo divulgativo, diamo adesso la parola a questo ex caporale austriaco:

“Un anno di avvenimenti storici di portata mondiale sta per concludersi. Un anno di grandi decisioni si sta avvicinando. In questo periodo difficile io parlo a voi, delegati del Reichstag, in qualità di rappresentanti della nazione tedesca[…]. Dopo il reiterato rifiuto della mia proposta di pace nel 1940 da parte del primo ministro britannico Winston Churchil e la cricca che lo sostiene e lo controlla, fu chiaro già nell’autunno di quell’anno che questa guerra sarebbe stata combattuta fino alla fine, contrariamente ad ogni logica e necessità[…]. Costretto da amara necessità, decisi nell’autunno del 1939 di tentare di creare almeno le condizioni essenziali per una pace generale eliminando l’acuta tensione fra la Germania e la Russia sovietica (col patto di non aggressione germano-sovietico del 23 agosto 1939)[…]. Quando ci fu chiaro che la Russia sovietica riteneva che gli accordi germano-sovietici dell’agosto 1939 circa le sfere di influenza politica le davano il diritto di sterminare, praticamente, intere nazioni straniere, il rapporto germano-sovietico fu mantenuto solo per ragioni pratiche, contrarie alla ragione ed al sentimento. Già nel 1940 divenne sempre più chiaro, mese dopo mese, che i progetti degli uomini del Cremlino miravano al dominio e quindi alla distruzione di tutta l’Europa[…].Quando divenni conscio della possibilità di una minaccia al confine orientale del Terzo Reich nel 1940, in base a rapporti segreti provenienti dalla Camera dei Comuni britannica e ad osservazioni di movimenti di truppe russo-sovietiche alle nostre frontiere, ordinai immediatamente l’allestimento di molte nuove divisioni motorizzate, corazzate e di fanteria[…]. Io non ho cercato la guerra. Al contrario, ho fatto di tutto per evitare il conflitto. Ma avrei dimenticato il mio dovere e la mia coscienza se non avessi fatto niente nonostante la consapevolezza del conflitto fosse diventata inevitabile. Proprio perché consideravo la Russia sovietica come il più grande pericolo non solo per il Reich tedesco ma per tutta l’Europa, decisi di dare io stesso l’ordine di attaccare qualche giorno prima dello scoppio di questo conflitto[…]. In vista di questo pericolo, della cui dimensione ci rendiamo conto forse soltanto oggi, posso solo ringraziare Dio nostro Signore per avermi illuminato in tempo e per avermi dato la forza di fare quello che andava fatto. Milioni di soldati tedeschi lo possono ringraziare per le loro vite e l’Europa intera per la sua esistenza[…]. Quando il problema della nazionalità nel precedente Stato polacco cresceva fino a diventare intollerabile nel 1939, cercai di eliminare queste insopportabili condizioni cercando un accordo[…]. Posso anche aggiungere in questa sede che in tutte le proposte tedesche, niente fu chiesto che non fosse già appartenuto in precedenza alla Germania. Infatti eravamo disposti a rinunciare a molte cose che erano appartenute alla Germania anteriormente alla Prima Guerra Mondiale. […]. Ricorderete i drammatici eventi di quel periodo, il costante aumento del numero delle vittime fra le genti di origine tedesca residenti in Polonia[…]. La campagna militare nell’Est è costata alle intere forze armate tedesche circa 160.000 caduti, mentre durante i pochi mesi di pace (1939) furono uccisi più di 62.000 persone di etnia tedesca, fra i quali, alcuni orribilmente torturati[…]. Il Presidente americano ha usato la sua influenza sempre di più per creare nuovi conflitti, intensificare conflitti esistenti e, soprattutto, per evitare che i conflitti venissero risolti pacificamente[…]. A partire dal novembre 1938 egli iniziò sistematicamente e consapevolmente a sabotare ogni possibilità di una politica di pace europea. In pubblico egli dichiarava ipocritamente di essere interessato alla pace mentre, allo stesso tempo, egli minacciava ogni Paese disposto a perseguire una politica di accordo pacifico con blocco dei crediti, rappresaglie economiche, rientro dei prestiti ecc.[…]. Il 4 novembre 1939 fu rivisto il Neutrality Act (Decreto di Neutralità) e l’embargo sulle armi fu abolito rendendolo possibile però nei confronti di una sola parte, cioè gli avversari della Germania[…].1

Questi sono estratti del discorso che Adolf Hitler tenne presso il Reichstag in data 11 dicembre 1941, quattro giorni dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour: al termine della seduta parlamentare, venne redatta la dichiarazione di guerra agli USA. Tenendo per buone le dichiarazioni di Hitler, si dovrebbe dedurre quanto segue:

  1. La Germania si considerava sotto attacco, essendo la responsabilità dello scoppio della guerra da attribuire esclusivamente alla Gran Bretagna ed agli USA. La prima avrebbe agevolato la repressione antitedesca da parte dei polacchi, costringendo la Germania ad intervenire una volta resasi conto che la Polonia, forte dell’appoggio britannico, non aveva alcuna intenzione di risolvere pacificamente, secondo il diritto internazionale, la questione del corridoio di Danzica, dove i tedeschi etnici erano sistematicamente vittime di episodi di pulizia etnica. I secondi, malgrado la formale neutralità, avevano intrapreso nei confronti della Germania una serie di atti configurabili come veri e propri atti di guerra: quindi, la neutralità americana era solo una parvenza, dato che Roosevelt aveva già optato per la guerra alla Germania (si trattava solo di aspettare quell’evento chiave capace di indurre la popolazione americana, sin lì contraria a qualsiasi forma di interventismo, ad accettare come ineluttabile, in nome della libertà e della democrazia, l’entrata in guerra).
  2. L’operazione Barbarossa2, dai più considerata come una sciagurata decisione di Hitler perché esponeva la Germania ad un conflitto su due fronti, sarebbe stata invece una guerra preventiva, giacché i tedeschi avrebbero intuito che l’URSS – così come per altro aveva fatto già nel ‘39 invadendo la Polonia con cui nel ‘32 aveva stilato un accordo di non belligeranza3avrebbe rotto il patto Molotov-Ribbentrop4 siglato coi tedeschi a pochi giorni dall’inizio del conflitto mondiale. L’inizio dell’operazione Barbarossa il 12 giugno del 1941 sarebbe stato quindi, né più né meno, una mossa per anticipare l’operazione Groza5 da parte dei sovietici, che sarebbe dovuta scattare il 6 di luglio. Per lo meno, questo è quanto sostengono alcuni storici revisionisti russi, tra cui l’ex ufficiale del GRU Viktor Suvorov6 ed Igor Bunich7. Ne sarebbero una prova il fatto che Stalin dispose le sue armate a ridosso della Vistola, che nel 1941 era il confine con la Germania, quando sarebbe stato più logico in caso di guerra difensiva disporle nelle retrovie a scopo contenitivo, e che gli ufficiali dell’Armata Rossa siano stati dotati di cartine non dei territori da difendere ma di quelli eventualmente da conquistare. Questo spiegherebbe anche l’iniziale debacle dei sovietici: si stavano preparando ad una guerra offensiva, e non difensiva.
  3. In più di un’occasione, Hitler propose la pace a Churchill, ma questi sempre si rifiutò. Già nella prima guerra mondiale le proposte di pace del Kaiser tedesco vennero rifiutate dagli inglesi, convinti di poter presto beneficiare dell’appoggio degli americani, che pure, conformemente alla dottrina Monroe, si erano sempre dichiarati neutrali e non disposti ad alcun intervento. Se la proposta di pace avanzata nel 1916 dal Reich guglielmino fosse stata accolta dai britannici, la guerra sarebbe terminata con due anni di anticipo, milioni di vite umane sarebbero state risparmiate e non ci sarebbe stato alcun trattato di Versailles con le sue clausole vessatorie che alimentarono lo spirito di rivalsa della nazione tedesca.

Chiaramente, quanto sopra riportato potrebbe essere – per così dire – la semplice esposizione della versione del nemico, del suo punto di vista: è Hitler stesso che presenta al Reichstag le motivazioni che portarono la dirigenza tedesca ad intraprendere la guerra. Tuttavia, lo scopo ultimo di questo articolo non sta nel voler fornire una spiegazione alternativa delle origini del conflitto rispetto alla narrativa corrente né nel dar voce ai vinti che, proprio perché vinti, non hanno diritto di scrivere i libri di storia. Ognuno dei lettori è libero di trarre le proprie conclusioni e decidere se dare credito o meno alle parole del Führer. Ciò che ci interessa è evidenziare come alcuni dei più tragici eventi che si manifestarono nel prosieguo della guerra siano in qualche modo delle “stranezze”. Infatti, se queste erano sin dal principio le convinzioni alla base delle decisioni del governo nazista, e di Hitler in particolare, non si capisce perché alcuni degli avvenimenti successivi abbiano effettivamente avuto luogo dal momento che sarebbe stato lecito attendersi un comportamento ben differente da parte dei decisori tedeschi.

Fondamentalmente, gli interrogativi su cui ancora gli storici dibattono sono i seguenti:

  1. Perché Hitler permise alle truppe anglo-francesi, intrappolate nella sacca di Dunkerque, di scappare e riparare in Inghilterra con l’Operazione Dynamo8? Non conveniva approfittare di uno stato di oggettivo vantaggio in modo da infliggere al nemico quello che sarebbe potuto essere il colpo di grazia? Invece, le Panzertruppen dei generali Guderian e Von Kleist furono bloccate, per ordine espresso del Führer, sulle rive del fiume Aa. Si disse che Hitler volle fermare l’avanzata delle sue truppe perché ancora confidava nella pace con la Gran Bretagna, di cui era sempre stato un ammiratore. Così facendo, invece, oltre trecentomila soldati alleati poterono varcare la Manica e riorganizzarsi per il prosieguo della guerra. Quel che è peggio, è che una sconfitta del British Expeditionary Force a Dunkerque avrebbe probabilmente indotto gli americani, che i tedeschi temevano avrebbero presto rotto la neutralità, a non entrare in guerra.
  2. Perché i tedeschi non si affrettarono nel requisire la flotta militare francese? Dopo la rapida affermazione ai danni della Francia attraverso la Blitzkrieg, l’esercito e l’aviazione francesi erano ormai in ginocchio. Ma non altrettanto si poteva dire della Marine Nationale, la quale invece era rimasta pressoché intatta. Se i tedeschi avessero messo le mani sulle moderne navi da guerra della Francia, avrebbero potuto conseguire un decisivo vantaggio nel Mediterraneo, e forse la stessa guerra d’Africa avrebbe avuto un corso differente. Gli inglesi ne erano terrorizzati tanto che, mentre i tedeschi tergiversavano, decisero di prendere l’iniziativa: affondarono loro stessi parte della flotta francese che si era rintanata in Africa, causando così diverse migliaia di vittime tra i loro stessi alleati transalpini9.
  3. Perché Rudolph Hess, il delfino di Hitler, suo amico sin da tempi del primo conflitto mondiale, nonché colui che secondo tutti sarebbe stato il suo successore alla guida del Reich, volò verso la Scozia nel maggio del 1941 dove fu immediatamente tratto in arresto? Si dice che Hess fosse stato segretamente incaricato da Hitler, che dall’anglofilo che era si ostinava a credere ancora possibile una pace con gli inglesi, di accordarsi con parte dell’aristocrazia britannica per porre termine alla guerra. Ma Churchill aveva già fatto piazza pulita dei suoi avversari interni: coloro che potevano mettergli i bastoni tra le ruote, come l’ammiraglio Domville10, erano già stati internati con la generica accusa di tradimento. Con Churchill saldamente al potere, doveva essere chiaro che quella era ormai divenuta una guerra dove si sarebbe combattuto fino all’ultimo soldato tedesco.
  4. Perché nel corso dell’operazione Barbarossa i tedeschi fecero di tutto per alienarsi le simpatie di tutti quei russi e ucraini che avevano più di un motivo per odiare visceralmente il regime bolscevico? Al loro arrivo in Europa Orientale, i nazisti furono spesso accolti come liberatori. La cosa non deve sorprendere. Non erano passati che pochi anni dalla guerra civile tra Armata Bianca e Rossa11, dalle purghe di Stalin12 e soprattutto dall’Holodomor13, che causò milioni di vittime tra i contadini ucraini morti di inedia come mosche. In più, gli ucraini erano divisi da un odio mortale anche dagli altri nemici dei nazisti, i polacchi. Durante la guerra, nazionalisti polacchi e ucraini si fronteggiarono selvaggiamente nelle regioni della Volinia e della Galizia: più di centomila persone morirono in una reciproca azione di pulizia etnica14. Benché furono a centinaia di migliaia gli ex prigionieri sovietici che, arruolatisi nell’Esercito russo di Liberazione15, combatterono al fianco della Wehrmacht, ci fu comunque chi tra i gerarchi nazisti considerava in maniera dispregiativa gli slavi, degni solo di schiavitù e de-popolamento; ad esempio, Martin Bormann16, che era nel frattempo divenuto il numero due del Reich dopo la misteriosa fuga di Hess. Eppure, il grande timore di Stalin era proprio che la Wehrmacht arruolasse in pianta stabile tutti coloro che avevano un motivo per vendicarsi del regime sovietico: ed erano a milioni.
  5. Perché Hitler commise errori così grossolani nella condotta della campagna di Russia tanto da lasciare esterrefatti più di un generale della Wehrmacht per le sue decisioni? Furono errori imperdonabili. Innanzitutto, già sul finire dell’estate del 1941 si commise lo sbaglio di voler puntare su Kiev, e non direttamente su Mosca. L’eventuale conquista della capitale sovietica avrebbe azzerato il morale delle truppe di Stalin. Ma il peggio fu a Stalingrado. Anziché puntare il tutto e per tutto sulla conquista del Caucaso, che sarebbe stato fondamentale sia per poter mettere le mani sui giacimenti petroliferi della regione sia per intrecciare legami più stretti col mondo musulmano, ostile ai britannici per il loro filosionismo, Hitler si intestardì nel voler conquistare la città di Stalingrado. Negò al generale Von Paulus la possibilità di ritirarsi, quando ormai era chiaro che i sovietici stavano per far cadere la VI armata in una sacca. Fu il massacro che tutti noi conosciamo: il Reich perse duecentomila dei suoi più valorosi soldati.

Ancora oggi gli storici non sanno venire a capo di questi quesiti. Molte spiegazioni sono state fornite, alcune sensate, altre meno. Ma al momento è pressoché impossibile riuscire a spiegare il perché di certe decisioni: occorrerebbe quantomeno accedere ad archivi che al momento sono ancora preclusi al lavoro degli storici. E questo può già essere un’indicazione del fatto che non si voglia che si sappia la verità.

Però, per la comprensione di questi eventi può venire in nostro aiuto un personaggio. Il suo nome è Werther. Werther? Chi era mai costui?

Werther era il nome in codice di una spia che si presume che Stalin avesse addirittura presso l’alto comando tedesco. Questa spia negli anni di guerra fornì informazioni fondamentali ai vertici sovietici. Il risultato furono le disastrose sconfitte di Stalingrado17 e di Kursk18 che cambiarono l’esito del conflitto. Possibile che una semplice spia possa aver avuto un ruolo tanto determinante in qualcosa di così enorme come la Seconda Guerra Mondiale? Possibile, sì, se questa spia risponde al nome di Martin Bormann, nientepopodimeno che il vice di Hitler. Indubbiamente, si tratta di una tesi molto ardita, a tal punto che è obiettivamente difficile crederci. Tuttavia, prendiamo in considerazione alcuni fatti.

Esisteva effettivamente una rete di spie che, fin dall’inizio della guerra, operava per conto dei sovietici, costituendo una grossa spina nel fianco per il comando tedesco. Nel 1942 si arrivò a scoprire una rete di informatori che faceva capo all’ufficiale Harro Schulze-Boysen19, che venne prontamente giustiziato per tradimento. Si pensò allora di aver risolto il problema; ma la fuga di notizie continuò, anche peggio di prima. Si capì pertanto che Schulze-Boysen non era che una pedina minore; un altro doveva essere il vero Werther. Inoltre, la natura delle informazioni trasmesse al nemico era tale che apparve chiaro che la spia dovesse essere infiltrata ai massimi livelli.

L’ex generale della Wehrmacht Reinhard Gehlen20, che durante la guerra fu a capo dei servizi di intelligence tedeschi sul fronte orientale e che successivamente fu l’uomo cui venne dato l’ordine di rifondare i servizi segreti della Germania Occidentale dopo la fine della stessa, fu una delle persone maggiormente coinvolte nell’identificazione del fantomatico Werther. Nel suo libro di memorie21, Gehlen sostiene di averne più volte parlate coll’ammiraglio Canaris22, capo dell’Abwehr, il servizio di intelligence nazista:

I nostri sospetti furono ampiamente confermati quando, indipendentemente l’uno dall’altro, scoprimmo che Bormann e il suo gruppo gestivano una rete di trasmettitori radio senza supervisione e la utilizzavano per inviare messaggi codificati a Mosca. Quando ciò venne monitorato da parte dell’OKW (Alto comando delle forze armate tedesche), Canaris richiese un’indagine. Ma ci venne detto che lo stesso Hitler aveva proibito con decisione qualsiasi intervento: era stato informato in anticipo di questi Funkspiele, o “falsi messaggi radio”, e li aveva approvati”. Per quanto fondati potessero apparire i loro sospetti e benché fossero personaggi di primo piano nelle forze armate, né Gehlen né Canaris erano nella condizione di potersi imporre su Bormann. Questi era il delfino di Hitler, il suo protégé, ed il Führer mai e poi mai avrebbe tollerato che fosse messo in discussione l’operato del suo fidato braccio destro. Gehlen considerava gli errori di Hitler come ingenuità, anche se di enorme portata, visto che portarono la Germania alla disfatta. Ma tuttavia era innegabile che, soprattutto negli ultimi tempi di guerra, l’influenza di Bormann sul Führer si era fatta particolarmente tangibile.

Altro fautore della tesi di Gehlen, secondo cui il fantomatico Werther sarebbe stato appunto Bormann, è il giornalista investigativo americano Lou Kilzer23, vincitore di due premi Pulitzer ed autore del libro “Hitler’s Traitor” (2000)24. Kilzer, in un passaggio del suo libro, asserisce addirittura che “Bormann era stato utile alla Russia come cinquanta divisioni dell’Armata Rossa”. Riporta inoltre un’affermazione di Albert Speer25, l’architetto personale di Hitler, nonché ministro degli armamenti durante la guerra, e spesso in contrasto con Bormann sul modo di organizzare l’economia di guerra, secondo cui l’influenza di Bormann sul Führer sarebbe stata un autentico disastro nazionale. Non molto dissimile il giudizio di un altro pezzo da novanta del regime nazista, Goering, così come riportato nel libro “Martin Bormann” di James McGovern26: “Bormann rimaneva con Hitler giorno e notte e lo portava così gradualmente sotto il suo controllo che dirigeva l’intera esistenza di Hitler”. Il Führer, dal canto suo, aveva tanta fiducia in Bormann che soleva dire: “Le proposte di Bormann sono talmente esatte che non ho da rispondere che si o no”.

In un altro libro, “Critical Mass27, l’autore Carter Plymton Hydrick sostiene l’ipotesi che il tradimento di Bormann fu decisivo anche per lo sviluppo della bomba atomica da parte degli americani. Nonostante l’apporto di menti brillantissime ed ingentissimi investimenti, ad un certo punto il progetto Manhattan si era arenato. Gli americani erano rimasti a corto di uranio arricchito, dopo aver impiegato quel poco che erano stati in grado di produrre nella prima esplosione di prova ad Alamogordo, New Mexico, nel luglio del 1945. In più, si erano imbattuti in un problema per loro irrisolvibile: non erano riusciti a sviluppare un sistema di innesco che facesse esplodere la bomba al plutonio alla giusta altezza. Sta di fatto che a pochi giorni di distanza dalla fine del conflitto, il 14 maggio, un U-Boot tedesco, l’U-234 si arrese agli americani28, dopo essere partito ufficialmente alla volta del Giappone per portare materiale militare di primissimo livello. Tra i passeggeri a bordo del sommergibile oltre che – si dice – l’ex capo della Gestapo Heinrich Müller29, vi era uno stimato scienziato tedesco, il dottor Heinz Schlicke30, che guarda caso in patria stava lavorando proprio ad un nuovo sistema di innesco ad infrarossi. E coincidenza ancora più curiosa, l’U-234 (che è inoltre il nome di un isotopo dell’uranio), trasportava anche diversi barili rivestiti di oro che secondo alcuni dei marinai americani che arrestarono l’equipaggio del sommergibile tedesco erano marchiati con la sigla U-235, cioè l’isotopo di uranio alla base della produzione di uranio arricchito.

Quale che sia la verità circa l’eventuale tradimento di Bormann, al momento non possiamo conoscerla. Ma è singolare la fine che gli viene attribuita. La sorte di Bormann è sempre rimasta avvolta nel mistero. Fu ufficialmente dichiarato come morto durante la battaglia di Berlino: dopo essere scappato dal Führerbunker dopo il suicidio di Hitler, sarebbe stato colpito a morte da un carrarmato sovietico mentre tentava di superare le linee nemiche. Alcuni testimoni, tra cui l’autista personale di Hitler, Erich Kempka31, ed il capo della gioventù hitleriana, Artur Axmann32, avrebbero assistito alla scena e confermato quindi la morte di Bormann. Ma questa versione non fu mai convincente.

Immancabilmente, nel corso degli anni non mancarono gli avvistamenti di Bormann: chi lo vide in un monastero del Nord Italia, chi a Roma, chi in Argentina, chi in Brasile, chi in Cile e via discorrendo. Il succitato Gehlen si disse convinto che Bormann aveva trovato rifugio a Mosca, protetto da Stalin.

Sta di fatto che nel 1972, nel corso di alcuni lavori stradali a Berlino, vennero alla luce due scheletri. I denti di uno dei due teschi vennero confrontati con la scheda odontoiatrica di Bormann, conservata nell’archivio militare: i risultati della comparazione dimostrarono che si trattava effettivamente del vecchio gerarca nazista. Ulteriori prove vennero trovate nel 1998, quando le analisi del DNA confermarono al di là di ogni dubbio che si trattava dei resti dell’ex delfino di Hitler. Ma c’è un ma. Sullo scheletro identificato come quello di Bormann vennero rinvenute tracce di una terra rossiccia, che non è affatto tipica della zona di Berlino in cui furono rinvenuti i resti, ma piuttosto del… Sud America. Dove morì Bormann? Fu veramente ucciso nel maggio del ‘45 durante la battaglia di Berlino? Oppure – come in tanti pensano – riuscì a scappare in Sud America con la complicità di qualcuno che lo voleva ricompensare per i tanti favori ricevuti?

Non siamo in grado di rispondere a questi e a tutti gli altri interrogativi che ci siamo posti in questo articolo. Non ci abbiamo proprio tentato. Impossibile. Ma quello che volevamo era suscitare la curiosità del lettore e stimolare il suo senso critico, affinché si ponga egli stesso dei quesiti. Questo perché, come diceva Honoré de Balzac33: “Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad ‘usum delphini’; e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa”. Non potendo conoscere appieno la seconda; almeno iniziamo a non credere alla prima!

GIANOX

1 https://www.ereticamente.net/2013/01/la-dichiarazione-di-guerra-della-germania-agli-stati-uniti.html

2 https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Barbarossa

3 https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_non_aggressione_sovietico-polacco

4 https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_Molotov-Ribbentrop

5 https://www.altreinfo.org/una-storia-diversa/12682/operazione-groza-perche-hitler-fu-costretto-a-invadere-la-russia-daniel-w-michaels/

6 https://it.wikipedia.org/wiki/Viktor_Suvorov

7 https://en.wikipedia.org/wiki/Igor_Bunich

8 https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Dynamo

9 https://it.wikipedia.org/wiki/Distruzione_della_flotta_francese_a_Mers-el-Kébir

10 https://en.wikipedia.org/wiki/Barry_Domvile

11 https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_russa

12 https://it.wikipedia.org/wiki/Grandi_purghe

13 https://it.wikipedia.org/wiki/Holodomor

14 https://en.wikipedia.org/wiki/Massacres_of_Poles_in_Volhynia_and_Eastern_Galicia

15 https://it.wikipedia.org/wiki/Russkaja_osvoboditel’naja_armija

16 https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Bormann

17 https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Stalingrado

18 https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Kursk

19 https://it.wikipedia.org/wiki/Harro_Schulze-Boysen

20 https://it.wikipedia.org/wiki/Reinhard_Gehlen

21 https://www.amazon.it/Service-Memoirs-General-Reinhard-1972-01-01/dp/0529044552

22 https://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_Canaris

23 https://en.wikipedia.org/wiki/Lou_Kilzer

24 https://www.amazon.com/Hitlers-Traitor-Martin-Bormann-Defeat/dp/0891417109

25 https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Speer

26 https://www.amazon.com/Martin-Bormann-J-McGovern/dp/0213177013

27 https://www.amazon.it/Critical-Mass-Carter-Plymton-Hydrick/dp/0975985302

28 https://en.wikipedia.org/wiki/German_submarine_U-234

29 https://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Müller

30 https://en.wikipedia.org/wiki/Heinz_Schlicke

31 https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Kempka

32 https://it.wikipedia.org/wiki/Artur_Axmann

33 https://it.wikipedia.org/wiki/Honoré_de_Balzac